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giovedì 28 agosto 2014
Il relitto del KT12 - Orosei
Partenza dal porticciolo turistico di Cala Gonone con un bel barcone, dopo circa una quarantina di minuti di navigazione ci prepariamo e ci immergiamo, siamo due gruppi di subacquei, uno con cinque sub più la guida e l'altro con quattro sub (me compreso) e un altra guida. Bellissimo relitto, giace in perfetto assetto di navigazione, a circa un miglio da terra, di fronte alla spiaggia di Orosei, adagiato su un fondale di 34 m. Nave militare tedesca da carico , armata, adibita al trasporto di vettovagliamenti, automezzi e carburanti verso il nord Africa. Al suo primo viaggio, il 10 giugno 1943 fu attaccato dal sommergibile inglese Safari ed un siluro lo colpì a prua, staccandola di netto. La prua affondò immediatamente, mentre la nave incendiata andò alla deriva per 40 minuti prima di affondare a sua volta. Molti furono i morti e i feriti, che vennero aiutati dagli abitanti di Orosei. La guida ci ha detto che non ci furono sopravvissuti, anche chi riuscì a raggiungere la costa, morì in ospedale per le ustioni riportate dall'incendio. Molto suggestivo il cannone di poppa con la canna puntata verso il cielo, nel punto d’impatto del siluro le lamiere sono contorte e deformate dall'esplosione e da li entriamo per poi uscire dall'alto nel mezzo della nave. Dopo un ora in superficie ci immergiamo dov'è affondata la prua, impressionante, poi seguendo una sagola andiamo alla ricerca di parti del carico sparse, distribuite sulla sabbia tra la prua ed il resto della nave, camioncini, carrelli, fusti di carburante e rottami vari.
mercoledì 27 agosto 2014
Nuraghe Losa
Prima di andar via entriamo nel piccolo museo dove si trovano alcune foto e reperti ritrovati nell'area. Ci fermiamo all'ombra della quercia vicino alla macchina e ci mangiamo i panini, ormai è ora di pranzo, poi si riparte.
giovedì 15 maggio 2014
Baia e Ninfeo Claudio
Per la prima immersione devo presentarmi alle 10:30 al dive center, ma prima vado al Castello Aragonese per visitare il museo dei Campi Flegrei, dopo un cornetto al cioccolato e un caffè al bar. L'imponente castello si trova su un promontorio a picco sul mare a circa quindici minuti di cammino dal porto, la costruzione iniziò verso il 1490, sui resti di una antico palazzo romano, in un'area strategica da cui si domina lo specchio di mare che si estende dal golfo di Pozzuoli all'acropoli di Cuma, con veduta di Capri, Procida ed Ischia. Il panorama dai bastioni è fantastico, la giornata è splendida e vien voglia di tuffarsi in mare. La visita all'interno del castello, al museo, è abbastanza veloce, hanno aperto le porte in ritardo e non ho molto tempo.
Nel museo sono esposti reperti archeologici provenienti da Pozzuoli, Cuma e Baia. Arrivo puntuale al dive center, prepariamo l'attrezzatura, mi metto la muta e i calzari e saliamo sul gommone, pochi minuti di navigazione e arriviamo al sito chiamato Secca Fumosa.
In acqua siamo solo io e la guida-istruttrice che mi accompagna. L'immersione è caratterizzata dai resti di 12 piloni in muratura di epoca romana che sorreggevano il grande molo panoramico che si protendeva nello specchio d'acqua del Lacus Baianus, l'odierna Baia. L'immersione si snoda lungo il percorso tracciato dai piloni, alcuni alti anche otto metri e ricoperti e circondati da tanta vita marina. Il percorso è arricchito dalla suggestiva presenza di "fumarole": sorgenti d'acqua calda e bollicine di origine vulcanicache si sprigionano dal fondale e che danno il nome al sito. Finita l'immersione si ritorna al molo, faccio una doccia e mi vesto, vado a mangiare un panino e alla 14:30 si parte per la seconda immersione al Ninfeo Triclinio dell'Imperatore Claudio, nei pressi di Punta Epitaffio, a pochi minuti di navigazione. L'immersione è a pochi metri di profondità, nella zona A dell'area marina protetta del parco archeologico sommerso. Si tratta dei resti di un edificio di forma rettangolare dove si ammira la ricostruzione di una serie di statue, le originali si trovano nel museo dei Campi Flegrei.
Questo gruppo di statue costituiva una sorta di galleria di ritratti dinastici dell'imperatore, la statua di Antonia Minore, la mamma dell'imperatore, quella di una bambina, probabilmente una figlia dell'imperatore morta in tenera età, due statue di Dioniso, che rappresenta la personificazione dell'inebriamento, e con al culmine un apside con la scena dell'Odissea con la statua di Ulisse che porge una coppa di vino a Polifemo (la cui statua non è stata ritrovata) e il compagno Bajos con un otre che versa il vino. Proseguendo si incontra una strada basolata, la via Herculea, che da Baia arrivava fino all'odierna Pozzuoli, e i resti di due ville con pavimenti in marmo e cotto ottimamente conservati. Una volta a terra, dopo aver lavato l'attrezzatura, sistemato le varie cose, pagato il conto, ritorno nella camera, mi rilasso un'oretta, mi preparo e risistemo lo zaino, lascio le chiavi, saluto e, con lo zaino in spalla, vado a visitare le Terme di Baia, strutture archeologiche di epoca romana disposte su terrazzamenti.
Dalla piazzetta dietro il porto, dove c'è il tempio di Diana, partono delle scale che portano sulla collina dove si trova l'entrata. L'ingresso è gratuito anche qui come al castello e il guardiano mi fa lasciare gentilmente lo zaino in guardiola. Visita interessante e vista panoramica molto suggestiva. Il cielo si scurisce sempre più, così, prima che cominci a piovere, mi incammino verso la stazione di Fusaro, non molto distante dalle terme, quindi raggiungo Napoli, la stazione di Montesanto, e poi con la linea 2 arrivo alla stazione centrale, mangio una pizza, bevo una birra e alle 21:30 parte il treno per tornare a Reggio Emilia.
mercoledì 14 maggio 2014
Arrivo a Baia, Campi Flegrei, Napoli
Verso le 8:30 prendo l'intercity che da Reggio Emilia mi porta a Napoli, il viaggio scorre tranquillo mentre leggo "Navi fantasma", una serie di racconti di vicende marinaresche dominate dal tema comune di navi affondate o abbandonate alla deriva e le storie delle ricerche per il recupero dei relitti, narrati in prima persona dall'autore, Clive Cussler. La mia meta è Baia, anzi, il Parco Archeologico sommerso di Baia, a nord del Golfo di Napoli, nel comune di Bacoli, un'area marina protetta localizzata nel più vasto contesto del Parco dei Campi Flegrei. In epoca romana, come testimoniato dai resti di ricche ville, templi e impianti termali, fu luogo di riposo e di villeggiatura frequentato da patrizi romani.
Nel territorio di Baia si possono ammirare numerose vestigia dell'età romana e parte del complesso archeologico rimane sotto il livello del mare. La particolarità della zona è legata al fenomeno vulcanico del bradisismo che ha interessato da sempre l'intera costa nord della Provincia di Napoli. Tale fenomeno ha causato, piano piano, l'inabissamento della linea di costa romana di svariati metri. Arrivo alla stazione di Napoli centrale più o meno alle 15:30, con la linea 2 della metro arrivo a Montesanto, qualche centinaio di metri più in là c'è la stazione della ferrovia Cumana, dove aspetto una quarantina di minuti il treno. Scendo a Pozzuoli, fermata di Lucrino, davanti il lago di Lucrino e dietro il mare. Costeggio il mare a piedi per meno di due chilometri, fino al porto di Baia, nel comune di Bacoli. Sono le 17:30. Trovo subito la sede di SeaPoint, il centro subacqueo che ho contattato per fare due immersioni nel Parco Archeologico sommerso di Baia e che mi ha prenotato la stanza, che si trova proprio sopra il Dive Center.
giovedì 23 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
Dunluce Castle - 23 maggio 2013
domenica 17 novembre 2013
Fine settimana a Trieste
Dopo quasi quattro ore di macchina usciamo dall'autostrada e ci affacciamo sul bellissimo golfo di Trieste, arriviamo all'entrata del Castello di Miramare, parcheggiamo e prendiamo i panini fatti a casa che ci mangiamo nel grandissimo parco del castello che sembra più un bosco. La giornata è bellissima, visto il brutto tempo dei giorni precedenti non ci speravo, invece c'è il sole e si sta benissimo.
L'odore del mare mi fa star bene. Il luogo è bellissimo, il castello è a picco sul mare, bianco e luminosissimo, giriamo intorno e lo ammiriamo da tutti i lati, anche dagli scogli e dal piccolo molo. Non entriamo, si è fatto tardi ed ho voglia di andare a riposarmi in hotel, prenotato su internet, quindi risaliamo in macchina e ci dirigiamo verso il centro città,
facendo la strada costiera che ci porta dritti dritti al parcheggio del "molo dei bersaglieri", il palazzo dei congressi della Stazione Marittima, vicinissimo alla via dell'hotel che raggiungiamo in pochi minuti a piedi. L'hotel è in un edificio dell'800, la reception è al primo piano, ci accoglie un ragazzo che ci accompagna al terzo piano dove c'è la nostra accogliente camera che ci piace tanto.
Riposiamo e ci prepariamo, poi andiamo al "molo dei bersaglieri" alla tattoo convention, salutiamo alcuni amici, beviamo qualche birretta, guardiamo i vari stand, premiazioni tatuaggi e lo spettacolo di burlesque. Abbandonata la convention andiamo a mangiare e a fare un giro nell'animatissimo centro, piazza Cavana,
piazza Unità d'Italia e le vie tutte intorno, il centro è veramente bello ed è pieno di gente, ci chiudiamo in una birreria in stile bavarese poi stanchi e infreddoliti andiamo a dormire.
Ci svegliamo con calma, lasciamo l'hotel e andiamo a fare un giro per il centro, pieno di gente, qualche foto di giorno a piazza Unità d'Italia, la più grande piazza europea sul mare, altre piazze e vie, il canal grande di Trieste poi andiamo a fare il "brunch". Con la macchina ci dirigiamo verso la Risiera di San Sabba, grazie ad una gentilissima coppia che ci accompagna, avendo dimenticato l'indirizzo che non mi ero scritto convinto di ricordarlo. La Risiera di San Sabba è un ex lager nazista, situato nella città di Trieste, utilizzato per il transito, la detenzione e l'eliminazione di un gran numero di detenuti, ora monumento nazionale e museo.
Questo luogo è di assoluta importanza in quanto fu l'unico campo di deportazione dell'Europa meridionale. Il forno crematorio e la connessa ciminiera furono abbattuti con esplosivi dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini, ma sono stati descritti successivamente dai prigionieri testimoni del campo. Non nego che mette inquietudine e oppressione.
Finita la visita ci fermiamo a comprare acqua e qualcosina da mangiare per il viaggio di ritorno in un supermercato e poi si parte per tornare a casa.
Bella Trieste.
martedì 20 agosto 2013
La mia foto sul sito di National Geographic
http://www.nationalgeographic.it/fotografia/2013/08/10/foto/la_mia_foto_il_meglio_di_luglio-1765451/12/#media
La foto è già stata apprezzata e pubblicata da "Lonely Planet Italia" e da "Il Mappamondo" in passato.
martedì 30 luglio 2013
Villa Webber
domenica 2 giugno 2013
5401 Km in automobile
La mia vecchia SEAT IBIZA 1997 un po' ammaccata ce l'ha fatta. Le sue ruote hanno calpestato l'asfalto della Svizzera, della Germania, dei Paesi Bassi, del Belgio, della Francia, attraversato lo stretto della Manica su un traghetto, l'Inghilterra, il Galles, il canale di San Giorgio su un altro traghetto, l'Irlanda, l'Irlanda del Nord, un traghetto nel mare d'Irlanda, un traghetto nel mare del Nord ed è tornata a casa...
venerdì 24 maggio 2013
Giant's Causeway
La leggenda più conosciuta invece racconta che la strada fu costruita dal gigante irlandese Finn MacCool per raggiungere e sconfiggere il suo nemico scozzese Finn Gall che distrusse il selciato per timore della sconfitta, vedendo Finn Mac Cool nascosto dalla moglie sotto al letto e credendo a ciò che ella disse, ovvero che fosse il figlio del gigante che avrebbe dovuto affrontare.
giovedì 23 maggio 2013
Derry - Irlanda del Nord
"Era una domenica, una maledetta domenica Quando spararono alla gente Le urla di tredici martiri Riempirono l’aria della libera Derry C’è qualcuno fra di voi Che ha il coraggio di dare la colpa ai ragazzi? Non c’era nemmeno un soldato sanguinante Quando chiusero i coperchi delle bare! Domenica maledetta domenica Una maledetta domenica era quel giorno!"
Così comincia una canzone di John Lennon, raccontando ciò che successe il 30 gennaio del 1972 quando il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili. Tredici persone, la maggior parte molto giovani, furono colpite a morte, mentre una quattordicesima morì quattro mesi dopo per le ferite riportate. Due manifestanti rimasero feriti in seguito all'investimento da parte di veicoli militari. Molti testimoni affermarono che i manifestanti colpiti erano disarmati. Cinque vittime furono colpite alle spalle. La prima conseguenza della strage fu che nei quartieri cattolici di Derry e di altre città nordirlandesi molte persone vollero unirsi all'IRA. Un'inchiesta governativa tenutasi in seguito al verificarsi dei fatti, prosciolse largamente l'autorità ed i soldati britannici da ogni colpa, ma fu da più parti criticato come un "insabbiamento". Solamente Il 15 giugno 2010 il primo ministro del Regno Unito David Cameron ha presentato le conclusioni del rapporto commissionato alcuni anni prima dal Governo britannico, che condanna senza alcuna giustificazione la condotta tenuta in quelle circostanze dall'esercito inglese.
mercoledì 22 maggio 2013
Sligo e Rosses Point
Il bello di viaggiare in macchina è che puoi andare dove vuoi e fermarti quando vuoi. Così decidiamo di passare a vedere Sligo, solo perché
ci attrae il nome. La parola "Sligo" deriva da una parola gaelica che significa "posto pieno di conchiglie". Il nome era proprio del fiume che passa in mezzo alla cittadina, oggi conosciuto come Garavogue, il quale era ricchissimo di conchiglie portate dalle correnti oceaniche nell'estuario della foce. Il nome fu esteso alla cittadina dopo che durante la costruzione degli edifici furono trovate conchiglie anche sulla terraferma. Pranziamo in città e facciamo un giretto in centro e sul lungofiume, ma non ci attira più di tanto, così prima di raggiungere Donegal per la notte, decidiamo di andare a visitare una località sull'oceano, poco distante da Sligo.
martedì 21 maggio 2013
Il Relitto del Plassy
Uno dei relitti che ci tenevo a vedere, anche se non sommerso ma sulla terraferma, è la “MV-Plassy”, incagliata su una spiaggia di ciottoli ad Inisheer, la più piccola delle isole Aran.
Arriviamo ad Inisheer dopo un giro turistico per vedere le Cliffs of Moher dal basso, con un piccolo traghetto che l'oceano fa ballare parecchio, partendo dal molo di Doolin dove fa capolino più volte un bellissimo delfino che qui è di casa. L'isola dista circa mezz'ora da Doolin. Una volta sbarcati raggiungiamo il relitto con una bella passeggiata tra i verdi prati chiusi da bassi muretti di pietre a secco dove pascolano alcuni cavalli, e più mi avvicino al sito e più diventano pietraie. La Plassy si palesa da lontano, era una nave mercantile di una compagnia Irlandese che l' 8 marzo 1960 mentre trasportava un carico di whisky, oltre a merci varie, tra cui balle di cotone e cartucce, si trovò in mezzo ad una violentissima burrasca che la fece incagliare vicino alla costa sud dell'isola, gli abitanti del piccolo paese aiutarono gli uomini dell'equipaggio che si salvarono tutti. Qualche settimana dopo, un'altra tempesta spostò la nave sulla spiaggia dov'è ancora incagliata, ormai arrugginita e sventrata ma che fa parte integrante del paesaggio della piccola isola ed attrae tanti turisti ed è apparsa anche nella sigla di “Father Ted”, una serie televisiva della metà degli anni novanta.
Negli anni le forti tempeste della zona l'hanno mossa diverse volte ma è ancora in assetto di navigazione nonostante si stia indebolendo sempre di più.
La motonave fu varata in Inghilterra il 2 ottobre 1940 col nome di “HMS Juliet” ed entrò in servizio per la Royal Navy il 20 marzo del 1941 come dragamine, nel novembre del 1942 prese parte allo sbarco degli Alleati nel Nord Africa Francese. Alla fine della seconda guerra mondiale la Juliet non serviva più alla Royal Navy e fu venduta al British Merchant Service che la ribattezzò “Paterjon” e trasformata in nave mercantile. Nel 1951 venne venduta alla compagnia Irlandese Limerick Steamship e cambio di nuovo nome in Plassy.
Dopo aver ammirato il relitto continuiamo la passeggiata fino al bellissimo faro per poi far ritorno al molo per riprendere il traghetto per Doolin e raggiungere in serata Galway.
mercoledì 15 maggio 2013
Cartolina da Stonehenge
England
150513
La leggenda vuole che sia stato il Mago Merlino, con le sue arti magiche, l'artefice del suggestivo monumento megalitico costituito da gigantesche pietre dal peso di più di 50 tonnellate che ne fanno uno dei misteri più appassionanti dell'archeologia.






