Foto del Giorno del "Resto del Carlino" di Reggio Emilia di Martedì 13 Novembre. Scattata a Baan Mai NaiSoi, 25-30chilometri da Mae Hong Son, nel nord ovest della Thailandia nel 2010.baan-mai-naisoi-temporary-shelter-area
Foto del Giorno del "Resto del Carlino" di Reggio Emilia di Martedì 13 Novembre. Scattata a Baan Mai NaiSoi, 25-30chilometri da Mae Hong Son, nel nord ovest della Thailandia nel 2010.




Ex Carcere di Fornelli - Isola dell'Asinara

Che tristezza. Ho letto oggi che il parco delle Galapagos ha diffuso la notizia che il Solitario_George, che avevo "conosciuto" nel marzo 2008 purtroppo è morto. Il Solitario George era un simbolo delle Galapagos ed era l’ultimo della sua specie, una grande tartaruga maschio di circa 100 anni che è stata trovata tanti anni fa in un isola dell’arcipelago dove si pensava che non ci fossero più tartarughe.
Aspetto pochi minuti l'autobus per Goreme, e mi
faccio lasciare lungo la strada nel villaggio di Uchisar, il castello
è un alto affioramento di roccia vulcanica formata
da due picchi triangolari e altri due più piccoli che sembrano due
torri, visibile a chilometri di distanza, quindi mi
incammino verso di quello, saranno si e no due chilometri. Anche il
castello di Uchisar è una famosa attrattiva turistica, ma per
fortuna ( a dire il vero non proprio) piove e i turisti sono
“relativamente” pochi. Dalla cima si può ammirare una vista a
360 gradi sulla Cappadocia, un incredibile paesaggio. Faccio delle
passeggiate anche nei dintorni, tra strade di fango, case rupestri e
il villaggio, poi aspetto sotto un diluvio l'autobus per Goreme. In
ostello per fortuna mi fanno fare una doccia calda, poi una
controllatina veloce alle mail, mi riprendo lo zaino e mi avvio verso
la piazza dove mangio qualcosina e salgo sul autobus che mi porterà
a Istanbul, quindi guardo per l'ultima volta il paesaggio strampalato
di Goreme e saluto la Cappadocia e l'Asia, domani sarò
di nuovo in Europa.

Qui a Gorome il paesaggio è veramente incantevole, non solo il villaggio con le abitazioni scavate nelle strambe formazioni rocciose, ma anche le varie vallate che la circondano. Comunque questa cittadina ospita un patrimonio dell'umanità dell'UNESCO che non si può lasciar perdere, il museo a cielo aperto di Goreme, appunto.
Quindi dopo colazione mi incammino verso il sito, che è poco fuori dalla zona abitata, ammirando il paesaggio che mi stupisce passo dopo passo. Arrivo all'ingresso, dove ci sono già diversi autobus che vomitano turisti casinisti e confusi e per un attimo sono tentato di lasciar perdere ed andare a farmi una camminata tra i vari sentieri che si perdono tra le vallate e i camini delle fate, ma la curiosità mi spinge ad entrare.
Pago il biglietto, passo il tornello, evito un gruppo di bambini in gita scolastica e comincia a piovere, mi rifugio nel bar-negozio-di-souvenires-cesso-publico per qualche minuto, poi smette, almeno per un po', e finalmente riesco ad addentrarmi nelle prime grotte scavate. 


Questo luogo, in passato, era un importante insediamento religioso che accoglieva una comunità di monaci ed è un insieme di chiese, cappelle e monasteri di epoca bizantina, alcune grotte nascondono meravigliosi affreschi che mi lasciano di stucco. Peccato che dentro non si possano far foto e mi tocca rubare qualche scatto di nascosto e frettolosamente. Merita sicuramente la visita, nonostante le troppe comitive di turisti e la pioggia che ogni tanto cade. Per visitare la chiesa più bella si paga un biglietto extra, questo mi fa un po' piacere perchè molti turisti sono scoraggiati e quindi si può visitare con più calma e meno gente attorno. Prima di uscire mi devo riparare da un acquazzone nel bar-negozio-di-souvenires-cesso-publico.
Nonostante la pioggia e il fatto di non essere attrezzato a trekking sotto l'acqua, mi incammino per sentieri che si perdono tra le bizzarre forme rocciose scavate dal tempo e dal vento. Paesaggi da fiabe, altre grotte affrescate, abbandonate e deserte, l'incontro con una tartaruga, pioggia, sole, viste panoramiche, cavalli al pascolo, l'incontro con un venditore di paccottiglia e di spremute d'arancia che me ne prepara una sotto la pioggia, mentre la moglie si ripara in macchina, camini delle fate,



I suoi paesaggi sono pieni di cavità e grotte, sia naturali che artificiali, e molte continuano ad essere abitate ancora oggi. Dopo qualche ora rientro in ostello, il letto è pronto. Mi sistemo e non mi sembra vero che posso svenire tranquillo per tutto il pomeriggio.
Ho a disposizione solo qualche ora, perchè nella notte viaggerò verso la Cappadocia. Dal grande Otogar (stazione degli autobus) raggiungo Kaleiçi (il centro storico) con la AntRay, un nuovo e moderno sistema tramviario che assomiglia ad una linea metropolitana all'aperto. Lungo la via che dalla stazione del Ant Ray porta al Kaleiçi c'è una bella mostra fotografica all'aperto, con foto di vari fotoreporter famosi (un esempio su tutti Steve McCurry). Il quartiere storico è assediato dai turisti. Mi bevo una fresca spremuta d'arancia. Do uno sguardo veloce alle varie attrattive principali: il simbolo di Antalya, un minareto scanalato molto caratteristico, entro nella moschea adiacente, un occhiata distratta alla torre dell'orologio, altro simbolo della città, un giro nella piazza dove c'è la statua di Ataturk. 

Messo a 20 metri sott'acqua come attrattiva turistica, è integro e si visita anche l'interno, immersione molto suggestiva e molto più divertente e gratificante di quella del mattino. Finita l'immersione anche stavolta ci spostiamo e si buttano in acqua gli Open Water. Sbarco che ormai il sole sta calando.
Il monumento più fotografato è forse "la biblioteca di Celso", meglio dire la facciata della biblioteca, interamente ricomposta da archeologi austriaci. Spettacolare anche il teatro grande, veramente grandissimo, in grado di ospitare 25000 persone, peccato che al suo fianco c'è una gru. Un altra attrattiva curiosa sono le "latrine pubbliche per gli uomini", strappiene di gente... forse qualcuno pensa che siano i cessi pubblici, visto che non sono poi così interessanti nè belle nè fotogeniche... sono dei buchi su lastre di pietra che coprivano un rigagnolo d'acqua.
Il museo del Louvre è uno dei più ricchi e famosi al mondo, ospita circa trecentottantamila opere d'arte tra le più celebri, quindi qui non posso stare a descriverle tutte, anche perchè non le ho nemmeno viste tutte. Anche il palazzo che ospita il museo è una vera e propria opera d'arte realizzata nel corso di 800 anni. L'opera più visitata e ricercata è probabilmente la "Gioconda"Questo è un diario di viaggio, senza presunzioni. Cronache, racconti, appunti, memorie delle mie avventure, a volte con frasi prese in prestito da libri, riviste, giornali o copia-incolla da siti internet.