Il primo marzo l’esercito colombiano bombarda un accampamento delle FARC (forze armate rivoluzionarie colombiane), un gruppo guerrigliero di sinistra ritenuto terrorista, dove muore “Raul Reyes” il numero due di questo esercito rivoluzionario. Il campo bombardato si trova dall’altra parte del confine colombiano, in Ecuador, e l’azione militare
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giovedì 6 marzo 2008
*Una nuova guerra?
Diciotto
ore dopo esser salito sull’autobus per Santa Marta finalmente arrivo, un bel sole e il caldo secco mi rincuorano. Con un taxi giallo raggiungo il mio solito Hotel Miramar. Le giornate passano tranquille, tra la spiaggia e tante immersioni, mangiando pesce e gamberoni quasi tutti i giorni e bevendo succhi di frutta fresca,
birre e pepsi.
Il primo marzo l’esercito colombiano bombarda un accampamento delle FARC (forze armate rivoluzionarie colombiane), un gruppo guerrigliero di sinistra ritenuto terrorista, dove muore “Raul Reyes” il numero due di questo esercito rivoluzionario. Il campo bombardato si trova dall’altra parte del confine colombiano, in Ecuador, e l’azione militare
è effettuata senza il permesso di questo stato. Il presidente Rafael Correa s’indigna e chiude i contatti diplomatici con la Colombia, supportato dal Venezuela e dal Nicaragua, il presidente del Venezuela, Chavez, invia 10 battaglioni dell’esercito lungo la frontiera, a mio avviso come provocazione, e si parla di chiudere le frontiere con Ecuador e Venezuela, già chiuse ai trasporti commerciali. Un po’ mi preoccupa perché devo
tornare in Perù per prendere l’aereo per rientrare a casa, e per arrivare in Perù senza spendere tanti soldi devo attraversare l’Ecuador. In televisione e per la strada già parlano di guerra, ma ci credo poco, penso che in pochi giorni tutto si sistemerà diplomaticamente.
Il primo marzo l’esercito colombiano bombarda un accampamento delle FARC (forze armate rivoluzionarie colombiane), un gruppo guerrigliero di sinistra ritenuto terrorista, dove muore “Raul Reyes” il numero due di questo esercito rivoluzionario. Il campo bombardato si trova dall’altra parte del confine colombiano, in Ecuador, e l’azione militare
martedì 4 marzo 2008
*Leticia
La zona dove si trova Leticia era peruviana ed è stata fondata come porto fluviale nel 1827 dal governatore della regione Loreto (Perù, dove si trova Iquitos che è il capoluogo) con il nome di San Antonio. Alla fine dello stesso anno la ribattezzano Leticia in onore ad una certa Leticia Smith, residente ad Iquitos ma che ignoro chi fosse. All’inizio del ventesimo secolo comincia ad acquisire importanza come porto e si realizza la dogana, parallela al porto brasiliano di Tabatinga. Nel 1922 un trattato quasi segreto cede un pezzo di territorio peruviano alla Colombia con la città di Leticia inclusa. Nonostante i suoi abitanti erano coloni peruviani, cambiarono forzatamente nazionalità. Il trattato rimase segreto fino alla caduta del dittatore peruviano Leguia, nel 1930.
Nel 1932 la Colombia non rispettò il trattato ostacolando la navigazione ed il commercio nei fiumi putumayo e amazonas (rio delle amazzoni) al Perù e occupando territori peruviani. Un commando di 48 uomini, quasi tutti civili di Iquitos, assaltò Leticia e la occupò, catturando le autorità e la guarnigione colombiana che contava con quasi 200 uomini. Le truppe colombiane furono disarmate e insieme alle autorità espulse e mandate in Brasile.
Il commando insorse spontaneamente e quando il presidente del Perù lo viene a sapere invia le truppe della fanteria di Iquitos a Leticia per supportare il commando. Nella regione c’è petrolio e quindi il governo colombiano invia una divisione di tremila uomini per riprendere Letizia. Inizia una guerra per fiumi, terra e aria, sconfitte e vittorie per entrambi i fronti. La Colombia aveva aerei più moderni, pilotati da mercenari tedeschi reduci della prima guerra mondiale, che disertarono quando fu abbattuto il primo di loro, oltre all’ospitalità del Brasile che permetteva alle barche da guerra di navigare sul suo territorio. L’ esercito colombiano non arrivò mai a Leticia, la vittoria militare sembra sia stata peruviana, ma alla firma della pace, nel maggio ’34 Leticia e tutto il territorio ceduto alla Colombia con il trattato del 22 ritorna ad essere colombiana.Com’è d’obbligo l’aereo per Bogotà parte in ritardo, due ore di volo e dall’aeroporto, con un taxi, raggiungo la stazione degli autobus. Mezz’ora dopo, alle 19, salgo sul bus per Santa Marta e il mar dei carabi. Ennesima notte passata in Autobus.
lunedì 3 marzo 2008
*Santa Rosa
venerdì 22 febbraio 2008
*Verso la triplice frontiera
Oggi la barca non è più piena come ieri, molte persone sono scese in mattinata a Pevas, uno dei villaggi più antichi che si incontrano sul Rio delle Amazzoni.
La barca fa tante fermate, per far scendere alcune persone o scaricare merce. Soprattutto si ferma in piccoli villaggi ma a volte anche in zone dove c’è solo una casa. Ho anche visto i delfini, dove un fiume di colore scuro sboccava sul Rio, poco lontano da una segheria dove hanno scaricato merce.
Poco dopo ci fermiamo in un villaggio che ha un cartello col simbolo del Frepap. Tante donne e bambine indossano il tipico copricapo del Frepap. In Perù è frequente vedere donne con questo copricapo, che è solo un velo di color blu, quasi viola. Da quello che ho capito il
Oggi sono più tranquillo di ieri, ho fatto qualche chiacchiera con dei vicini di amaca e con dei bambini, mi sento bene e con lo spirito d’affrontare nuove avventure.
giovedì 21 febbraio 2008
*Continuo il Viaggio
Eccomi qui, sulla mia nuova amaca, il caldo e le zanzare m’irritano.
La barca è relativamente piccola, più piccola di quelle che ho preso in passato. Da Iquitos mi porterà a Santa Rosa, un piccolo villaggio su un’isoletta del Perù sul rio delle Amazzoni davanti a Leticia (Colombia) e Tabatinga (Brasile). Con questo tratto di fiume, due notti e un giorno, completo la navigazione del grande fiume. Nel 2005 ero arrivato a Leticia in aereo da Bogotà, avevo preso una barca fino a Manaus (tre giorni e tre notti), dopo qualche settimana, da Manaus un'altra barca mi aveva portato a Belem (quattro notti e tre giorni) quasi alla foce del fiume. 
Diversi mesi più tardi in Perù, da Yurimaguas mi ero imbarcato alla volta d’Iquitos. Navigando prima sul fiume Huallaga, poi sul Marañon e quindi, circa all’altezza di Nauta, dove il Marañon si unisce con l’Ucayali, sul Rio delle Amazzoni. L’anno scorso ho rifatto il tragitto da Yurimaguas ad Iquitos e anche risalendo i fiumi, da Iquitos a Yurimaguas.
Sono passate tre ore, sono le otto e non siamo ancora salpati. Sono irritato, scocciato, incazzato col mondo. Tutto mi dà fastidio. Odio tutti.
Sono l’unico straniero nella barca, sto al secondo piano adibito al trasporto persone, i bagni sono al piano di sotto, la barca è piena di gente e i venditori ambulanti continuano a salire e scendere urlando ciò che vendono.
Nei viaggi passati trovarmi in queste situazioni, in posti così autentici e pieni di gente reale, mi ha sempre entusiasmato e incuriosito. Oggi provo fastidio. Forse la loro serenità, tutti sembrano felici, i bambini giocano, gli anziani sorridono. Io mi sento solo e deluso per la fine della mia relazione con Gianina.
Diversi mesi più tardi in Perù, da Yurimaguas mi ero imbarcato alla volta d’Iquitos. Navigando prima sul fiume Huallaga, poi sul Marañon e quindi, circa all’altezza di Nauta, dove il Marañon si unisce con l’Ucayali, sul Rio delle Amazzoni. L’anno scorso ho rifatto il tragitto da Yurimaguas ad Iquitos e anche risalendo i fiumi, da Iquitos a Yurimaguas.
Sono passate tre ore, sono le otto e non siamo ancora salpati. Sono irritato, scocciato, incazzato col mondo. Tutto mi dà fastidio. Odio tutti.
Sono l’unico straniero nella barca, sto al secondo piano adibito al trasporto persone, i bagni sono al piano di sotto, la barca è piena di gente e i venditori ambulanti continuano a salire e scendere urlando ciò che vendono.
Nei viaggi passati trovarmi in queste situazioni, in posti così autentici e pieni di gente reale, mi ha sempre entusiasmato e incuriosito. Oggi provo fastidio. Forse la loro serenità, tutti sembrano felici, i bambini giocano, gli anziani sorridono. Io mi sento solo e deluso per la fine della mia relazione con Gianina.
*Adios Amor
Poco dopo le 4 lascio le chiavi dentro la stanza, con lo zaino sulle spalle chiudo la porta, metto il lucchetto e lo chiudo. Gianina è a scuola.
È un addio a tutto quello che ho comprato con e per lei, è un addio ad Iquitos, forse un addio al Perù, soprattutto è un addio a Gianina.
È un addio a tutto quello che ho comprato con e per lei, è un addio ad Iquitos, forse un addio al Perù, soprattutto è un addio a Gianina.
Ci siamo promessi di rimanere amici e continuare a sentirci via internet, ma so che col tempo ci perderemo.
Sono deluso.
domenica 17 febbraio 2008
*Arrivo in Perù... ma...
Arrivo ad Arica la mattina presto del 10, trovo subito un taxi collettivo che mi porta a Tacna,
le formalità alla frontiera sono rapide. Arica è la città più a nord del Cile, Tacna è la città più a sud del Perù. L’ autobus per Lima parte alle 2 del pomeriggio, il Perù, in questo periodo dell’anno, è due ore indietro rispetto al Cile. Ho tutto il tempo di andare a visitare il centro, la piazza de armas e fare colazione-pranzo.
Arrivo a Lima alle 10 del mattino del giorno seguente, dopo tre notti che dormo in autobus, mi sistemo al Hotel Rodas 2, il mio solito Rodas 1 è pieno. Passo due giorni a Lima, compro il biglietto per Iquitos, vado a trovare i genitori di Gianina e faccio alcune compere. L’ aereo per Iquitos parte in ritardo, arrivo che è buio e piove, Gianina non è venuta in aeroporto, con un mototaxi vado in centro, nella casa dove lei ha una stanza ed è lì che mi aspetta, assonnata ma con un bel sorriso in faccia. Sto a Iquitos vari giorni, le cose con Gianina non vanno molto bene, lei è sempre impegnata, o con lo studio o con l’agenzia viaggi dove ha iniziato a lavorare. Ci vediamo pochissimo e questo mi da fastidio perché son venuto fin qui per lei.
sabato 9 febbraio 2008
*Seconda fermata... Antofagasta
La mattina molto presto mi sveglio ad Antofagasta, è ancora buio, ma per fortuna la biglietteria di una compagnia d’autobus è aperta e posso comprare il biglietto per Arica.
La ragazza dietro lo sportello mi dice che non ci sono posti per oggi, poi però quando controlla trova un unico posto libero per le sei di sera. Il terminal degli autobus è a solo due isolati dalla piazza, una bella piazza alberata con un orologio in mezzo regalato dagli inglesi per qualche anniversario. Lascio lo zaino grande in custodia e vado a sdraiarmi su una panchina, mi addormento con lo zainetto come
cuscino fino a che il sole non mi sbatte in faccia. Mi riprendo un attimo poi vado alla ricerca di un posto per far colazione. Vado a fare un giro al mercato, nella piazza di fronte c’è un monumento dedicato ai 200 anni d’indipendenza del Cile … niente di strano se non che il Cile non ha ancora compiuto 200
anni d’indipendenza, che dovrebbero scoccare nel 2010 (anche se l’indipendenza vera e propria arriva nel 1818).
Con un pulmino vado a visitare la “portada” sedici chilometri a nord del centro passando per quartieri periferici, trasandati e decadenti che potrebbero essere il suburbio di qualsiasi città del sud america. La portada è un arco naturale creato dall’erosione marina, alto 43 metri. Le spiagge di fronte sono chiuse per lavori di “miglioramento”, così mi accontento di ammirarlo dall’alto,
perché le spiagge sono sotto, giù dagli strapiombi.
Tornato in centro passo un po’ di tempo in internet e telefono a Gianina, poi vado al terminal ad aspettare l’autobus che arriva un’ora dopo… seconda notte di fila che dormo in autobus. Il Perù si avvicina.
Con un pulmino vado a visitare la “portada” sedici chilometri a nord del centro passando per quartieri periferici, trasandati e decadenti che potrebbero essere il suburbio di qualsiasi città del sud america. La portada è un arco naturale creato dall’erosione marina, alto 43 metri. Le spiagge di fronte sono chiuse per lavori di “miglioramento”, così mi accontento di ammirarlo dall’alto,
Tornato in centro passo un po’ di tempo in internet e telefono a Gianina, poi vado al terminal ad aspettare l’autobus che arriva un’ora dopo… seconda notte di fila che dormo in autobus. Il Perù si avvicina.
venerdì 8 febbraio 2008
*Verso il Perù... prima fermata, LaSerena
giovedì 7 febbraio 2008
*Viña del Mar
martedì 5 febbraio 2008
*Valparaiso
*Libertad???
Tra le mani mi è capitata una monetina da 10 pesos, è del 1981, in una faccia è raffigurata una donna alata che rompe le catene che ha ai polsi, poi ci sono le parole “Republica de Chile” “Libertad” e una data 11-IX-1973.
Mi chiedo a cosa si riferisca la parola “Libertad”.
Salvador Allende fu il primo presidente socialista a essere eletto in Cile, nel 1970. In un anno più di ottanta importanti compagnie furono nazionalizzate, soprattutto le miniere di rame. Un anno più tardi il sessanta percento delle terre irrigate andarono in mano al governo che le ridistribuì tra la manodopera contadina. Però le spese del governo furono superiori alle entrate, e quando il prezzo del rame sul mercato internazionale crollo, l’ inflazione aumentò e una grossa crisi economica colpì lo stato. Iniziarono prolungate carenze di prodotti alimentari, scioperi e disordini pubblici.
L’ 11 settembre 1973 i carro armati circondarono il palazzo presidenziale, ad Allende fu offerto un passaggio per l’ esilio che non accettò.
Il palazzo de la Moneda fu bombardato dai jet dell' aeronautica militare e tra le rovine fu trovato il presidente Allende morto con un mitragliatore tra le braccia. Il colpo di stato era stato diretto dalla CIA per mano di una giunta di quattro uomini,. Tra questi emerse subito il generale Augusto Pinochet, il capo dell’ esercito. Nei giorni seguenti più di 7000 persone furono trascinate nello stadio, dove molti furono torturati e altri giustiziati. I partiti d’ opposizione e i sindacati furono banditi, il congresso fu sciolto e tantissimi cileni scapparono all’ estero.
Pinochet adottò una radicale economia di mercato libero, che ebbe come risultato un aumento della disoccupazione, un abbassamento dei salari ed un inutile sistema di stato sociale. Però alla fine degli anni ottanta l’ economia si riprese e le politiche liberiste diedero i risultati che si aspettava. Tutto possibile solo perché disponeva di spietati strumenti di repressione come la DINA, la brutale polizia segreta. Nel 1988 uscì sconfitto dal referendum, da lui stesso indetto con l'intento di prolungare la sua presidenza e l’ anno seguente in Cile tornò la democrazia, sebbene molte delle figure di spicco del regime militare continuassero a esercitare la loro influenza. Divenne poi senatore a vita, godendo dell'immunità parlamentare.
Pinochet, arrestato a Londra nel 1998 su richiesta di un giudice spagnolo con l'accusa di crimini contro l'umanità, ha passato 16 mesi agli arresti domiciliari in attesa di una possibile estradizione in Spagna. Nel marzo del 2000 il governo britannico gli ha permesso di tornare in patria, dove una corte d'appello ha stabilito che non poteva affrontare un processo causa infermità mentale.
Tuttavia continuò a viaggiare anche nei luoghi più remoti del paese, protetto dalla scorta, per far propaganda alle forze politiche che continuavano a sostenerlo. Pur essendo finito per ben quattro volte agli arresti domiciliari per le atrocità commesse durante gli anni in cui governò il Paese, Augusto Pinochet è morto senza aver scontato un solo giorno di carcere il 10 dicembre 2006 per scompenso cardiaco presso l'Ospedale Militare di Santiago del Cile.
Mi chiedo a cosa si riferisca la parola “Libertad”.
L’ 11 settembre 1973 i carro armati circondarono il palazzo presidenziale, ad Allende fu offerto un passaggio per l’ esilio che non accettò.
Pinochet, arrestato a Londra nel 1998 su richiesta di un giudice spagnolo con l'accusa di crimini contro l'umanità, ha passato 16 mesi agli arresti domiciliari in attesa di una possibile estradizione in Spagna. Nel marzo del 2000 il governo britannico gli ha permesso di tornare in patria, dove una corte d'appello ha stabilito che non poteva affrontare un processo causa infermità mentale.
lunedì 4 febbraio 2008
*Santiago del Cile
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