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lunedì 9 marzo 2015

Paris. la Seine, le ballon et Montmartre.

Usciamo dalla stazione della metropolitana di Palais Royal - Musée du Louvre, la piazza del Louvre con la piramide di vetro in mezzo è sempre suggestiva, anche con una fila immensa di turisti che aspettano di entrare al museo e i soldati armati di mitraglie. Quasi tutti i musei di Parigi sono chiusi il Lunedì, ma il Louvre chiude il martedì. Scendiamo verso la Senna, compriamo il biglietto e saliamo sul battello che percorre il fiume, più che come mezzo di trasporto lo usiamo come crociera, effetua otto fermate presso le principali mete turistiche, un modo alternativo (ma non troppo) per ammirare i siti vicini al fiume passando sotto i ponti. Facciamo un giro completo: prima fermata Champs-Elisées, anche se non proprio vicinissimi al fiume, poi si arriva alla Tour Eiffel,
maestosa, si gira e si torna indietro, altra fermata la ex stazione ed ora museo D'Orsay, e sulla riva opposta si vede il Louvre, si continua fino a Saint-Germain-des-Prés poi Notre-Dame e Jardine des Plantes, si torna indietro passando dall'altra parte delle due isole e un altra fermata è l'Hotel de Ville, si continua sul fiume e decidiamo di scendere alla Tour Eiffel.  Con la metropolitana raggiungiamo il parco Citroen, dove abbiam letto che si può salire su una mongolfiera.  La mongolfiera c'è, ma ci siamo solo noi, nessun altro turista, comunque andiamo al botteghino per sentire che ci dicono, ci fanno salire anche se siamo solo in due.
Nonostante sia saldamente ancorata al terreno da un cavo d'acciaio, è molto emozionante salire di quota, su su, fino a centocinquanta metri. Un altro modo alternativo, e molto suggestivo, di ammirare Parigi.
Col treno (RER) andiamo a Notre-Dame per vedere se riusciamo a salire sulle torri, ma arriviamo pochi minuti troppo tardi, pazienza, sarà per un altra volta. Un giretto e un panino nel Quartiere latino, che con la luce del giorno sembra meno suggestivo e interessante.
Ancora metropolitana e scendiamo a Montmartre, nella stazione di Anvers. Saliamo i gradini fin su la basilica del Sacro Cuore, pieni di turisti e ragazzi che bevono, chiacchierano e strimpellano.
A pochi passi dalla chiesa ci fermiamo a bere una birra in un pub, poi passeggiamo per il quartiere tra piazze, stradine, scalinate e negozi di souvenires.

domenica 8 marzo 2015

Le Mondial du Tatouage

Ultimo giorno de "Le Mondial du Tatouage", La tattoo convention di Parigi, vicino all'hotel, nella Grande Halle de La Villette, in uno dei più grandi parchi della città.  Nonostante la lunga fila per entrare, ma molto veloce, ed il prezzo d'ingresso non proprio economico, penso di poter affermare che è la miglior tattoo convention che ho visto, location suggestiva, un’enorme struttura di ferro e vetro, molto spazio, si poteva camminare tranquillamente tra i tantissimi stand, ammirare i tattuatori al lavoro, un grande spazio ricreativo con tavolini e sedie, bar con buona birra, baguette e cibo, barbieri, uno stand della Fender con chitarre dipinte da alcuni artisti che si potevano provare e tante altre curiosità e tanta gente.


Dopo qualche ora di riposo in hotel ci rechiamo nel quartiere di Marais per mangiare qualcosa e fare una passeggiata fino a Les Halles, dove sono in atto dei lavori e tutto è un immenso cantiere, una sguardo alla piazza del Centre Pompidou e alla scultura del "L'Ecoute" che raffigura una testa ed una mano davanti alla chiesa di Saint-Eustache.

sabato 7 marzo 2015

Arrivée à Paris


Partenza in aereo da Bologna alle 15:35 - Arrivo a Paris Beauvais alle 17:30. Facciamo in tempo a salire sulla prima navetta per Port Malliot ed arriviamo prima delle 19:00. Con la metropolitana dopo mezz'oretta siamo a La Villete, qui abbiamo prenotato lo stesso hotel di tre anni fa, ci siamo trovati bene, quindi, perchè cambiare.
Altre tre notti a Parigi, La Ville Lumière. Una volta sistemati in hotel, decidiamo di andare nel Quartiere latino a mangiare un falafel. Fermata della metropolitana St-Michel. Il labirinto di stradine intasato di turisti, tutto è molto animato, affascinante. Ristorantini greci, caffè, negozietti di souvenires, birrerie, teatrini, vicino, la Senna e Notre-Dame.
Quindi una passeggiata davanti alla cattedrale e poi lungo il fiume, dove si incrociano comitive di giovani che bevono, chiacchierano, ballano scalmanati al suono di uno smartphone. Attraversiamo la Senna sul Pont de Sully e continuiamo la passeggiata notturna fino alla Place de la Bastille, una grande rotonda trafficata con una colonna sormontata da una statua dorata in centro che ha più un fascino simbolico che un vero e proprio interesse visivo. La fortezza della Bastiglia, poi trasformata in prigione, fu demolita poco dopo la Rivoluzione ed è uno dei monumenti più celebri tra quelli che non esistono più. Siamo stanchi, con la metropolitana torniamo in hotel.

mercoledì 4 marzo 2015

Una mia foto "Tavolara"

Un altra mia foto, scattata a luglio 2014 a Porto San Paolo, in Sardegna, nel libro, in inglese, "Endangered Oceans - Investigating Oceans in Crisis" di Jody Sullivan Rake - Capstone Press

domenica 1 febbraio 2015

Terzo giorno ad Atene

Terzo giorno nella città di Pericle e Platone, culla della filosofia e della democrazia. Mentre ci dirigiamo verso il tempio di Zeus ci fermiamo qualche minuto davanti alla tomba del milite ignoto, in piazza Syntagma, per vedere il cambio della guardia delle 11, ma c'è troppa gente per i miei gusti e andiamo via quasi subito.
Attraversiamo i Giardini Nazionali e i Giardini Zappeion ed arriviamo al Tempio di Zeus Olimpio, il tempio più grande di tutta la Grecia. Restano 15 colonne corinzie alte 17 m con una base di 1,7 m di diametro, una giace a terra e sembra sia caduta durante una tempesta nel 1852. I lavori per la sua costruzione richiesero oltre 700 anni e fu l'imperatore Adriano a portare a termine l’opera nel 131 d.C. Fuori dal sito, all’incrocio tra due trafficatissime strade, si alza l’Arco di Adriano. L’imperatore lo fece costruire nel 132 d.C. per commemorare la consacrazione del Tempio di Zeus Olimpio e serviva da struttura divisoria tra la città antica e la città romana: sul fregio a nord c'è la scritta ‘Questa è Atene, l’antica città di Teseo’, mentre sul fregio a sud si legge ‘Questa è la città di Adriano e non di Teseo’.
Dopo pranzo invece andiamo verso il nuovo museo dell'Acropoli, ma prima visitiamo le rovine del Teatro di Dioniso, sul versante meridionale dell’Acropoli, si dice sia il primo teatro del mondo. Poi una passeggiata fino all'entrata dell'Acropoli passando dentro i siti archeologici poi entriamo al museo.
Emblema moderno di orgoglio nazionale, inaugurato nel 2009, ospita i tesori dell’Acropoli giunti fino a noi, tra cui reperti prima custoditi in magazzini e altri musei. Ci sono anche le cinque Cariatidi originali , le colonne dalle forme femminili che sostengono l’Eretteo (la sesta si trova al British Museum), sull'Acropoli ci sono delle copie. La notte ci beviamo una birra in un pub "Irlandese" nella zona di Monastiraky, poi un ultima passeggiata tra le vie della capitale della Grecia, domani mattina con la metropolitana andiamo in aeroporto e poi si torna in Italia.

sabato 31 gennaio 2015

Atene - visita all'Acropoli

Oggi andiamo a visitare l'Acropoli, che si alza imponente su Atene, testimone da secoli delle numerose trasformazioni della città. Non conosciamo la strada per arrivare all'entrata quindi ci perdiamo, piacevolmente, tra le vie del quartiere di Plaka, tra negozietti di souvenires che stanno cominciando la giornata, monumenti antichi, vista sull'Agora Antica, chiesette ortodosse; arriviamo, non dalla parte dove arriva la maggior parte dei turisti ma da un altra parte. Facciamo il biglietto e prima di passare i tornelli ci facciamo un caffè ed una spremuta di arance, accompagnati da due chiacchiere con i baristi, contenti della vittoria, nelle recenti elezioni, della sinistra di Tzipras.
Ci sono diverse leggende che raccontano la nascita di Atene, tutte molto simili, dopo averne letto qualcuna, io la racconto più o meno così: Quando Cecrope, figlio della Madre Terra, metà uomo e metà serpente, fondò la città su un’enorme roccia vicino al mare, gli dèi dell’Olimpo decisero di darle il nome della divinità che avesse donato ai mortali l’eredità più preziosa.
Atena, dea della saggezza, piantò un albero di ulivo, simbolo di pace e prosperità; il dio del mare Poseidone, invece, colpì una roccia con il suo tridente e ne fece uscire una sorgente di acqua salmastra da dove uscì un cavallo. Gli dèi reputarono che il dono di Atena sarebbe stato di maggiore utilità alla città, fornendo nutrimento, olio e legno ai suoi abitanti. Da allora la città prese il nome della dea. Nonostante i turisti, tanti ma non tantissimi in questo periodo dell'anno, la visita è emozionante, i monumenti imponenti. Il primo impatto è con la vista del anfiteatro di Erode Attico visto dall'alto, poi la gradinata che porta ai Propilei (il tempio all'entrata dell'Acropoli), le immancabili gru che coprono la visuale della facciata del Partenone in continua manutenzione, l' Eretteo con il portichetto delle Cariatidi, le colonne a forma di donna e tanti altri monumenti e pietre sparse su tutto il pianoro. Il vento soffia fortissimo.
Dopo uno sguardo alla città dalla collina dell'Areopago, ci dirigiamo all'Agora Antica, Il luogo di ritrovo degli antichi ateniesi era l’Agorá, fulcro della vita amministrativa, commerciale, politica e sociale della città. Qui Socrate trascorse molto tempo a esporre il suo pensiero e tanti secoli dopo, san Paolo predicò il cristianesimo.
Un panino veloce con falafel a Monastiraky per pranzo, poi un riposino in hotel. Dopo la merenda a suon di dolci nel ristorantino vegan dove ieri abbiamo cenato, andiamo a vedere dal basso l'imponente teatro di Erode Attico e passeggiare nei dintorni del nuovo Museo dell'Acropoli, alle pendici meridionali dell'Acropoli, inaugurato nel 2009. All'esterno del museo ci sono delle lastre di plexiglas come pavimento che lasciano vedere le rovine di un antico quartiere ateniese, trovate durante gli scavi per la costruzione dell'edificio. Le strade e le piazze sono piene di vita e i ristoranti all'aperto molto animati.
Finiamo la serata in un pub, su una terrazza coperta da dei teloni di plastica che riparano dal vento, dal tavolino si ammirano i monumenti illuminati, l'Acropoli che ci guarda dall'alto, l'Agora Antica, e poco sotto di noi, davanti a me, il tempio di Efesto.

venerdì 30 gennaio 2015

Arrivo ad Atene

Per la prima volta, finalmente, vado a passare un fine settimana ad Atene, capitale della Grecia, considerata la culla della civiltà occidentale e la patria della democrazia. Partiamo il venerdì dall'aeroporto di bergamo e verso le quattro del pomeriggio usciamo dalla stazione della metro di Piazza Syntagma, il cuore dell’Atene moderna, dominata dal Parlamento. L'hotel prenotato da casa è a poche centinaia di metri dalla piazza, conosco il percorso a memoria, anche se non ci sono mai stato, perchè l'ho studiato su Google View. Una volta fatto il check-in e sistemati andiamo a mangiare in un ristorante Vegetariano e Vegan poco distante dall'hotel. Ci abbuffiamo poi andiamo a fare un bel giretto, una passaggiata lungo la via commerciale che da Piazza Syntagma arriva fino a Piazza Monastiraky, piena di vita, piena di gente, una messa nella piccola chiesa ortodossa e ragazzi che suonano le percussioni, turisti, le rovine della Biblioteca di Adriano, via Adrianou, piena di ristoranti e la vista dell'Agora antica. Prima di rientrare in hotel ritorniamo a piazza Syntagma dove buttiamo l'occhio agli Euzoni, le guardie in gonnellino corto e scarpe con pon-pon che stanno a vigilare il monumento al milite ignoto, proprio sotto il palazzo del parlamento. Tutta la sera accompagnati dalla suggestiva Acropoli che, illuminata, dall'alto sembra che ci aspetti.

giovedì 18 dicembre 2014

Una mia foto "Cliffs of Moher"


Una mia foto scattata in Irlanda, alle Cliffs of Moher, nel 2013, nel libro (in inglese) della National Geographic Society: "National Geographic Learning's Visual Geography of Travel and Tourism - 5th Edition"

mercoledì 10 dicembre 2014

Una mia foto "Tuareg"

Una mia foto scattata ad Erg Chebbi, nel deserto del Sahara in Marocco nel 2011, è stata usata per la copertina del libro "Tuareg" di Alberto Vazquez Figueroa in Rumeno. Polirom Editore

giovedì 28 agosto 2014

Il relitto del KT12 - Orosei














Partenza dal porticciolo turistico di Cala Gonone con un bel barcone, dopo circa una quarantina di minuti di navigazione ci prepariamo e ci immergiamo, siamo due gruppi di subacquei, uno con cinque sub più la guida e l'altro con quattro sub (me compreso) e un altra guida. Bellissimo relitto, giace in perfetto assetto di navigazione, a circa un miglio da terra, di fronte alla spiaggia di Orosei, adagiato su un fondale di 34 m. Nave militare tedesca da carico , armata, adibita al trasporto di vettovagliamenti, automezzi e carburanti verso il nord Africa. Al suo primo viaggio, il 10 giugno 1943 fu attaccato dal sommergibile inglese Safari ed un siluro lo colpì a prua, staccandola di netto. La prua affondò immediatamente, mentre la nave incendiata andò alla deriva per 40 minuti prima di affondare a sua volta. Molti furono i morti e i feriti, che vennero aiutati dagli abitanti di Orosei. La guida ci ha detto che non ci furono sopravvissuti, anche chi riuscì a raggiungere la costa, morì in ospedale per le ustioni riportate dall'incendio. Molto suggestivo il cannone di poppa con la canna puntata verso il cielo, nel punto d’impatto del siluro le lamiere sono contorte e deformate dall'esplosione e da li entriamo per poi uscire dall'alto nel mezzo della nave. Dopo un ora in superficie ci immergiamo dov'è affondata la prua, impressionante, poi seguendo una sagola andiamo alla ricerca di parti del carico sparse, distribuite sulla sabbia tra la prua ed il resto della nave, camioncini, carrelli, fusti di carburante e rottami vari.

mercoledì 27 agosto 2014

Nuraghe Losa

Durante il viaggio in macchina da Carbonia a Cala Gonone, decidiamo di uscire dalla SS131 all'altezza di Abbasanta e fermarci a visitare il complesso nuragico di Nuraghe Losa, poche centinaia di metri dalla statale. Parcheggiamo all'ombra di una quercia, facciamo i biglietti e ci incamminiamo verso il nuraghe, il caldo inizia a farsi sentire e il sito archeologico sembra un po' lontano. Il nuraghe è costruito interamente in roccia basaltica, è costituito da un mastio centrale e da un bastione trilobato a sua volta circondato da un antemurale. Diversamente da altri nuraghi dalla struttura complessa, il nuraghe Losa non presenta il cortile, lo spazio interno scoperto di raccordo fra le camere. Tutto il complesso nuragico, compreso il villaggio, è circondato da una cinta muraria. C'è poca gente e la visita è molto suggestiva, non presenta il fascino del nuraghe Su Nuraxi, di Barumini, ma anche questo è molto grande e si può girare dappertutto e salire fino su ed ammirare le campagne circostanti.
Prima di andar via entriamo nel piccolo museo dove si trovano alcune foto e reperti ritrovati nell'area. Ci fermiamo all'ombra della quercia vicino alla macchina e ci mangiamo i panini, ormai è ora di pranzo, poi si riparte.

giovedì 15 maggio 2014

Baia e Ninfeo Claudio













Per la prima immersione devo presentarmi alle 10:30 al dive center, ma prima vado al Castello Aragonese per visitare il museo dei Campi Flegrei, dopo un cornetto al cioccolato e un caffè al bar. L'imponente castello si trova su un promontorio a picco sul mare a circa quindici minuti di cammino dal porto, la costruzione iniziò verso il 1490, sui resti di una antico palazzo romano, in un'area strategica da cui si domina lo specchio di mare che si estende dal golfo di Pozzuoli all'acropoli di Cuma, con veduta di Capri, Procida ed Ischia. Il panorama dai bastioni è fantastico, la giornata è splendida e vien voglia di tuffarsi in mare. La visita all'interno del castello, al museo, è abbastanza veloce, hanno aperto le porte in ritardo e non ho molto tempo.
Nel museo sono esposti reperti archeologici provenienti da Pozzuoli, Cuma e Baia. Arrivo puntuale al dive center, prepariamo l'attrezzatura, mi metto la muta e i calzari e saliamo sul gommone, pochi minuti di navigazione e arriviamo al sito chiamato Secca Fumosa.
In acqua siamo solo io e la guida-istruttrice che mi accompagna. L'immersione è caratterizzata dai resti di 12 piloni in muratura di epoca romana che sorreggevano il grande molo panoramico che si protendeva nello specchio d'acqua del Lacus Baianus, l'odierna Baia. L'immersione si snoda lungo il percorso tracciato dai piloni, alcuni alti anche otto metri e ricoperti e circondati da tanta vita marina. Il percorso è arricchito dalla suggestiva presenza di "fumarole": sorgenti d'acqua calda e bollicine di origine vulcanicache si sprigionano dal fondale e che danno il nome al sito. Finita l'immersione si ritorna al molo, faccio una doccia e mi vesto, vado a mangiare un panino e alla 14:30 si parte per la seconda immersione al Ninfeo Triclinio dell'Imperatore Claudio, nei pressi di Punta Epitaffio, a pochi minuti di navigazione. L'immersione è a pochi metri di profondità, nella zona A dell'area marina protetta del parco archeologico sommerso. Si tratta dei resti di un edificio di forma rettangolare dove si ammira la ricostruzione di una serie di statue, le originali si trovano nel museo dei Campi Flegrei.
Questo gruppo di statue costituiva una sorta di galleria di ritratti dinastici dell'imperatore, la statua di Antonia Minore, la mamma dell'imperatore, quella di una bambina, probabilmente una figlia dell'imperatore morta in tenera età, due statue di Dioniso, che rappresenta la personificazione dell'inebriamento, e con al culmine un apside con la scena dell'Odissea con la statua di Ulisse che porge una coppa di vino a Polifemo (la cui statua non è stata ritrovata) e il compagno Bajos con un otre che versa il vino. Proseguendo si incontra una strada basolata, la via Herculea, che da Baia arrivava fino all'odierna Pozzuoli, e i resti di due ville con pavimenti in marmo e cotto ottimamente conservati. Una volta a terra, dopo aver lavato l'attrezzatura, sistemato le varie cose, pagato il conto, ritorno nella camera, mi rilasso un'oretta, mi preparo e risistemo lo zaino, lascio le chiavi, saluto e, con lo zaino in spalla, vado a visitare le Terme di Baia, strutture archeologiche di epoca romana disposte su terrazzamenti.
Dalla piazzetta dietro il porto, dove c'è il tempio di Diana, partono delle scale che portano sulla collina dove si trova l'entrata. L'ingresso è gratuito anche qui come al castello e il guardiano mi fa lasciare gentilmente lo zaino in guardiola. Visita interessante e vista panoramica molto suggestiva. Il cielo si scurisce sempre più, così, prima che cominci a piovere, mi incammino verso la stazione di Fusaro, non molto distante dalle terme, quindi raggiungo Napoli, la stazione di Montesanto, e poi con la linea 2 arrivo alla stazione centrale, mangio una pizza, bevo una birra e alle 21:30 parte il treno per tornare a Reggio Emilia.

mercoledì 14 maggio 2014

Arrivo a Baia, Campi Flegrei, Napoli











Verso le 8:30 prendo l'intercity che da Reggio Emilia mi porta a Napoli, il viaggio scorre tranquillo mentre leggo "Navi fantasma", una serie di racconti di vicende marinaresche dominate dal tema comune di navi affondate o abbandonate alla deriva e le storie delle ricerche per il recupero dei relitti, narrati in prima persona dall'autore, Clive Cussler. La mia meta è Baia, anzi, il Parco Archeologico sommerso di Baia, a nord del Golfo di Napoli, nel comune di Bacoli, un'area marina protetta localizzata nel più vasto contesto del Parco dei Campi Flegrei. In epoca romana, come testimoniato dai resti di ricche ville, templi e impianti termali, fu luogo di riposo e di villeggiatura frequentato da patrizi romani.
Nel territorio di Baia si possono ammirare numerose vestigia dell'età romana e parte del complesso archeologico rimane sotto il livello del mare. La particolarità della zona è legata al fenomeno vulcanico del bradisismo che ha interessato da sempre l'intera costa nord della Provincia di Napoli. Tale fenomeno ha causato, piano piano, l'inabissamento della linea di costa romana di svariati metri. Arrivo alla stazione di Napoli centrale più o meno alle 15:30, con la linea 2 della metro arrivo a Montesanto, qualche centinaio di metri più in là c'è la stazione della ferrovia Cumana, dove aspetto una quarantina di minuti il treno. Scendo a Pozzuoli, fermata di Lucrino, davanti il lago di Lucrino e dietro il mare. Costeggio il mare a piedi per meno di due chilometri, fino al porto di Baia, nel comune di Bacoli. Sono le 17:30. Trovo subito la sede di SeaPoint, il centro subacqueo che ho contattato per fare due immersioni nel Parco Archeologico sommerso di Baia e che mi ha prenotato la stanza, che si trova proprio sopra il Dive Center. Dopo i primi convenevoli e qualche chiacchiera mi accompagnano nella mia stanza, che è più un miniappartamento, bello, grande e attrezzato di tutto ciò di cui posso aver bisogno, una porta finestra con un balconcino che da sul porto e il castello aragonese bello in vista, ottimo panorama. Dopo essermi sistemato faccio un giro nei dintorni: il porto, la piazzetta dove ci sono le rovine del tempio di Diana, una colossale cupola di età romana crollata per metà, un caffè al bar, il tempio di Venere, un altro edificio termale a pianta ottagonale vicino al porto e a chiedere informazioni per visitare il castello Aragonese e quindi il museo al suo interno in una specie di ufficio turistico. Verso le 20 ritorno al Dive Center per metterci daccordo per le immersioni del giorno dopo e poi vado a mangiarmi un pezzo di pizza alla fine del porto, vicino alla spiaggia, dove faccio una passeggiata prima di ritirarmi nella mia stanza.

domenica 19 gennaio 2014

Dunluce Castle - 23 maggio 2013

Dopo la visita alla città di Derry proseguiamo il viaggio e dopo circa un'oretta e mezzo arriviamo a Ballintoy, un piccolo paese sulla Causeway road dove abbiamo prenotato con internet l'ostello. Il vento soffia forte e dopo esserci sistemati nel bell' ostello dove siamo gli unici ospiti, saliamo nuovamente sulla mia fedele Seat Ibiza blu e andiamo verso le Giant's Causeway, ma per il vento forte il complesso turistico è chiuso, si potrebbe andare ugualmente a visitare la scogliera, ma preferiamo rimandare al giorno dopo. Così facciamo qualche altro chilometro e andiamo al castello di di Dunluce, un antico castello in rovina a picco sul mare, molto suggestivo. Anche il castello è chiuso, il vento soffia fortissimo, giriamo intorno e lo guardiamo da tutti i lati possibili, ammirando il paesaggio e facendo foto.
 Il castello, risalente al XIII secolo, era la fortezza principale della famiglia MacDonnell, che furono i capi della contea di Antrim. Ritorniamo a Ballintoy ma prima di andare in ostello facciamo un giro verso il mare, al molo, dove c'è anche una piccola spiaggetta.

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