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giovedì 3 maggio 2012

A Göreme

Alle sei del mattino, dopo la notte quasi insonne passata in autobus, arrivo al otogar di Nevsehir, meno di un ora da Goreme, la mia meta. L'autobus doveva essere diretto, invece mi dicono di scendere per cambiare mezzo.
Mi dicono di aspettare una ventina di minuti dentro l'otogar, che mi avviseranno loro. Ne approfitto per andare in bagno e darmi una rinfrescata veloce. Il bar è ancora chiuso. I venti minuti passano, e poi ne passano ancora venti e ancora venti. Alla fine io mi sento apatico ed un po' rincoglionito mentre una coppia di altri turisti che era nella mia stessa condizione comincia ad incazzarsi ed ad urlare. Poco dopo le otto arriva l'autobus e in meno di un ora sono a Goreme.
Mi metto alla ricerca di un posto per dormire, gli alloggi economici consigliati dalla Lonely Planet si rivelano molto più cari del previsto e passo tanto tempo a gironzolare e chiedere di qua e di la... comincio ad essere nervoso ed il rincoglionimento si trasforma in intolleranza. Ad un certo punto mi ricordo che un tipo all'otogar di Nevsehir mi ha dato il bigliettino di un ostello, lo cerco nelle varie tasche e taschine e lo trovo, per fortuna non l'ho buttato, vado li... ho deciso. Il posto sembra carino ed è anche economico, solo che è presto per poter andare in camerata, il check-out è tra qualche ora e devono pulire e rifare i letti. Devo aspettare ancora... che palle. Mi riposo un po' su un divano e controllo la mail ma poi decido di andare a fare un giro per Goreme nonostante la stanchezza irritante.

Goreme si trova nel centro della Cappadocia, la regione storica dell'Anatolia, nella Turchia centrale e si caratterizza per una formazione geologica unica al mondo e per il suo patrimonio storico e culturale. Per migliaia di anni la regione è stata luogo di insediamenti umani. Vi fiorirono alcune antiche civiltà, come gli Ittiti e altre provenienti dall'Europa e dell'Asia Minore. La posizione geografica ne ha fatto per secoli un crocevia di rotte commerciali, oltre che l'oggetto di ripetute invasioni. La formazione geologica ha subito l'erosione per milioni di anni ed ha acquisito forme insolite, ha anche consentito all'uomo di scavare le sue abitazioni ricavandole dalla roccia, dando vita a insediamenti rupestri. I suoi paesaggi sono pieni di cavità e grotte, sia naturali che artificiali, e molte continuano ad essere abitate ancora oggi. Dopo qualche ora rientro in ostello, il letto è pronto. Mi sistemo e non mi sembra vero che posso svenire tranquillo per tutto il pomeriggio.

mercoledì 2 maggio 2012

Qualche ora ad Antalya

Dopo tre ore di minibus, con il mare, spesso a strapiombo, a destra e, in lontananza, montagne innevate a sinistra, arrivo a Antalya, grande città turistica sul mediterraneo. Ho a disposizione solo qualche ora, perchè nella notte viaggerò verso la Cappadocia. Dal grande Otogar (stazione degli autobus) raggiungo Kaleiçi (il centro storico) con la AntRay, un nuovo e moderno sistema tramviario che assomiglia ad una linea metropolitana all'aperto. Lungo la via che dalla stazione del Ant Ray porta al Kaleiçi c'è una bella mostra fotografica all'aperto, con foto di vari fotoreporter famosi (un esempio su tutti Steve McCurry). Il quartiere storico è assediato dai turisti. Mi bevo una fresca spremuta d'arancia. Do uno sguardo veloce alle varie attrattive principali: il simbolo di Antalya, un minareto scanalato molto caratteristico, entro nella moschea adiacente, un occhiata distratta alla torre dell'orologio, altro simbolo della città, un giro nella piazza dove c'è la statua di Ataturk.
Scendo le ripide stradine acciotolate fino al porto turistico e mi faccio convincere a fare un giro in barca di una quarantina di minuti per vedere cascate, torri, grotte e altre cose vagamente interessanti nei dintorni del porto. Continuo con una passeggiata tra le strette stradine chiuse tra vecchie case ottomane ristrutturate e diventate negozi di cianfrusaglie per turisti. Ritorno al Otagar col moderno tram, ceno in un ristorantino all'interno, e poco dopo le nove parte l'autobus notturno diretto a Goreme. Dopo una giornata veloce ed a ritmo serrato, ritrovarmi seduto ad aspettare che passi la notte mi disorienta e mi sento perplesso e un po' confuso.

martedì 1 maggio 2012

Myra

Colazione con olive, formaggio tipico, forse un po' troppo salato, pomodori, cetrioli, una fettina di qualcosa che ricorda la mortadella, pane e tre piccole tazze di te. Mentre mangio decido di fare un escursione ad un sito archeologico poco lontano da Kas, che a dire il vero era già nei miei piani. Me la prendo comoda e verso mezzogiorno vado a cercare l'autobus. A un oretta di minibus da Kas si trova la cittadina di Demre, punto di partenza per raggiungere le rovine dell'antica città Licia di Myra. Mi faccio più di due chilometri, a piedi sotto il sole a picco, che separano la piccola stazione degli autobus al sito archeologico, pago il biglietto ed entro. La necropoli conserva le facciate delle tombe scavate nella roccia a strapiombo e si possono guardare solo da lontano mentre si può scorazzare tranquillamente nel teatro romano ben conservato.
Mentre ritorno a Demre a piedi mi sento chiamare, mi guardo intorno e da una vecchia macchina scende Massimo che mi fa cenno di salire, in macchina c'è anche la ragazza, guida un ceffo molto allegro che non parla una parola di nessuna lingua a noi conosciuta ma solo turco, praticamente si erano persi e sono andati a casa del tipo a chiedere informazioni, ma alla fine li ha accompagnati alla stazione di Demre. Pochi minuti dopo saliamo sull'autobus per ritornare a Kas.

lunedì 30 aprile 2012

Immersioni a Kas

Dal otogar di Selcuk raggiungo quello di Aydin, faccio un giro per il mercato poi salgo sull'autobus che in circa sette ore mi porta a Kas, la mia seconda meta.
Mi sistemo in una pensione consigliata da Lonely Planet dove prenoto anche le immersioni per il giorno dopo. Faccio un giretto per la piazza centrale, davanti al porto, e ceno con un Kebab da 3 lire ma vado a letto presto. L'atmosfera della cittadina è rilassata e mi lascia una bella impressione.Il mattino, dopo la colazione inclusa, il ceffo della pensione mi accompagna alla barca per la prima immersione. La barca è grande e c'è tanta gente, compreso alcuni che fanno il corso open water e devono fare le prime immersioni.
L'immersione la facciamo nel sito chiamato "Tunnel", si scende graduatamente fino a circa venti metri, poi si apre una voragine a strappiombo fino a 39 metri, lì si apre una grotta larga almeno quattro metri, si entra e si esce dall'altro lato senza difficoltà, poi si ricomincia la lenta risalita.
Risaliti tutti in barca, ci si sposta in un altra località, dove si tuffano quelli che stanno prendendo l'open water. Un po' mi annoio, un po' chiacchiero con turisti turchi col mio improbabile inglese, un po' mi scotto la lingua col te. Sbarchiamo alle 2:30, il tempo di mangiare qualcosa, fare un salto in hotel e alle tre e mezzo di nuovo in barca, questa volta ci sono anche Massimo ed Angelica, un italiano che alloggia nella mia stessa pensione e la ragazza inglese. L'immersione è in un punto che si chiama Lighthouse, la maggior parte del gruppo si immerge lungo la parete, io, Massimo ed un altro ragazzo turco, accompagnati dal Dive Leader visitiamo il relitto di un Aeroplano per paracadutisti C-47 Dakota in ottimo stato che ha servito la Turchia durante la guerra di Cipro. Messo a 20 metri sott'acqua come attrattiva turistica, è integro e si visita anche l'interno, immersione molto suggestiva e molto più divertente e gratificante di quella del mattino. Finita l'immersione anche stavolta ci spostiamo e si buttano in acqua gli Open Water. Sbarco che ormai il sole sta calando.

sabato 28 aprile 2012

Efeso

Ed eccomi a Efeso, l'antica capitale della provincia romana dell'Asia Minore.
Sono arrivato in turchia due giorni fa, con un volo da Bologna ad Istanbul. Atterro verso le dieci di sera poi con la metropolitana vado alla stazione degli autobus e a mezzanotte parto alla volta di Izmir. La notte in autobus passa tranquilla, anche se non dormo molto. La mattina arrivo a Izmir e trovo subito un dolmus (un pulmino) per Selçuk, la mia prima meta.
Selçuk è una piccola cittadina nei pressi di Efeso, passo la giornata andando un po' in giro ma non mi sembra sia particolarmente interessante, a parte la vicinanza ad Efeso, qualche pensioncina economica e i kebab a 2 lire. Stamattina, dopo la colazione compresa nel prezzo dell'ostello, vado a visitare Efeso, dista circa tre chilometri dalla città e decido di andare a piedi. Qui si dice che Efeso sia la città di epoca classica meglio conservata del meditterraneo. La città era dedicata a Artemide, qui simbolo di fertilità e non come in Grecia, dea della caccia. Le rovine sono veramente interessanti ma c'è troppa gente, e meno male che avevo letto che i periodi migliori per visitarla sono maggio e settembre perchè non ci sono troppi turisti... tutti devono aver letto quello che ho letto io e hanno deciso di visitarla a maggio. Il monumento più fotografato è forse "la biblioteca di Celso", meglio dire la facciata della biblioteca, interamente ricomposta da archeologi austriaci. Spettacolare anche il teatro grande, veramente grandissimo, in grado di ospitare 25000 persone, peccato che al suo fianco c'è una gru. Un altra attrattiva curiosa sono le "latrine pubbliche per gli uomini", strappiene di gente... forse qualcuno pensa che siano i cessi pubblici, visto che non sono poi così interessanti nè belle nè fotogeniche... sono dei buchi su lastre di pietra che coprivano un rigagnolo d'acqua.
Interessanti invece le "case a terrazza", anche se per visitarle si paga un altro biglietto. Camminando su una passerella di vetro si ammirano alcune case signorili del periodo romano, ricche di mosaici, affreschi e marmi. Sono protette da una brutta costruzione moderna che stona un po' con le rovine tutt'in torno. La mia visita dura circa quattro ore, poi decido di tornare a Selçuk, sempre a piedi.

mercoledì 11 aprile 2012

Newsletter LonelyPlanet Aprile 2012









La Lonely Planet Italia ha scelto una mia foto per la copertina della Newsletter n°53 Aprile 2012
Non sono citato ma è ugualmente una soddisfazione.
La foto l'ho scattata nella medina di Marrakech a Gennaio 2011

venerdì 16 marzo 2012

Visita al Louvre

Per quanto mi riguarda, una visita a Parigi, seppur di pochi giorni, non può considerarsi tale senza entrare al Louvre. Il museo del Louvre è uno dei più ricchi e famosi al mondo, ospita circa trecentottantamila opere d'arte tra le più celebri, quindi qui non posso stare a descriverle tutte, anche perchè non le ho nemmeno viste tutte. Anche il palazzo che ospita il museo è una vera e propria opera d'arte realizzata nel corso di 800 anni. L'opera più visitata e ricercata è probabilmente la "Gioconda"
(o "Monna Lisa") di Leonardo da Vinci, che si trova dietro ad una lastra di vetro di fronte al bellissimo e grandissimo dipinto "le nozze di Cana" di Paolo Veronese.
Sembra sia stato lo stesso Leonardo a portare la Gioconda in Francia, ma non si hanno notizie certe. Luigi XIV la fece portare a Versailles e dopo la Rivoluzione Francese venne spostata al Louvre. Si dice che Napoleone per un periodo appese il dipinto nella sua camera da letto. Nel 1911 il quadro fu rubato da un immigrato italiano che aveva lavorato al museo, Vincenzo Peruggia, che dopo due anni cercò di regalarlo all'Italia, venne arrestato e il dipinto, dopo qualche tempo, ritornò al Louvre.
Un altra opera molto famosa è la Venere di Milo, una statua che dicono risalga al 130 a.C. ritrovata nel 1820 sull'isola di Milos, in Grecia. Come qualsiasi museo importante che si rispetti non può farsi mancare un intera ala dedicata ai furti fatti in Egitto e una ricca collezione mediorientale.
Il museo è enorme ed ha veramente troppe opere e dipinti, interessanti o meno, e dopo qualche ora viene voglia di uscire anche se non si è visitato tutto. Un classico simbolo del Louvre è la sua entrata principale, la piramide di vetro, inaugurata nel 1989.

giovedì 15 marzo 2012

Moulin Rouge


Il più famoso locale di Parigi, nel quartiere di Pigalle, inaugurato nell'ottobre del 1889. Il suo successo fu immediato, grazie al repertorio di danze e spettacoli considerati rivoluzionari per quei tempi, compreso il famosissimo can-can, che ogni volta associo al Moulin Rouge. Naturalmente non sono entrato ma mi sono limitato a fotografarlo da fuori e fare un giro nei dintorni e visitare il museo dell'erotismo (Le Musée de l'érotisme), a due passi dal locale che presenta su sette piani la storia dell'erotismo attraverso il mondo e le culture.

Les Catacombes de Paris

Dalla serie: Esorciziamo la morte. Dopo la visita, ieri, al cimitero più famoso di Parigi, oggi si va a visitare "les Catacombes de Paris". Che allegria.
Anche le catacombe sono di fronte ad un uscita (o entrata?) della metropolitana.
Attraversiamo la strada, passiamo il grande portone, paghiamo il biglietto, passiamo un tornello e cominciamo a scendere, scendere, scendere, tanti gradini, una scala stretta e inquietante. Si arriva finalmente dentro la terra, "dentro" le viscere di Parigi, si apre una sala con qualche cartellone e didascalie in lingue diverse dalla nostra, poi ci inoltriamo per i bui corridoi, da subito teschi e tibie ordinate per bene formano le pareti di questi macabri anditi.
Sotto la città di Parigi, come in tante altre città, si estende una fitta rete di gallerie. Antiche miniere di gesso e calcare da dove è stato estratto materiale per costruire la città. Nel XVIII secolo si verifarono dei crolli e si decise di smettere di scavare. Più o meno nello stesso periodo si verificarono in città dei focolai di epidemie, dovuti al "Sovraffollamento" di alcuni antichi cimiteri, così decisero di vuotare questi cimiteri e creare nelle vecchie cave un grande ossario. Il trasporto delle ossa dai cimiteri alle cave iniziò dopo la benedizione e consacrazione il 7 aprile 1786 e sono state usate fino al 1814. Vengono chiamate Catacombe, ma in realtà sono solo un grande ossario che si stima contenga circa sei milioni di teschi, sei milioni di scheletri ammassati a creare pareti di ossa posizionate in modo macabro e, secondo alcuni, un po' dissacrante e irrispettoso. Le Catacombe hanno sempre creato curiosità e sono state visitate da personaggi illustri, ma oggi sono una vera e propria attrattiva turistica dove ti fanno pagare il biglietto.

mercoledì 14 marzo 2012

Cimitero di Père-Lachaise


Nella nostra breve vacanza a Parigi non ci facciamo mancare la visita al cimitero di Père-Lachaise dove ci sono le tombe di Oscar Wilde, di Modigliani, di Edith Piaf, altri sepolti famosi come Maria Callas e Honoré de Balzac e perfetti sconosciuti con lapidi e cappelle monumentali. Non può mancare la ricerca della tomba di Jim Morrison, un vero e proprio "santuario" meta del pellegrinaggio di fan, visitatori, curiosi e turisti. Un blocco di granito con epitaffio in greco antico, ha sostituito quella originale con il busto raffigurante Jim che si dice sia stato rubato.
All'inizio del XIX secolo, l'amministrazione napoleonica decise di vietare, a salvaguardia della sanità pubblica, il seppellimento dei morti negli spazi urbani. Così nuovi cimiteri sostituirono, a Parigi, i vecchi. La prima ad esservi sepolta fu una bambina di cinque anni. Il cimitero fu aperto ufficialmente il 21 maggio 1804 ma i parigini furono restii a farsi seppellire in collina, e per giunta fuori città, finché non furono trasferite al Père-Lachaise le spoglie di un certo numero di defunti illustri. Dalla sua apertura, il Père-Lachaise ha conosciuto cinque ampliamenti ed è il primo dei cimiteri civili di Parigi, ed anche il più grande ed è uno dei più celebri del mondo. La metropolitana ha un'uscita proprio davanti ad una entrata

domenica 5 febbraio 2012

*Fine settimana a Torino

Fine settimana invernale a Torino, passeggiate in centro, concerto dei Dropkick Murphis e visita al museo del cinema ed ascensore panoramico della Mole Antonelliana




















lunedì 9 gennaio 2012

*Laveria Lamarmora a Nebida


La laveria Lamarmora, a Nebida (Iglesias)Costruita alla fine dell'800, a strapiombo sul mare, per avere a portata di mano la grande quantità d’acqua necessaria per la lavorazione e per facilitare il trasporto dei minerali fuori dalla Sardegna. Sono evidenti i segni del mancato interesse del uomo e delle istituzioni, L’ultimo minatore ha timbrato il cartellino negli anni Trenta del secolo scorso e da allora il vecchio impianto è stato consegnato ai vandali e alle intemperie.



martedì 31 maggio 2011

# Sul numero di maggio di GEO

Fotografia delle concerie di Fez, scattata a gennaio, pubblicata nel numero di maggio della rivista GEO, nella categoria "Landscape".


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