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giovedì 18 giugno 2009

# Ancora strada

Prima di dire addio a Diamantina faccio un giro nella zona alta, nelle vicinanze dell’hotel e del terminal degli autobus, dove c'è anche l'antica stazione dei treni, il check-out in hotel è a mezzogiorno, quindi posso lasciare in stanza i bagagli e prenderli dieci minuti prima di partire. Alle undici meno un quarto parte l’autobus per B.H. Il paesaggio, lungo il cammino, è montuoso, verde e marrone, stimola la fantasia e mi ispira tante domande. Come avranno fatto, quegl’uomini, in una zona che sembra sconfinata, con montagne e valli, ruscelli e fiumi, a trovare oro e piccole pietrine così preziose?
Arrivo alle quattro e mezzo, il terminal di B.H. è grande, e per trovare la compagnia che viaggia a São João del Rei devo chiedere al chiosco delle informazioni, l’autobus parte alle quattro e quarantacinque, mancano solo cinque minuti, così corro verso la rampa di partenza e faccio il biglietto sull’autobus. Arrivo alle otto, la stazione degli autobus è a circa un chilometro e mezzo dal centro, che raggiungo a piedi in una ventina di minuti. Vado in una posada che consiglia la Lonely Planet. Una casa piena di zavagli e sopramobili, mi sistemo in un dormitorio ma sono solo. La signora della posada non è proprio delle più ospitali, almeno all’inizio. Esco per cenare e dare un occhiata notturna alla città, che sembra carina, con un centro storico con le classiche stradine lastricate e poche macchine, ma fuori da questo, strade asfaltate e costruzioni moderne.

mercoledì 17 giugno 2009

# Diamantina

La mattina mi sveglio presto e la colazione inclusa dell’hotel è veramente buona. Scendo in centro e molti negozi stanno cominciando ad aprire. Nuvoloni si alternano a schiarite azzurre. Le stradine lastricate e irregolari sono molto ripide e ad ogni passo rischio le caviglie. Come tutte le città coloniali le case sono basse e colorate, con tante chiese più o meno interessanti. Passando di fronte ad un bar vedo una bella ragazza e mi fermo a prendere un caffè e fare due chiacchiere con lei. Dopo un ispezione delle strade e stradine, visito il museo del diamante, una vecchia casa coloniale con arredamenti d’epoca, alcune pietre e oro raccolti nei dintorni, didascalie sulla storia della città.
Nei primi anni del 1700 i “Bandeirantes” trovarono dei diamanti nei pressi delle montagne conosciute dagli indigeni come “montanhas frias”. Diamantina venne fondata col nome di Arraial do Tijuco nel 1713 e divenne presto un importante centro minerario. Tutt’oggi l’attività mineraria è la base della sua economia. Nel 1831 cambiò il nome in quello attuale. Dopo essermi fermato a pranzare, veramente bene, in un ristorante “a kilo” nel centro, visito la casa di Chica da Silva, una ex-schiava che diventò l’amante di un ricco funzionario, contraente delle tasse, della corona portoghese. Personaggio controverso, un simbolo d’emancipazione per le persone di colore. Ci sono tante storie e leggende su questa donna e da queste è stata tratta una telenovela molto apprezzata qui in Brasile.
La curiosità mi spinge fino alla città bassa, da dove parte un sentiero, chiamato “Caminho dos escravos” strada degli schiavi, l’antica strada che conduceva fino a Paraty e poi a Rio de Janeiro.
La risalita verso l’hotel è veramente dura.
L’architettura coloniale, colorita e allegra si integra bene con le montagne che circondano la città.

martedì 16 giugno 2009

# Go to Diamantina

Raggiungo il terminal degli autobus a piedi, le feste son finite e Ouro Preto sembra deserta, pensavo che la salita per raggiungere la stazione fosse più ripida e faticosa, invece si rivela una bella passeggiata mattutina. L’autobus parte alle nove, alle undici arrivo a B.H. (Belo Horizonte) e dopo mezz’ora parte quello per Diamantina, la città più remota del circuito de ouro, dove arrivo verso le diciassette e trenta. Mi sistemo all’hotel JK proprio di fronte alla piccola stazione degli autobus, una piccola stanzetta con televisione ma con bagno in comune. Vado a fare un primo giretto per il centro storico, giù per una ripidissima discesa, mi fermo in un bar a bermi una bella “cerveja” e dopo aver cenato con un hamburger in una baracca vicino all’hotel, rientro in hotel a guardare un po’ di tv e a prender sonno.

giovedì 11 giugno 2009

# Mina de Passagem

Questa settimana ricorre una festività religiosa molto importante in brasile, il Corpus Christi, e Ouro Preto si riempie di turisti. In ostello arrivano gruppi numerosi, così il proprietario mi chiede se posso spostarmi in un altra casa che ha poco lontano, per me non ci sono problemi e subito dopo colazione mi sposto, la casa è solo 50 metri più avanti, dall'altra parte della strada. Poco dopo prendo l'autobus che va a Mariana per andare a visitare una vecchia miniera d'oro che si trova a metà strada. La presentazione della miniera sul sito internet dice (traduco dal portoghese):
Visitare la miniera è come viaggiare nella storia, vivendo la saga e il pericoloso destino degli uomini che cercavano l’oro all’interno delle montagne del Minas Gerais.
L’autobus mi lascia pochi passi dalla biglietteria e dall’entrata. Ci sono vecchi vagoni, attrezzi in disuso a cielo aperto e un piccolo museo con annesso un negozio di souvenir. Intorno verdi colline, o forse sono montagne. Poco più avanti un macchinario azionato da un uomo, che con un cavo d’acciaio fa salire e scendere un vecchio vagone traballante con panche in legno all’interno della miniera. Si scende sui binari fino a 120 metri di profondità. Trenta chilometri di tunnel e ampi saloni scavati nella pura e dura roccia dagli schiavi portati dall’Africa. Dalla prima metà del XIX secolo, fino al 1985, con tante sospensioni e chiusure, tanto sudore e sangue, da questa miniera sono state estratte circa 35 tonnellate del prezioso metallo.
Il fantasma del Capitão Jackes vaga tra queste gallerie sotterranee. Si dice che era un caposquadra di una compagnia inglese della metà del XVIII secolo, e che rimase vittima di una detonazione. Il suo corpo non fu più trovato. Il Capitão Jackes non spaventa nessuno, è solo un amico che stà dall’altra parte, e continua a compiere la missione che gli era stata affidata: esplorare la miniera.
In fondo alla miniera c’è un lago con acqua cristallina, che si perde tra i tunnel e i cunicoli, poco lontano una statuetta di Santa Barbara, protettrice (tra l’altro) dei minatori.

# Mariana

La strada dell’ostello è anche la strada che porta a Mariana e la fermata dell’autobus è a pochi passi dalla porta. In mezz’ora l’autobus arriva. Mariana è un'altra cittadina coloniale nata poco dopo la scoperta dell’oro e dal 1711 al 1720 è stata la capitale del Minas Gerais. Mariana è più piccola e più facile da girare che Ouro Preto, le sue stradine lastricate sono meno ripide e il suo centro storico più compatto. La Cattedrale appartiene all’insieme delle più ricche e importanti chiese del Minas Gerais. I lavori di costruzione sono iniziati all’inizio del secolo XVIII, con la costruzione della primitiva cappella di Nossa Senhora da Conceição. Dopo una passeggiata tra le colorate case coloniali e la visita di qualche chiesa lo stomaco comincia a brontolare, quindi vado nella piazza davanti alla cattedrale, dove c’è un ristorante “a kilo”, mi faccio un bel piatto di cucina tipica minera, un'altra forte attrazione di questo stato. Un altro giro per le strade coloniali e la visita ad una chiesa nell’alto di una collina che domina la città. La chiesa non è per niente interessante, ma si può salire sul campanile da dove c’è una vista intera di Mariana e dei suoi tetti di tegole rosse. Prima di prendere l’autobus per ritornare ad Ouro Preto mi siedo un po’ in piazza davanti alla cattedrale a guardare il via vai. Due bambine vestite da “Caipira” attirano la mia attenzione, una si lascia fotografare divertita, l’altra si copre il viso con un braccio e si nasconde dietro le gambe della mamma.

martedì 9 giugno 2009

# Ouro Preto

I bandeirantes erano gruppi di avventurieri che partirono dalle zone costiere del Brasile verso l’interno del continente, ancora inesplorato, alla ricerca di metalli, pietre preziose e indigeni da ridurre in schiavitù. La leggenda narra che uno di questi, in una spedizione, si fermo per dissetarsi e sul fondo del ruscello trovò frammenti di uno strano metallo nero, più tardi, scoprì che era oro ricoperto da ossido di ferro. In pochi anni si trovarono vasti giacimenti d’oro, i più importanti del nuovo mondo. Ouro Preto (in italiano oro nero) fu fondata nel 1711 e diventò la capitale dello stato di Minas Gerais. Fu questo stato del Brasile che dettò le regole di una folle, sfrenata e brutale corsa all’oro. Fino alla fine del XVIII secolo la metà di tutto l’oro del mondo fu estratto dagli schiavi del Minas Gerais, che veniva subito trasportato in Portogallo. Forse, l’unico beneficio ottenuto dal Brasile, fu la nascita di cittadine minerarie ricche di chiese barocche e edifici coloniali arrampicati sulle colline del Minas Gerais.
Ouro Preto è un vitale centro d’istruzione e una delle destinazioni turistiche più visitate dai brasiliani. Di tutte le cittadine storiche è quella che ha il centro coloniale più grande. Strade lastricate strette, sconnesse e ripidissime in uno scenario, che se non fosse per le automobili, fermo nel tempo.
Mi fermo qui quasi una settimana, di giorno passeggiando e visitando musei, chiese, la vicina Mariana e una miniera, le notti passate nella città bassa dove c’è una festa “Junina”: concerti di musica “forro” e “sertaneja”, spettacoli di danza (la, più o meno, tipica quadriglia), bancarelle di cucina e bevande alcoliche regionali.

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