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domenica 11 novembre 2007

*El Bogotazo

Mentre mettevo ordine tra documenti, volantini, mappe e cartacce, accumulate anche nell’ultimo viaggio, mi son ritrovato in mano una banconota da mille pesos colombiana. Color arancio marrone non bene definito, ritrae il lider politico Jorge Eliecer Gaitan e contiene due sue frasi storiche: “Yo no soy un hombre, soy un pueblo” (Io non sono un uomo, sono un popolo) e “El pueblo es superior a sus dirigentes” (Il popolo è superiore ai suoi dirigenti). Gaitan è forse il personaggio politico più importante e conosciuto della Colombia. Nel 1924 si laureo come avvocato all’università nazionale di Bogotà con la tesi: Le idee socialiste in Colombia. Due anni dopo andò in Italia dove prese il dottorato in giurisprudenza. Quando ritorna nel suo paese è eletto rappresentante della Camera, da dove denuncia il massacro dei lavoratori delle “bananeras” del Magdalena (fatti poi immortalati in “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez) che gli portò le simpatie dei settori popolari. Nel 1931 divenne presidente della Camera e la sua posizione contro il monopolio delle terre gli diede il completo appoggio dei contadini. Nel ’33 fondò la “Unión Nacional Izquierdista Revolucionaria”. Nel ’36 fu eletto sindaco di Bogotà, nel ’40 fu nominato ministro dell’ educazione. Portò importanti riforme sociali, tra cui un ambiziosa campagna di alfabetizzazione. La sua politica era diretta contro le oligarchie e la restaurazione della morale della Colombia.
Nel 1946 si presentò alle elezioni presidenziali, ma le divisioni all’ interno del partito liberale diedero la vittoria al conservatore Mariano Ospina Pèrez, che inaugurò un periodo di dure rappresaglie contro i contadini e liberali.

Il 9 aprile 1948 nel centro di Bogotà lo assassinarono. La sua morte provocò un enorme reazione popolare che distrusse il centro della capitale. Il presunto assassino fu seguito dalla gente presente in quel momento, lo linciarono e trascinarono fino al palazzo presidenziale, dove lasciarono il corpo distrutto, senza vita e nudo... altre fonti dicono che venne anche crocifisso. Però per la gente il vero colpevole era il presidente. La folla si rigetto sulle strade e quel giorno iniziarono i saccheggi e gli incendi, cominciò una rivolta popolare che voleva le dimissioni (più probabilmente la morte) del presidente conservatore Pèrez. All’inizio la polizia cercava di riprendere il controllo, poi molti poliziotti e militari si unirono alla rivolta, anche distribuendo armi, mentre altri aprirono il fuoco sui manifestanti. I cecchini impedirono l’entrata dei manifestanti al palazzo presidenziale. Cinque carro armati entrarono nella piazza, la folla credeva che appoggiassero la causa, ma una volta arrivati davanti al palazzo presidenziale girarono i cannoni e cominciarono a bombardare sulla moltitudine. La folla si disperse distruggendo tutto ciò che incontrava e che simbolizzava l’assassinio di Gaitan. 103 edifici furono distrutti, tra cui il palazzo di giustizia, il palazzo arcivescovile e il ministero del governo, chiese, scuole, negozi, magazzini e case. Le strade coperte di macerie. I tram (che erano un simbolo di Bogotà) tutti incendiati e dopo sparirono per sempre dal paesaggio urbano. Il 15 aprile, quando le forze governative ripresero il controllo alcuni edifici erano ancora in fiamme.
Il 16 plaza Bolivar evocava immagini da seconda guerra mondiale e i cadaveri nei cimiteri erano accatastati prima di esser sepolti in fosse comuni.


Y la muerte del pueblo fue como siempre ha sido:
como si no muriera nadie, nada,
como si fueran piedras las que caen sobre la tierra,
o agua sobre el agua.
(Pablo Neruda)

lunedì 5 novembre 2007

*Luis Sepùlveda

Un tempo era così facile andare nel paese della felicità.

Non era su nessuna cartina, ma sapevamo tutti come arrivarci. C' erano unicorni e boschi di marijuana. Adesso la frontiera è scomparsa.

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