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mercoledì 11 marzo 2009

Arrivo a Dahab

Dahab, golfo di Aqaba, mar rosso, di fronte alle coste dell'Arabia Saudita, penisola del Sinai, piccola porzione asiatica dell'Egitto.
Ho lasciato il New Palace hotel, al Cairo, alle sei del mattino, ho raggiunto la stazione degli autobus ''Cairo Gateway'' a piedi in 10 minuti, ho comprato il biglietto e alle 7,15 l'autobus e' partito. Dopo alcune fermate in altre stazioni del Cairo, appena fuori dalla citta' comincia il deserto, si passa per Suez, ma dormivo e non so se abbiamo attraversato il famoso canale su un ponte o sotto un tunnel. Quindi si passa nella penisola del Sinai, regione luogo di conflitti, rifugi,oggetto di grande curiosita', incuneata tra l'Africa e l'Asia.
La grande e terribile terra selvaggia della bibbia, dove Dio lascio' i 10 comandamenti a Mose'. Il tragitto e' caratterizzato da rossicce colline aride e spesso alla destra dell'autobus si vede il mar rosso. Arrivo a Dahab, passando da lontano per Sharm el Sheikh, verso le 15,30, poi con un pick-up raggiungo la zona turistica, sul mare, zona di numerosi hotel, ostelli e bungalov economici.
Mi sistemo all' Auski Camp, dove mi ha portato un ragazzo che stava alla stazione e che sicuramente si prendera' una percentuale sul costo della camera. Mi riposo un oretta, esco che il sole e' gia' sceso, faccio un giro per orientarmi e acclimatarmi, il lungomare e' pieno di negozi e ristoranti e l'insistenza di alcuni ristoratori mette a dura prova i miei nervi. Mi riparo in un internet caffe' e poi mi fermo a cenare con un maxi hamburger con uova e una coca cola in una stradina secondaria. Continuo la mia passeggiata sul lungomare, mi bevo una birra egiziana (Stella) e cerco qualche dive center aperto, ma a quest'ora sono tutti chiusi, pero' alcuni hanno i prezzi esposti fuori, cosi che riesco a farmi un idea per fare immersioni nel mar rosso.

lunedì 9 marzo 2009

Profumi d' Oriente

Sono andato a visitare alcune zone del Cairo a piedi, il bellissimo e orientale quartiere islamico, con moschee, minaretti, bazar, anticaglie e spezie, il mercato per turisti di khan al khalili (dove meno di un mese fa c'e' stato un attentato terroristico dove e' morta una turista francese), sono salito sulle torri della porta meridionale della citta' medioevale di Al-Qahira, Bab Zuweila, da dove si ammira uno stupendo panorama della citta' vecchia. Poi, perdendomi tra le vie, vicoli e viottoli, ho raggiunto la ''Cittadella'', la cittadella fortificata situata su un altopiano ai margini orientali della citta' e che fu la residenza dei sovrani d'Egitto per circa 7 secoli.

Comincio' a costruirla Saladino, per fortificare la citta' contro i crociati, poi venne ingrandita dai mamelucchi e ulteriormente dagli ottomani. Mohamed Ali' modifico completamente la cittadella facendo demolire quasi tutti gli edifici mamelucchi e ottomani, fece costruire la moschea in stile turco che domina la cittadella. Dalle terrazze panoramiche la vista spazia fino alle piramidi di giza. Oltre alla moschea di Mohamed Ali' visito il museo militare.

Quando sto' per andar via dalla Cittadella mi siedo su una panchina e quattro ragazze, col velo, mi salutano e si fermano a chiacchierare e quando dico che sono italiano fanno gesti e commenti di ammirazione, sorridono e mi riempiono di domande, sono studentesse di lingue ma l'italiano lo sa parlare, appena, solo una. la piu' carina (almeno secondo me) passeggia con me fino all'uscita chiacchierando in inglese, con il mio pessimo inglese. Poi si riunisce alle altre 3, saluto e continuo per la mia strada. Hanno il velo e sicuramente sono musulmane, sono vestite con jeans e gonne di jeans lunghe con maglioncini stretti, dalle loro domande e curiosita' (tipo se sono sposato, perche' viaggio solo, se conosco Laura Pausini, etc.) non mi sembrano tanto diverse dalle diciottenni dei paesi del sud america (tutto il mondo e' paese... tutto il terzo mondo e' paese???) anche se forse sono meno maliziose e meno libere sessualmente, o forse questo e' un mio pregiudizio ignorante.
Ritorno in hotel camminando, attraverso strade sconoscite che profumano di spezie e polvere, quasi perdendomi ma senza perdere l'orientamento. Arrivato in centro, dove le strade puzzano di gas di scarico e copertoni bruciati, quasi vicino all'hotel, un altra sorpresa: due ragazze, anche loro con il velo, fanno rumori per attirare la mia attenzione, poi, quando mi giro, sorridono e mi chiedono "speack arabian?" io ne esco con un lungo "nooooo" che le fa ridere, cercano di dirmi qualcosa, ci scambiamo sorrisi poi io pero' mi fermo, loro vanno avanti e ogni tanto si girano a guardare e sorridere, fino a che non volto nella strada per salire al mio hotel. Mi ero fatto un idea sbagliata sulle donne egiziane. Tra l'altro si incontrano, spesso sole, che vagano tranquillamente la notte, senza timori o problemi visibili. Altrettanto spesso si vedono gruppetti di ragazze passeggiare per il centro o sedute su un muretto o intorno ai tavolini dei locali.

domenica 8 marzo 2009

Un altro viaggio








Eccomi qui a scrivere da un internet caffe' del Cairo, prima volta in Egitto, prima volta in Africa.
Nei computer di fianco a me giovani che parlano in arabo e ragazze con il velo, fuori un "Ahwa", un localino con sedie all'aperto dove si beve caffe e si fuma il narghile'.
Sono arrivato il 5 dopo un viaggio disastroso, dovevo arrivare alle 4 del pomeriggiuo ma sono arrivato alle 11 di notte.
Sto' in un hotel del centro, ieri ho visitato le piramidi, non solo quelle di Giza, dove c'era una tempesta di sabbia che non me le ha fatte godere a pieno, ma sono entrato anche nella piramide rossa (e in lontananza quella romboidale ma e' chiusa al pubblico) a Dahshur, il villaggio di Menfi col suo museo all'aperto, la piramide a gradoni di Saqqara e quella di Teti dove sono entrato.
A giza ho fatto il percorso in cammello ma la tempesta di sabbia non ha permesso di avvicinarmi troppo alle piramidi e insieme alla stanchezza, mi ha convinto a non entrare in nessuna di queste, pero' ho visitato il tempio della sfinge.
Oggi ho visitato il maestoso museo egizio, ed ho visto di persona la maschera di Tutankamon che avevo visto migliaia di volte in foto o in televisione.

sabato 28 febbraio 2009

Da GreenPeace

Amazzonia arrosto
29 Gennaio 2009

Tra il 2000 e il 2007 circa 154,312 km2 di foresta amazzonica sono andati perduti: un’area pari alla superficie della Grecia. La causa principale di questa distruzione è l’allevamento bovino che dai primi anni Settanta si sta espandendo in maniera esponenziale.
Il Brasile è al quarto posto nella classifica dei paesi emettitori a livello globale. La deforestazione e il cambio d’uso dei suoli forestali causa il 75% delle emissioni del Paese. Di questa percentuale il 59% proviene dalla perdita di copertura forestale e dagli incendi nella regione amazzonica. Si stima che l’Amazzonia conservi tra 80 e 120 miliardi di tonnellate di carbonio. Se queste riserve di carbonio venissero distrutte, si emetterebbe in atmosfera una quantità di gas serra (GHG) pari a 50 volte quelle prodotte dagli Stati Uniti in un anno.

sabato 8 novembre 2008

Se c’è un Dio ce l'ha con Haiti!

Perché le disgrazie e i devastamenti si susseguono sempre in questo paese del mar dei caraibi?
Cosa c’è che non và in quella bambola vudù trafitta continuamente da miriadi di spilli?
Cosa avrà fatto di male la gente che vive in quella mezza isola?
Notizie dal telegiornale, oggi non è uno dei tanti uragani che spazzano via la terra da sotto i piedi della povera gente, oggi è una scuola con circa settecento bambini che è crollata.
Sono almeno 80 i bambini rimasti vittima del crollo della scuola 'La Promesse' avvenuto ieri a Petion-ville, nella periferia orientale della capitale Port-au-Prince ma il bilancio è del tutto provvisorio.
Ieri i soccorritori cercavano sopravvissuti scavando con le mani tra le macerie, non hanno nemmeno i mezzi per lavorare.
Nello stabile avevano sede un asilo, una scuola elementare e un liceo.
Le autorità non hanno ancora detto niente sulle cause dell' improvviso crollo, anche se alcuni residenti nel quartiere, dicono che qualche anno fa la scuola era stata ristrutturata visto che aveva già subito dei crolli parziali.
I telegiornali mostrano le mamme disperate che piangono i loro figli.
Disperazione, frustrazione, senso d’impotenza.
Haiti è un paese oppresso dalla povertà e dal sovraffollamento urbano, con un paesaggio di spoglie colline e una popolazione che sta ancora patendo le conseguenze delle lotte intestine, del malgoverno e della corruzione.
L’isola di Hispaniola è divisa in due, ed Haiti era una colonia Francese.
Nel maggio 1803 il leader dei ribelli Jean-Jacques Dessalines s’impossessò del tricolore francese ed eliminò il bianco dichiarando che avrebbe cacciato i bianchi dal paese. Dessalines issò la nuova bandiera in una serie di vittorie successive. Il 1° gennaio 1804 Dessalines proclamò l’indipendenza di Haiti, che divenne la prima repubblica governata da neri.
Haiti è la patria del tanto discusso, ma anche splendidamente spirituale, voudou (vudù), una religione africana, che fu portata nell’isola dagli schiavi africani e in seguito si amalgamò con il cattolicesimo. Dopo che i missionari convertirono gli schiavi al cristianesimo (torturando i capi religiosi fino alla morte e con altri mezzi simili), certi santi cattolici con attributi analoghi a quelli delle divinità africane divennero i simboli delle tradizioni spirituali che erano state venerate per generazioni. I riti vudù celebrano gli spiriti, gli avvenimenti fortunati, la nascita e la morte con danze, suoni di tamburi e possessioni spiritiche. Le cerimonie hanno luogo anche per allontanare le malattie o la sfortuna o per guadagnarsi il favore di un certo lwa (spirito, santo, divinità) e possono includere persino sacrifici di animali. La musica, i tamburi e le danze associate ai rituali vudù sono diventati una parte importante della cultura popolare haitiana.
Passeggiando per le strade di Santiago de Cuba capita spesso di trovare studenti haitiani, e il fatto che ti dicono che a Cuba stanno benissimo la dice lunga sulle condizioni del loro paese.
Però, chi risponde alle mie domande?
Perché le disgrazie e i devastamenti si susseguono sempre in questo paese del mar dei caraibi?
Cosa c’è che non và in quella bambola vudù trafitta continuamente da miriadi di spilli?
Cosa avrà fatto di male la gente che vive in quella mezza isola?

giovedì 18 settembre 2008

martedì 12 agosto 2008

*Probabilmente il Solitario George avrà erede

Il 26 Marzo ho publicato un post (*Verso.San.Cristobal) dove raccontavo la storia di Solitario George, una Tartaruga gigante delle Galapagos rimasta unica della sua sottospecie trovata per caso su un isola dell'arcipelago. Qualche giorno fa ho sentito alla televisione questa notizia, così ho cercato su internet e copio-incollo da ATS/ANSA :

QUITO, 22 lug (ats/ansa) Il Solitario George, l'ultimo esemplare di tartaruga gigante della specie Geochelone Abigdoni originario dell'isola di Pinta nell'arcipelago delle Galapagos, avrà una discendenza dopo tantissimi anni di infruttuosi tentativi di indurlo a riprodursi.La lieta notizia è stata annunciata dai biologi del Parco nazionale delle Galapagos (Png) che da decine di anni avevano pazientemente escogitato ogni stratagemma, offrendogli diversi tipi di compagne, per convincere George ad accoppiarsi.
Ma lui, che ha circa 100 anni, non ha mai assecondato gli esperti, mostrando anzi un caratteraccio ed aggredendo ogni femmina che gli scienziati collocavano nel suo recinto.
Tutto inutile fino a qualche tempo fa quando i guardiaparchi hanno notato una femmina, la numero 107, che iniziava a scavare nel terreno con l'intenzione di creare un nido. E ieri la buona novella: sono state trovate nove uova, di cui tre ancora intatte, subito messe nell'incubatrice.
Bisognerà aspettare quattro mesi per avere la conferma che il Solitario George diventerà, come tutti auspicano, finalmente papà.

sabato 7 giugno 2008

giovedì 1 maggio 2008

*Malvinas o Falkland?

Ricordo che nell’isola della terra del fuoco, su un muro del posto di controllo migratorio argentino c’è un adesivo con scritto: Las Malvinas son argentinas, le Malvine sono argentine. Questo aspro arcipelago continuamente battuto da venti gelidi è una colonia inglese ma rivendicato fortemente dagli argentini. Questo sentimento si avverte un po’ in tutta l’Argentina, con vie e piazze dedicate, ma ancor di più in quest’isola così australe, forse molto simile. In ostello c’è un inglese e un pomeriggio ci facciamo una chiacchierata a proposito, dice che è meglio non affrontare l’argomento con gli argentini, che a proposito possono diventare sgradevoli, anche se a lui non importa assolutamente nulla delle Falkland e dell’assurda guerra degli anni ottanta.
Situate nell'Atlantico meridionale a circa 1000 km ad est delle coste argentine, prima dell'arrivo degli europei le Isole Falkland erano disabitate.
Scoperte nel 1592 da marinai britannici e battezzate Falkland, furono parzialmente colonizzate in seguito dai francesi che le ribattezzarono isole Malouines e acquistate dagli spagnoli nel diciottesimo secolo. L’arcipelago fu poi occupato nel diciannovesimo secolo da coloni britannici, ma l'Argentina dopo l' indipendenza si considerò erede dei diritti della Spagna, stabilì nelle isole un piccolo distaccamento militare e nel 1828 vi insediò un governatore. Nel 1831 un gruppo di corsari britannici invase le isole, disarmò la guarnigione argentina e spodestò il governatore.

Anche se il contenzioso tra i due Stati durava da quasi un secolo e mezzo, Il 22 marzo 1982 un gruppo di argentini innalza la bandiera bianca e celeste argentina nell'isola di San Pedro, senza sottostare alle procedure di immigrazione previste. Prende il via l'operazione 'Rosario'. Un operazione che secondo alcuni era stata studiata da tempo dalla giunta militare argentina per riportare le Falkland-Malvine sotto la sovranità argentina e prorogare così la dittatura. Il 2 aprile 1982 le forze armate argentine, sbarcano nelle Falkland e ribattezzano Puerto Argentino la capitale Port Stanley.
Il 4 aprile il governo inglese decide di ristabilire l’amministrazione britannica sulle isole e il giorno dopo le prime navi della “Royal Navy” salpano verso le isole. Una settimana dopo, le autorità britanniche stabiliscono il blocco delle Falkland per una fascia di 200 miglia marine, il cui interno viene considerato zona di guerra. Il 24 aprile l'Argentina propone un amministrazione mista per le Falkland: due governatori, due bandiere, un consiglio composto da kelpers (gli abitanti delle isole) e argentini. Londra non accetta la proposta. Il 25 aprile incursori britannici sbarcano nell'isola di San Pedro e catturano gran parte dei 185 militari della guarnigione argentina. L’Argentina si dichiara “tecnicamente in stato di guerra”. Il 2 maggio un sottomarino britannico a propulsione nucleare affonda l’incrociatore argentino General Belgrano, che sembra dirigersi verso la zona di interdizione. Muoiono 321 cadetti della marina argentina.
Verrà poi accertato che la nave argentina navigava lontano dalle acque proibite. Il 4 maggio un missile colpisce un cacciatorpediniere britannico che affonda tre giorni dopo, 20 morti. Il 7 maggio Londra amplia la zona di esclusione totale fino al limite delle acque territoriali argentine. La flotta argentina è bloccata nei porti. Il 20 maggio fallisce un tentativo di mediazione del segretario generale dell ONU. Il 21 maggio comincia l'attacco finale britannico con la riconquista dell isola di Soledad, la principale dell'arcipelago. Nella battaglia aeronavale affonda una fregata britannica, 22 i morti. L'Argentina perde nove aerei. Il 25 maggio ancora una battaglia aeronavale: viene colpita un’altra fregata, 24 i morti. Il 28 maggio la task force britannica riconquista Goose Green, nella battaglia restano uccisi 250 militari argentini e 17 tra i britannici. L’8 giugno gli aerei argentini attaccano tre navi britanniche, causando circa 50 morti. Il 14 giugno le truppe britanniche giungono fino alla periferia della capitale, Port Stanley, e il 15 giugno sbarcano a Bluff Cove, imponendo la resa alle truppe argentine.
Falkland back to England.
Tre giorni dopo il presidente della giunta militare argentina Leopoldo Galtieri si dimette. Così inizia la fine della dittatura militare Argentina.
Oggi l’arcipelago è popolato da circa 3000 abitanti di origine britannica, la ricchezza dell' arcipelago è costituita dalle pecore, la cui lana viene esportata in Gran Bretagna. lo stile di vita della popolazione è tipicamente britannico. Gli abitanti frequentano i ''pubs'' e appendono alle pareti il ritratto della regina. Il tenore di vita medio è molto alto.

Purtroppo arrivarci è difficile e carissimo, in più non sembra aver grandi attrattive turistiche, anche se mi è girata per la testa l'idea di visitarle, non ci sono andato!

martedì 1 aprile 2008

*Ultimi giorni

Anche questo viaggio è finito,
Arrivo a Piura verso le 10 del mattino del 28 e l’autobus per Lima parte la notte, così passo tutto il giorno in questa città del nord del Perù. Sono a Lima il giorno dopo e soggiorno per due notti al Rodas 2 dove Ivan è tornato per sostituire la coppia che c’era in febbraio e che non c’è più. Camminando per Miraflores, in avenida Larco, incontro Roberto, un vecchio amico napoletano, anche lui aveva la ragazza qui, ma si son lasciati.
Il 30 vado con lui a pranzo e a visitare il quartiere dove alloggia, Pueblo libre e a cena andiamo a San Isidro. Il 31 mattina vado a passeggiare in centro, Plaza de Armas, Jiron la Union, Plaza San Martì, parque de la Muralla poi il pomeriggio a Miraflores. La notte ho l’aereo per Madrid. E oggi arrivo a casa.

giovedì 27 marzo 2008

*Ultime ore di "Galapagos"

Il centro d’interpretazione dell’isola San Cristóbal propone varie fasi della storia dell’arcipelago, la formazione vulcanica, le correnti marine che rendono particolari le isole tra loro, la colonizzazione, la creazione del parco naturale. Molto interessante, almeno per quanto mi riguarda, la storia “umana”: Originariamente disabitate, furono rifugio di pirati e corsari per circa due secoli poi dall’inizio dell’ottocento, per oltre un secolo, le Galapagos furono oggetto di cacce spietate alle balene, alle otarie e alle tartarughe che venivano stivate vive nelle navi e costituivano una provvista di cibo fresco per gli equipaggi in quanto potevano sopravvivere per lunghissimo tempo senza acqua né cibo. Con l’acquisizione dell’indipendenza la nuova repubblica dell’Ecuador ne prese possesso nel 1832 e il nuovo governo impiantò nell’isola Floreana una colonia di prigionieri politici e delinquenti comuni, la colonia si estinse nel 1878. Nel 1835 il viaggio di Darwin cambiò il destino dell’arcipelago. A bordo della nave Beagle con il comandante Fitzroy egli effettuò un lungo viaggio compiendo rilevamenti ed esplorazioni. Un altro tentativo di colonizzazione venne fatto verso il 1930 da un gruppo di tedeschi e norvegesi, ma fallì. Padroni dispotici furono assassinati e altri costretti a scappare. In seguito il governo ecuadoriano vi trasferì qualche famiglia di agricoltori e pescatori, dai quali ebbe origine l’attuale popolazione. Durante la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti vi stabilirono una base militare. Varie volte gli Stati Uniti hanno cercato di conquistarle, ma il governo ecuadoriano si è sempre rifiutato di cederle.
Ritornando a Puerto Baquerizo Moreno a piedi, mi fermo in una spiaggia dove ci sono alcune otarie, soprattutto piccoli, a fare fotografie, la spiaggia è di sabbia ma è un po’ sporca, con bottiglie di plastica e di vetro sparse qua e là. Continuo la mia passeggiata e poi vado a fare un giro per il lungomare e il paesino per le ultime foto ricordo. Si avvicina l’ora di lasciare questo paradiso in terra, che poi tanto paradiso non è, né per gli uomini né per gli animali, ma forse solo per noi turisti. Con un taxi raggiungo il piccolo aeroporto e dopo un ora e mezzo di volo arrivo a Guayaquil, vado al terminal degli autobus dove è venuta a salutarmi Mabel. Compro il biglietto per Piura, Perù. È pomeriggio e l’autobus parte la notte, così con Mabel andiamo in centro a fare un giro e a cenare. La notte dormo in autobus, il sonno interrotto alla frontiera per timbrare l’uscita dall’Ecuador e l’entrata in Perù.

Viaggio nel Viaggio: Terminato!

mercoledì 26 marzo 2008

*Verso San Cristóbal

Nel pomeriggio devo prendere la barca per andare nell’isola di San Cristóbal, dove passerò l’ultima notte di questo meraviglioso viaggio nel viaggio, la mattina sono libero, così dopo colazione vado un po’ in giro per negozietti di souvenir a comprare qualche regalino e a fare un giro per il lungomare e il molo. Una tartaruga marina nuota tranquilla nelle acque davanti al lungomare e mi fermo qualche minuto a guardarla immergersi e riemergere più volte. La mattina è lunga, così decido di andare a fare un giro al centro d’investigazione Charles Darwin, che ho già visto il primo giorno in compagnia di una guida, ma, come sempre quando sei con una guida, la visita era stata veloce e il cammino forzato. Da solo posso camminare tranquillo per il percorso e fermarmi ad ammirare le grandi tartarughe, che sono anche più sveglie e meno nascoste, la maggior parte di loro sta mangiando. Vedo anche il solitario George, che l’altro giorno dormiva nascosto in un angolo. Il Solitario George è il simbolo delle Galapagos ed è l’ultimo della sua specie, una grande tartaruga maschio che è stata trovata tanti anni fa in un’isola dell’arcipelago dove si pensava che non ci fossero più tartarughe. Con lui ci sono due femmine di una specie simile, ma purtroppo non riesce ad accoppiarsi, quindi, quando morirà, la sua specie si estinguerà con lui. Vado avanti e indietro per i sentieri, a fare fotografie e fotografarmi insieme alle grandi tartarughe, anche le gialle iguane terrestri sono più sveglie stamattina. Ritorno in paese e vado a pranzo, poi vado in hotel a recuperare lo zaino e Esther mi accompagna con un taxi al molo dove mi controllano i bagagli in cerca di frutta, animali, coralli o pietre, perché dall’isola non si può portar via niente. Lascio lo zaino in barca poi saluto Esther che ritorna in hotel e mi bevo una coca-cola nel bar davanti al molo aspettando l’ora di salpare. Due ore di mare, in un grande motoscafo, incrociamo solo un’isola, nemmeno un delfino, però il viaggio è piacevole, le gocce d’acqua salata mi bagnano quasi completamente.
Arrivato al molo di Puerto Baquerizo Moreno, la capitale dell’arcipelago (anche se Puerto Ayora è più grande), mi danno il benvenuto una dozzina di otarie stese proprio alla fine del pontile, rimango del tempo li, così vicine, libere, indifferenti alla presenza mia e di altri turisti. Le foto si sprecano, poi vado in cerca dell’hotel San Francisco, poco lontano dal molo c’è una specie di spiaggetta chiusa dove i bambini nuotano praticamente vicinissimi alle otarie e si spaventano quando quest’ultime si avvicinano troppo. Arrivo all’hotel, un po’ freddo e apatico, ma sul lungomare. Mi faccio una doccia e tolgo i vestiti bagnati poi scendo di nuovo a passeggiare sul lungomare e a pochi metri dall’hotel c’è una spiaggetta con una folta colonia di otarie che rumoreggiano e aspettano chissà ché. Vado a cenare poi cammino per tutto il lungomare, è notte ma voglio cercare di vedere e scoprire più cose possibili. Il mare è molto agitato e le onde sono altissime, una arriva fin sopra la passeggiata, bagnandomi tutta la schiena e costringendomi a tornare in hotel a cambiarmi perché il venticello è freddo. Però è ancora presto per andare a letto e quindi continuo la mia camminata, su e giù per il lungomare. Poi però arriva l’ora di andare e mi addormento con la televisione accesa.

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