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venerdì 8 giugno 2007

* Yurimaguas

L' uomo che mi ha venduto il biglietto, mi ha anche detto che il bus sarebbe arrivato a Tarapoto verso le 9 o 9-30, calcolavo di arrivare verso le 11, visto il ritardo e le molteplici fermate, invece arrivo alle due e un quarto della notte, o della mattina, a seconda dei punti di vista. Non vado nemmeno a cercare un hotel, ma vado, con un motocarro-taxi, al "paradero" delle macchine ( taxi collettivi) che vanno a Yurimaguas e per fortuna, perché stanno asfaltando la strada e i mezzi possono circolare solo la notte fino alle sei del mattino, cosí mi sistemo in una macchina ad aspettare i mie compagni di viaggio. Verso le quattro partiamo e dopo il primo pezzo di strada disestato, inizia, per piú della metá del percorso, la nera lingua d' asfalto. Con mia grande sorpresa, il viaggio dura meno di tre ore, nel 2005 avevo impiegato sei ore ed ero arrivato distrutto, polvere in ogni mio buco e buche che facevano saltare la macchina, la strada era un disastro, ora é una favola.

Arrivato a Yurimaguas, con un solito motocarro, vado al molo, c'é una barca che salpa a mezzogiorno per Iquitos. Armo la mia amaca, dormo fino alle nove, mi faccio una doccia, e poi vado in centro a telefonare a Gianina, faccio qualche foto alla chiesa in plaza de armas, vado al mercato a comprarmi un pó di frutta per il viaggio e altre piccole cose che mi possono servire.


Ritornato al molo pranzo in un "comedor" popolare molto "rustico", un tetto di foglie di palma, un tavolone e una panca, una zuppa e un pesce fritto con del riso e un pó d'insalata.

Nel 2005, dalla barca, nel porto, si vedevano i delfini, ora non ci sono; un uomo che lavora nella barca mi dice che é facile vederli quando il fiume é piú basso.

Stranamente salpiamo puntuali a mezzogiorno, come mi hanno detto. L'altra volta mi avevano detto la stessa cosa, ma salpammo la notte del giorno dopo, passando una notte, tra l'altro malato a dormire nella barca ormeggiata e risparmiando i soldi dell' hotel.

* Rumbo a Tarapoto

Alle sette l'autobus che viene da Lima e va a Tarapoto non arriva, il ceffo che mi ha venduto il biglietto dice che é un pó in ritardo. Arriva alle otto e per far prima non entra nel terminal, ma devo andare fino alla strada perché si ferma solo un minuto per farmi salire e caricare dei pacchetti che vanno a Tarapoto. In compenso si ferma per mezz ora nella stazione dall' altra parte della cittá, dove salgono una decina di venditori ambulanti che cercano di vendermi degli altri King-Kong. Il viaggio é lungo e con parecchie fermate, alcune veramente lunghe. La strada é tranquilla, attraversa per un pó il deserto, poi comincia a salire, la vegetazione aumenta, il verde é ovunque, si supera il valico piú basso del Perú, "l'abra de porchula", 2140 metri s.l.m. poi si ridiscende nelle valli per attraversare, vicino alla cittá di Jaen, il Marañon, (che con l' Ucayali forma, poco dopo Nauta, il rio delle Amazzoni). La nebbia, le nuvole basse, i fiumi, piccoli ruscelli da guadare che attraversano la strada, varie cascate, la vegetazione ecuatoriale, fanno sembrare i dintorni paesaggi di un mondo perduto, come nei film di Jurassik park o il nuovo King Kong, anche se le foto, rubate al volo dall' autobus in corsa, non rendono l'idea.

giovedì 7 giugno 2007

* Continua el regreso

L' arrivo a Guayaquill é traumatico e caotico come la prima volta, il pulman mi lascia a circa un chilometro dal terminal provisorio, per via dei lavori di costruzione del nuovo terminal, cammino con lo zaino in spalla fino a la e dopo 10 minuti sonosu un altro autobus diretto alla frontiera con il perú di Huanquillas - Aguas Verdes, un unica cittadina ma dalla parte del Ecuador si chiama Huanquillas e dalla parte del Perú Aguas Verdes, divise solo da un fiumiciattolo e unite da un ponte. La strada é buona e dormo quasi tutto il viaggio. Verso le due mi lasciano al ufficio dell' immigrazione ecuadoreña, e in meno di cinque minuti sbrigo le formalitá per l'uscita dal paese. Fa caldo, aspetto l'autobus per percorrere i restanti tre chilometri che mancano alla cittadina-confine, peró un taxi si ferma e per un dollaro e mezzo mi porta dritto dritto fino al ponte, che devo attraversare a piedi, con tutti itragattini che mi ofrono i loro servigi, droghe e ragazze a basso costo. Passato il ponte prendo un motocarrotaxi con una vecchia signora, fino all immigrazione peruviana. Anche qui solo cinque minuti e poi sono nuovamente in strada ad aspettare un micro-bus che per 1,5 soles mi porta a Tumbes. Vado in un agenzia e compro il biglietto per Chiclayo, da dove poi prenderó il bus per Tarapoto. Sono le tre e il bus parte alle otto e mezzo, lascio lo zaino in agenzia e vado a girare per il centro della cittá, la plaza de armas con la sua cattedrale, il boulevar, alcune vie vicine e internet. Pranzo in un chifa, il classico ristorante cinese-peruano, le strade del perú sono piene di chifas. Ceno per strada con un hamburger, per la gioia del mio giá malandato stomaco, accompagnato da una coca cola e due pastiglie contro la diarrea.
L' autobus é uno schifo, senza bagno, sporco, e ha molti sedili rotti e sfondati, per di piú é pieno ma per fortuna mi assicuro un posto decente. Neanche questa notte dormo, le fermate sono continue e rumorose. Arrivo a Chiclayo alle quattro del mattino. Compro il biglietto per Tarapoto che parte alle sette; fa freddo. Compro anche due "King-Kong" da un chilo e uno da mezzo; il KingKong é un dolce tipico e rinomato di Chiclayo e Lambayeque, praticamente un mattone di pastasfoglia grossa, manjar blanco e marmellata di ananas, uno ha anche marmellata d' arachidi.

* Empieza el regreso

Mentre vado a comprare il biglietto per Guayaquill, la mattina del 29 maggio, ne aprofitto per fare un giretto per El Coca, la via principale, il malecon, le vie vicine, arrivo a un ponte che attraversa il rio Napo da dove vedo, in basso, una strana barca con un aereo sopra, non capisco che cosa é, se un ristorante turistico o una discoteca o chissá ché. Vado anche al molo, dove c'é piú gente che la scorsa notte, alcuni con valige e borse, che aspettano una barca per chissá dove e chissá quando. Vicino alle rive del fiume si vedono canoe e peque peque che navigano tranquille e immagino che la vita degli occupanti non é molto diversa dai loro simili ad Iquitos o nel resto della grandissima regione amazzonica compresa tra Perú, Brasile, Ecuador, Bolivia, Colombia, Venezuela, Guayana e Suriname.
Alle 12 prendo il mio zaino dall' hotel, vado un pó in internet, a pranzare, poi vado all' agenzia dal bus ad aspettare di partire. Il caldo e l' umiditá sono insopportabili, l' aria é ferma e pesante, la luce del sole fortissima, dietro un bancone dove c'é una sudata impiegata, un ventilatore butta aria calda come se fosse un asciugacapelli. L' autobus parte puntuale alle 4-30 e per un pó segue la strada percorsa per venire, fino a Lago Acrio, poi scende verso sud e alle 9 arriviamo a Tena, dove rimaniamo nella stazione fino alle 10, aprofittando per andare al bagno e cenare. Dopo un pó la strada rimane senza asfalto, inoltrandosi nella foresta per poi cominciare a salire sulle ande e nella notte inizia a piovere e la strada si riempie di fango e pozzanghere, dove ci impantaniamo due volte, sempre a ridosso di un burrone. La notte é scura e piove, fuori dal finestrino non si vede nulla e quando incrociamo qualche altro sporadico mezzo, si vede che stiamo in mezzo alla foresta ecuatoriale sulle montagne in una strada di fango che costeggia senza la minima protezione profondi strapiombi. A volte mi appisolo, ma praticamente non dormo tutta la notte, a causa delle buche, le curve e gli slittamenti dell' autobus.

lunedì 4 giugno 2007

* El Coca

28 MAGGIO
Dalla stazione degli autobus di "Cumandá", nel centro storico di Quito, a pochi passi dalla plaza de Santo Domingo, alle 8-30 del mattino, parto con un autobus vecchio e sgangherato con destino Puerto Francisco de Orellana, meglio conosciuta come "El Coca", giú dalle ande, a est, nell´amazzonia ecuadoriana, sulle rive del rio Napo, con l'idea di prendere una barca fino a Nueva Roccaforte al confine con il Perú, passare il confine con una barca, una canoa un peque-peque o chissa che mezzo, arrivare all'avamposto peruviano di Cabo Pantoja e lí trovare una barca per continuare a discendere il rio Napo fino a Mazan e poi raggiungere Iquitos con un "deslizador" o magari una diretta per Iquitos.
La strada che da Quito va a El Coca non é delle migliori, e oltre alle curve per scendere dalle montagne, per alcuni lunghi tratti é soltanto uno sterrato con molti piccoli ponti in ferro che permettono di attraversare gli innumerevoli piccoli fiumi che scendono in amazzonia. Nel pomeriggio, prima di uno di questi dobbiamo fermarci, per parecchio tempo, sotto il sole, perché ci sono degli operai che lo stanno aggiustando, con tanto di saldatrice e chiavi a brugola gigantesche, probabilmente le piogge dei giorni scorsi hanno ingrossato il piccolo fiume e lo hanno danneggiato. Davanti a noi c'é solo un camion, dietro e dalla parte opposta del ponte si sono formate code, di automezzi, lunghissime. Quando il ponte, che é a senso unico alternato perché strettissimo, é sistemato, per fortuna fanno passare prima la nostra fila.
L'unica cittadina degna di nota che passiamo é Lago Acrio che non presenta nessuna attrattiva. Per tutto il tragitto, di fianco alla strada, ci accompagnano i grossi tubi di un oleodotto, a volte nascondendosi per brevi tratti sotto terra, a volte volando appesi di fianco ai ponti, dove il loro color ruggine o zincato stona nello scenario di abbondante vegetazione tropicale naturale.
Arrivo a El Coca che é giá buio, all'agenzia dell' autobus chiedo dov'é il molo e per fortuna é solo a 4 "cuadras", mi avvio per chiedere informazioni. Qualcuno c'é, le barche che trasportano passeggeri a Nueva Roccaforte salpano il lunedí e il giovedí mattina, alle sette. Oggi é lunedí, ma é giá notte. Mi dicono che forse qualche lancha privata o che trasporta merci puó portarmi, peró devo chiedere al capitano prima che salpi, magari la mattina presto... peró sono solo forse e puó darsi. Chiedo anche se da Nueva Roccaforte ci sono trasporti per Cabo Pantoja. Mi dicono che é probabile, che qualcosa posso trovare ma che son cari e non regolari, in piú non só quando ci son barche tra Cabo Pantoja e Iquitos. Tutto questo mi deprime, sono arrivato fin qui ma stó pensando di prendere un autobus per Guayaquil e tornare in Perú via terra e poi raggiungere Iquitos con una barca da Yurimaguas.
Mi sistemo in un hotel vicino al molo, che poi é vicinissimo al malecon e a poche "cuadras" dalle agenzie degli autobus e a una dalla via principale. Telefono a Gianina e anche lei pensa che é meglio se rientro in Perú via terra, tra l'altro tra pochi giorni iniziano sli scioperi generali e rischio di rimanere bloccato chissá dove. Cosí, rammaricato, vado a chiedere informazioni per l' autobus per Guayaquil, che parte il giorno dopo alle 4-30 del pomeriggio.
Il mio stomaco stá ancora male ma decido ugualmente di mettere qualcosa sotto i denti e poi passo in farmacia a comprare delle pastiglie.
Tornato in hotel, mentre guardo la televisione ma non la vedo, decido che é meglio prendere l' autobus per Guayaquil e magari navigare sul Rio Napo in un altra occasione, risalendolo da Iquitos con piú sicurezza e certezze. Con piú tempo, con piú soldi e piú spirito d' avventura. In realtá non mi manca niente di questo, solo che ho voglia di tornare il prima possibile da Gianina, tra due mesi e mezzo torno in Italia a lavorare, e staró tantisimo tempo senza vederla. Penso che é meglio stare insieme il piú possibile adesso che si puó.


martedì 29 maggio 2007

*Quito

E anche da PuertoLopez me ne vado dopo 2 notti, con un autobus che parte alle 8,30, attraversando cittadine e facendo varie fermate, salendo le ande quasi come se le stesse scalando, tanto è vecchio e malconcio, per arrivare a 2850 metri s.l.m., alle 8 di sera, al terminal "el cumandà" di Quito, la capitale dell' Ecuador. Il bello di viaggiare di giorno in autobus è che si possono ammirare i paesaggi, anche se può essere una perdita di tempo e di soldi, potendo viaggiare la notte e risparmiando i soldi di un hotel e il tempo per visitare qualcosa.
Dichiarata "Patrimonio dell'Umanità" dall'Unesco, Quito è considerata, per le splendide testimonianze del suo passato coloniale, una delle più belle e suggestive città del Sud America. Il centro antico è pieno di case intonacate di bianco, di tetti in tegole rosse e di chiese coloniali, però io vado a stare in un hotel nella zona nuova, in avenida amazonas, che mi consiglia la ragazza delle informazioni turistiche, perchè, dice, è più sicuro e il centro storico è pericoloso, pieno di tragattini, prostitute, ladroni e ubriachi. In genere non mi preoccupo tanto di queste cose, son stato parecchie volte in posti cosi, e raccontano storie e avventure più affascinanti e meno noiose, però, visto che ha insistito tanto... gli do retta. La zona settentrionale della città è la parte nuova, dove si trovano gli uffici moderni, le ambasciate, i centri commerciali e gli uffici delle linee aeree.
Passata la notte mi sveglio con un pò d'influenza e mal di stomaco, però non ho voglia di stare a riposo e con il "metrobus", (che è un autobus che segue una rotta particolare su una strada (quasi) esclusiva), fino al capolinea poi cambiando autobus vado a visitare "la mitad del mundo", a una ventina di chilometri da quito, una cittadina stile "vero ecuador", con musei, casette, spettacoli nella piccola piazza centrale e un monumento innalzato esattamente sulla linea equatoriale, alla latitudine zero. Qui, tra il 1736 e il 1744, Charles de la Contamine e un gruppo di suoi colleghi francesi misurarono la curvatura terrestre per conto della Reale Accademia di Francia e accertarono che la linea immaginaria che divide in due la terra passa qui.
Anche il giorno dopo non mi sento molto bene... e vado a visitare il centro storico, salendo a piedi, con non so quanti gradini... ma tanti, fino a "el panecillo" una collina con una vista favolosa sulla città vecchia, e anche la nuova, trovandosi praticamente al centro della città, e con una gigantesca Statua della Vergine di Quito
. bhe, per scendere però aspetto un autobus, e nel fratempo faccio autostop e mi carica un signore fino a sotto la collina, da dove poi mi ridirigo verso il vicino centro storico a visitare altre chiese e strade acciotolate. il terzo giorno a quito lo passo riposandomi un pò, e vado a vedere solo un parco che c'è vicino al mio hotel dove c'è un mercatino di artigiani.

domenica 27 maggio 2007

*Puerto Lopèz-Isla Salango

Da Salinas vado a Libertad, dove prendo l' ennesimo bus, questa volta per raggiungere Puerto Lopez, un piccolo villaggio di pescatori sempre sull' oceano pacifico, da qui si può andare a vedere le balene che si fermano qui davanti, vicino alla isola della plata tra giugno e settembre. Mi sistemo in un bel hostal, a pochi passi dalla spiaggia. Il giorno dopo faccio un escursione:
alle dieci sono davanti all' agenzia,
da li, con i miei compagni di viaggio (una ragazza inglese che non capisce un tubo di spagnolo, una famiglia con papà, mamma, figlioletto piccolissimo e nonna), la guida, un aiutante e il capitano, andiamo alla spiaggia dove ci imbarchiamo in un motoscafo che ci porterà sull' isola di Salango. Prima però passiamo davanti a dalle rocce a strapiombo dove ci sono vari uccelli, i più interessanti sono piqueros patas azules, fragatas e pellicani. da lì ci fermiamo a metà strada, nel mezzo del mare per pescare "a polso" come quando ero bambino, con la lenza arrotolata ad un pezzo di sughero, che qui è di legno. peschiamo qualche pesce, io solo uno e anche brutto, ma dopo mezzoretta comincia a venirmi il mal di mare, così, seguendo il consiglio del capitano, mi butto in acqua... che goduria, la temperatura è perfetta. poco dopo mi seguono anche il papà e la ragazza inglese. Vedendo che la pesca non è delle migliori, poco dopo risaliamo in barca e andiamo verso l' isola. In una zona rocciosa ci buttiamo in mare con pinne, maschera e boccaglio per fare snorkeling. È veramente un buon punto, molto bello e soddisfacente, ci sono un sacco di pesci differenti di vari colori e misure, stelle marine, conchiglie, un polpo, meduse e murene....etc. quando poi non ne possiamo più di stare in acqua, ci trasbordano su una spiaggia, che però io raggiungo a nuoto perchè non ero ancora risalito in barca, poco lontano ci sono delle colonie di uccelli e io faccio una camminata per poterli fotografare da vicino. La guida, l'aiutante e il capitano vanno verso una barca di pescatori a elemosinare qualche pesce in più per poi prepararci un buonissimo "cevice", accompagnato da chifles (banaba fritta in fette sottilissime) seguito da frutta fresca (anguria, melone,banane),che ci viene servito in barca mentre facciamo ritorno. Sbarchiamo verso le 3-30. Tutto 20 $(cambio attuale 15 euro)... mi sembra buono!

*Salinas

A poche ore da Guayaquil, sull' oceano pacifico nella penisola di Santa Elena, percorrendo una strada in buono stato, c'è la cittadina-balneario più importante dell' Ecuador: Salinas, con le sue belle spiagge di sabbia, acque cristalline e calme, hotel gratacieli che danno alla spiaggia, club, bar, discoteche, ristoranti e chi più ne ha più ne metta. Il nome, come si può intuire deriva dal fatto che in passato dalle sue spiagge si estraeva il sale. Dal caotico terminal di Guayaquil, con un autobus abbastanza vecchiotto e maltenuto, ma non abbastanza per renderlo antico o stravavagante, arrivo a salinas verso mezzogiorno.
Gli hotel moderni in edifici giganteschi che danno sulla spiaggia di sicuro non me li posso permettere, cosi mi trovo una pensioncina un pò più all' interno, a due "cuadras" e mezzo dalla spiaggia, per 10 dollari, con bagno privato e televisione.
Pranzo con un menù fisso, 1,5 $, che comprende una zuppa, un succo di frutta, un pesce fritto con riso e un pochetto d'insalata. tutto il pomeriggio lo passo in spiaggia, e ne aprofitto per prendere un pò di sole e farmi una nuotatina. La sera ceno con un bel piatto di gamberi impannati e fritti, faccio una passeggiata lungo il malecon, ma siamo in bassa stagione e non c'è un gran chè di gente.

venerdì 25 maggio 2007

* Guayaquil

Dal terminal prendo un autobus per andare a Guayaquil, la seconda città, primo porto e primo polo industriale dell' Ecuador, per un pò la strada è la stessa che porta a Ingapirca, poi taglia le ande e scende fino alla pianura costiera, non c'è che dire, il paesaggio cambia notevolmente e anche le cittadine che si incontrano con i loro abitanti, sono differenti, e la temperatura sale. L'arrivo, dopo 5 ore, è traumatico, stanno lavorando al terminal, perciò mi lasciano praticamente in mezzo alla strada. Cammino per circa un chilometro per arrivare al terminal, zaino in spalla e attraversando un mercato, tra il traffico insensato e una marea di gente. Al terminal chiedo informazioni, ma anche queste sono piuttosto confuse... Con un taxi raggiungo il centro, mi faccio lasciare in un hotel economico che conosce il taxista, propio in un angolo del parco del centenario, e l' hotel si chiama centenario, dal parco parte l' avenida 9 de octubre che porta dritta al malecon 2000, sulla riva del rio Guayas, moderno, ben curato, pieno di gente e locali commerciali. La città è moderna, con grandi e moderni gratacieli e centri commerciali ma non mancano i monumenti e gli edifici storici. Rimango a Guayaquil 2 notti, e nei due giorni visito, oltre il malecon 2000, il parco del centenario e avenida 9 de octubre, il centro coloniale, alla fine del malecon, su una collina, il serro santa Ana, con i suoi più che 500 gradini, raggiungendo la cima dove c'è la chiesa più vecchia della città, il faro, e un museo con qualche rovina e qualche cannone, visito anche il bel museo archeologico che c'è nel malecon e che la domenica (giorno che l' ho visitato) è gratis. Faccio anche un giro dall' altra parte del parco e l' a. 9 de octubre arriva ad un altro malecon (salado) sulla riva di un altro fiume. Nel centro c'è anche un parco con tantissime iguane, alcune grandissime.
Il 22 luglio 1822 si riunirono a Guayaquil i "liberatori" Simon Bolivar e Jose De San Martìn. La riunione aveva come meta il definire il futuro geopolitico della regione liberata e della città.Simòn Bolìvar scendeva dalla Colombia, José de San Martìn saliva dal Perù, insieme avevano "liberato" la maggior parte del continente sud americano. Si incontrarono a Guayaquil, Equador, nel luglio 1822 per discutere il futuro degli stati neo-indipendenti. Ma il loro incontro sfocio in disaccordo, avviando una tendenza alla disunione politica dell' america latina indipendente, ed entrambi restarono delusi dai paesi che avevano creato.
L' indipendenza fece poca differenza, perchè non cambiò la struttura di base della società coloniale. Non fu una vera rivoluzione. Tutto quello che successe fu che l' élite latina cessò di pagare tributi alla Spagna.
Spagna che ormai non era niente più che un intermediario nel trasferimento delle ricchezze dalle miniere e dalle encomiendas dell' america latina ai banchieri del nord europa. Con la Spagna fuori gioco, l' Inghilterra dominò il commercio con l' america latina del XIX secolo, propio come oggi dominano gli Stati Uniti.
Ma per gli indios, ancora costretti ai lavori forzati nelle miniere e alla schiavitù nei campi, non vi fu alcun cambiamento.

mercoledì 23 maggio 2007

*Ingapirca


A due ore di autobus da Cuenca, salendo a 3200 metri s.l.m. si trova il sito archeologico incaico di Ingapirca, che non è certo paragonabile a Machu Picchu, però è il sito più importante e interessante dell' Ecuador.L'origine degli Incas è avvolta nella leggenda e si fa risalire al 1100, quando dalle acque del Lago Titicaca uscirono i figli del dio Sole, Manco Capac e sua moglie Mama Oclo, che civilizzarono il mondo.Da questo personaggio realmente esistito nacque una dinastia di lingua quechua che regnò per tre secoli nell'area di influenza di Cusco. Ma è al 1438 che si fa iniziare il vero e proprio impero inca, con lo scontro di due popoli, i cuzqueños e i chankas, e la vittoria dei primi, aggressivi guerrieri. Seguì una fulminante ascesa militare, con la conseguente espansione del territorio, l'impero peruviano divenne noto con il nome di Tahuantinsuyo, la terra dei quattro angoli, e si estese fino all'Ecuador, alla Colombia meridionale e al centro del Cile, comprendendo anche la Bolivia andina e l'Argentina del nord. Il 17 raggiungo il terminal con un taxi e alle 9 parte l' autobus diretto per Ingapirca, passando per varie cittadine e qualche villaggio, fermandosi mille volte per far salire o scendere la gente. La parte più interessante del sito è una costruzione che sembra una fortezza, chiamata "el castillo".Come tutte le costruzioni degli inca si possono vedere i classici vani delle porte e le nicchie a forma di trapezio. passeggio per tutto il sito, faccio foto alle rovine e ai lama che pascolano tranquilli tra i pochi turisti e le mura centenarie, poi visito il piccolo museo. L'autobus è fermo nella piazzola davanti al sito, e parte all' una, sembra quasi che mi stesse aspettando. Arrivo a Cuenca poco più tardi delle tre, vado in centro a scattare qualche foto e a pranzare, poi visito un museo di arti popolari, torno in hotel, mi riposo un oretta poi vado a passeggiare per le vie tranquille e coloniali e le poche rovine archeologiche che ancora si possono vedere della città.

venerdì 18 maggio 2007

*Da Tarapoto a Cuenca (Ecuador)

Alle 5-30 (del 14 maggio), dopo aver fatto un giro per Tarapoto, ricordando i vari posti che ho conosciuto la volta scorsa e visitando il museo regionale, che non sapevo esistesse e che sembra piú un magazzino di fossili, foto, animali imbalsamati, pezzi di artigianato e qualche ossa, parte l' autobus per Ciclayo. Il giorno seguente, dopo una notte disastrosa per via della strada, delle curve, e delle varie fermate per far salire la gente, alle sei del mattino arrivo a Chiclayo, cambio terminal, a pochi passi, e alle 8 sono di nuovo in un autobus per arrivare a Piura, tre ore piú tardi. Cambio nuovamente terminal, stavolta con un taxi, e vado a chiedere informazioni per attraversare il confine e arrivare a Loja, in Ecuador. L'autobus parte alle 9-30 della notte, faccio il biglietto e poi vado a fare un giro per visitare la cittá, che non conosco. Un giro per la plaza de armas, la cattedrale, le vie limitrofe, il mercato.... Piura non ha nulla di interessante e per andare al mare, che dista un ora di autobus, c'é una coda di varie ore, cosí che lascio perdere e vado in un centro commerciale dove c'é un moderno cinema e ne aprofitto per guardarmi apocalypto. La notte si parte, e verso l'una, mentre dormivo, arriviamo alla frontiera, sbigo tutte le formalitá completamente intontito dal sonno, tanto che il giorno dopo mi sembrava un sogno, e poco prima delle 6 arrivo a Loja, dove prendo l'autobus che parte alle sei per Cuenca. Appena arrivo, 4 ore dopo, mi abborda un tipo e mi consiglia il suo hotel, in centro, a 6 dollari che con un taxi da 2 dollari raggiungo in pochi minuti. Il pomeriggio, dopo una doccia e "el almuerzo" vado a fare un giro per il centro storico e chiedere info all' ufficio del turismo, che mi riempie di volantini e mappe della cittá. Cuenca é stata fondata dagli spagnoli nel 1557, ed è la terza città dell'Ecuador e una delle più graziose. Il centro antico è ricco di chiese e case del XVI e XVII secolo che fiancheggiano le strade rivestite di un acciottolato da slogature. Cuenca sembra un posto ideale per trascorrere qualche giorno di relax in un'atmosfera coloniale.

lunedì 14 maggio 2007

*Aereo a Tarapoto

Alle 5 del mattino sono davanti all' agenzia della NAFPS, North American Float Plane Service, che ogni lunedì effetua un volo a Yurimagua, Tarapoto e Contamana. Gli orari son variabili e imprecisi, però alla 5 in punto arriva il personale e aprono l'ufficio, ci sono altri 6 passeggeri, ci danno i biglietti e con un vecchio furgone volkswagen ci accompagnano all' aeroporto, aspettiamo altri 2 passeggeri e pagate le tasse aeroportuali (12soles) e passati i controlli, piuttosto sommari, ho il tempo di telefonare a Gianina, che rimane a casa perchè deve andare all'università e non può assentarsi tanto tempo, poi finalmente ci fanno salire sull' aereo, un Cesna Caravan 14 posti, 12 passeggeri, pilota e copilota. La prima mezz'ora la passiamo avvolti da un bianco candore, intorno a noi ci sono solo nuvole, però, per fortuna, il cielo si schiarisce e il paesaggio è superbo, fiumi di diverso colore che si uniscono, il verde della foresta, lagune che sembrano buchi nel mare di alberi, e dopo un ora di volo atterriamo a Yurimagua, l' aeroporto è piccolissimo e di una semplicità disarmante. Quasi tutti i passeggeri sbarcano qui, io scendo 10 minuti a sgranchirmi le gambe e poi si riparte. La foresta inizia a diradarsi e lasciare spazio a pascoli e allevamenti, fino a incontrare una bassa catena di monti coperti di verdissima vegetazione e altissimi alberi, subito dopo cominciamo la discesa e dopo venti minuti di volo atterriamo a Tarapoto. Dall'aeroporto vado al terminal dei bus e compro un biglietto per Ciclayo, però sono le 9 del mattino e il pulman parte alle 5 del pomeriggio, lascio lo zaino in custodia e vado in centro. Mi viene da sorridere vedendo la plaza de armas e ricordando che nel 2005, qui a Tarapoto ho conosciuto Gianina.

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