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domenica 11 novembre 2007

*El Bogotazo

Mentre mettevo ordine tra documenti, volantini, mappe e cartacce, accumulate anche nell’ultimo viaggio, mi son ritrovato in mano una banconota da mille pesos colombiana. Color arancio marrone non bene definito, ritrae il lider politico Jorge Eliecer Gaitan e contiene due sue frasi storiche: “Yo no soy un hombre, soy un pueblo” (Io non sono un uomo, sono un popolo) e “El pueblo es superior a sus dirigentes” (Il popolo è superiore ai suoi dirigenti). Gaitan è forse il personaggio politico più importante e conosciuto della Colombia. Nel 1924 si laureo come avvocato all’università nazionale di Bogotà con la tesi: Le idee socialiste in Colombia. Due anni dopo andò in Italia dove prese il dottorato in giurisprudenza. Quando ritorna nel suo paese è eletto rappresentante della Camera, da dove denuncia il massacro dei lavoratori delle “bananeras” del Magdalena (fatti poi immortalati in “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez) che gli portò le simpatie dei settori popolari. Nel 1931 divenne presidente della Camera e la sua posizione contro il monopolio delle terre gli diede il completo appoggio dei contadini. Nel ’33 fondò la “Unión Nacional Izquierdista Revolucionaria”. Nel ’36 fu eletto sindaco di Bogotà, nel ’40 fu nominato ministro dell’ educazione. Portò importanti riforme sociali, tra cui un ambiziosa campagna di alfabetizzazione. La sua politica era diretta contro le oligarchie e la restaurazione della morale della Colombia.
Nel 1946 si presentò alle elezioni presidenziali, ma le divisioni all’ interno del partito liberale diedero la vittoria al conservatore Mariano Ospina Pèrez, che inaugurò un periodo di dure rappresaglie contro i contadini e liberali.

Il 9 aprile 1948 nel centro di Bogotà lo assassinarono. La sua morte provocò un enorme reazione popolare che distrusse il centro della capitale. Il presunto assassino fu seguito dalla gente presente in quel momento, lo linciarono e trascinarono fino al palazzo presidenziale, dove lasciarono il corpo distrutto, senza vita e nudo... altre fonti dicono che venne anche crocifisso. Però per la gente il vero colpevole era il presidente. La folla si rigetto sulle strade e quel giorno iniziarono i saccheggi e gli incendi, cominciò una rivolta popolare che voleva le dimissioni (più probabilmente la morte) del presidente conservatore Pèrez. All’inizio la polizia cercava di riprendere il controllo, poi molti poliziotti e militari si unirono alla rivolta, anche distribuendo armi, mentre altri aprirono il fuoco sui manifestanti. I cecchini impedirono l’entrata dei manifestanti al palazzo presidenziale. Cinque carro armati entrarono nella piazza, la folla credeva che appoggiassero la causa, ma una volta arrivati davanti al palazzo presidenziale girarono i cannoni e cominciarono a bombardare sulla moltitudine. La folla si disperse distruggendo tutto ciò che incontrava e che simbolizzava l’assassinio di Gaitan. 103 edifici furono distrutti, tra cui il palazzo di giustizia, il palazzo arcivescovile e il ministero del governo, chiese, scuole, negozi, magazzini e case. Le strade coperte di macerie. I tram (che erano un simbolo di Bogotà) tutti incendiati e dopo sparirono per sempre dal paesaggio urbano. Il 15 aprile, quando le forze governative ripresero il controllo alcuni edifici erano ancora in fiamme.
Il 16 plaza Bolivar evocava immagini da seconda guerra mondiale e i cadaveri nei cimiteri erano accatastati prima di esser sepolti in fosse comuni.


Y la muerte del pueblo fue como siempre ha sido:
como si no muriera nadie, nada,
como si fueran piedras las que caen sobre la tierra,
o agua sobre el agua.
(Pablo Neruda)

lunedì 5 novembre 2007

*Luis Sepùlveda

Un tempo era così facile andare nel paese della felicità.

Non era su nessuna cartina, ma sapevamo tutti come arrivarci. C' erano unicorni e boschi di marijuana. Adesso la frontiera è scomparsa.

domenica 23 settembre 2007

*Qualche notizia in più su Cuba

Su Cuba ho scritto poco, non ho avuto molte occasioni di andare ad usare internet, ero a casa di Alessandro e Ariocha, vedendo al meglio come tirano a campare i cubani, vivendo in casa di una famiglia non legata direttamente al turismo e per il resto girando, con la macchina noleggiata, con gli autobus e con le vecchie automobili americane anni 50, per vedere altre realtà e fare il turista fai da te come è mio solito, anche se ero con amici e non solo come sono abituato a viaggiare.
A “La Habana”, ci son stato per pochi giorni. Appena arrivati abbiamo preso un autobus con destinazione Santiago de Cuba, tutta la notte in strada, e le case della periferia della capitale mi ricordavano le strade di Managua, stesse case basse, fatiscenti, colorate e con pesanti inferriate alle porte e alle finestre. Due giorni invece li ho trascorsi quando dovevo prendere l’aereo per il Venezuela, circa un mese dopo, accompagnato da Alessandro e Georby, il fratello di Ariocha, con una QuQu, piccolissima macchina cinese, a noleggio, ospitati da degli zii.
Il “Granma”, la nave con cui Fidel Castro salpò dal Messico per raggiungere Cuba e lanciare la sua rivoluzione contro Battista nel 1956, ora si trova dentro un’enorme scatola di vetro a temperatura costante nel cortile del museo della Rivoluzione Cubana, circondata da carri armati e aeroplani usati per prendere il potere. Il Granma, i blindati esposti, le fotografie, i documenti, il vecchio palazzo presidenziale che ospita il museo e dove un commando di studenti venne decimato nel tentativo di assassinare Battista, sono simboli che celebrano il duro cammino dell’isola verso la dignità e l’indipendenza dagli Stati Uniti.
Però a cuba “hay que luchar”.
La maggior parte dei cubani esprime il suo dissenso, non sul terreno della politica, ma su quello dell’economia. Il mercato nero è dappertutto, è onnipresente, è uno degli dei di Cuba. I cubani cercano di migliorare la loro situazione prendendo ciò che possono dal posto di lavoro. Quello che non usano lo vendono. Questo “Mercato” straccione, questa "Economia" basata sulla scarsità e la finta cecità da parte dello stato socialista, fanno si che il sistema, un po' zoppicante, si regga in piedi. Tutti ci marciano e tutti sanno che una Cuba capitalista non sarà mai una Germania o una Repubblica Ceca ma piuttosto una Haiti o una Repubblica Dominicana. Quando Fidel se ne andrà, e il sistema attuale cadrà per far posto al vero capitalismo, la fame di oggi si trasformerà in malnutrizione, i piccoli furti in rapine a mano armata, i lavoratori che oggi non fanno niente diventeranno disoccupati di massa, la corruzione di oggi diventerà etica pubblica.
A Cuba tutti vogliono cambiare. E a Cuba tutti hanno paura di cambiare.
Anche con tutti i problemi economici,
Cuba presenta i bambini meglio nutriti, gli scolari meglio assistiti di tutti i paesi dell’America Latina che ho visto. Dicono che la rivoluzione ha tante colpe, chiede troppi sacrifici alla gente, però tutta questa fatica sembra garantire un futuro ai bambini. Ma a dire il vero io non vedo questo futuro, un presente eccellente, non c’è che ammetterlo, però non ho visto futuro nelle ragazzine di quindici o sedici anni che ci proponeva un ragazzo, loro coetaneo, vicino al malecon de L’Avana. Ma mi piace pensare anche che Cuba non è solo L’Avana.

sabato 18 agosto 2007

* Nuovamente a Casa

Il 15, esco dall' hotel di Caracas verso mezzogiorno, poco dopo mi fermano due poliziotti, abbastanza arroganti, mi chiedono i documenti e mi controllano tutto lo zaino piccolo, minuziosamente, le tasche, il portafogli e il biglietto aereo. Per fortuna lo zaino grande me lo fanno solo aprire e dopo mezz' ora mi lasciano andare. Il caldo e il peso degli zaini sono opprimenti. Cammino fino alla metro, pienissima di gente, ma tanto dopo due fermate devo scendere, cammino per 10 minuti e vado alla stazione degli autobus per l' aeroporto. Dopo una ventina di minuti si parte, c'è molto traffico ed arrivo dopo un' oretta all' aeroporto internazionale, telefono a casa e a Gianina, poi aspetto, buttato in un angolo, fino le sei, vado al check-in, poi a pagare le tasse d' uscita, entro nella zona d' imbarco, e poco dopo salgo sull' aereo. Parte verso le 20-45, il volo è tranquillo, atterra alle 11-15 del 16 a Madrid, dopo 8 ore e mezzo. Alle 2-20 parto alla volta di Milano, dove arrivo alle 4 e qualcosa, aspetto i bagagli poi esco dall' aeroporto e con l' autobus arrivo in poco più di un ora alla stazione centrale e alle 6-20 parte il treno per Reggio Emilia, arrivo alle 8 e viene a prendermi mio cugino Omar. Andiamo a comprare la pizza e la mangiamo a casa sua, dopo varie telefonate ai parenti, mi accompagna a casa. Sono contento e triste allo stesso tempo, non mi sembra esser stato via sette mesi, è come se fossi stato via qualche settimana e mi rendo conto, quando sono solo in casa, che Gianina adesso è veramente lontana.

mercoledì 15 agosto 2007

* Penultimo Giorno


Domani si parte, stavolta per ritornare in Italia.
Un po' ho voglia, un po' no!!!
Comunque è finito anche questo viaggio in Sud America.
Il sesto da questa parte del mondo. Iniziato il 12 Gennaio a Cuba.
Quasi interamente passato in Perù dalla mia bella.
Questi ultimi giorni a Caracas non sono stati un granché,anche se la città è situata in una pittoresca vallata vicino alla costa, forse perché sono un po' triste per star lontano da Gianina, forse perché Caracas non mi stimola più di tanto. Ha perduto quasi del tutto le sue radici coloniali per indirizzarsi verso un aspetto "nordamericano", vanta alcuni degli esempi di architettura moderna più arditi dell'intero Sud America. Caracas è però anche caratterizzata dai ranchos, estese bidonville che occupano le colline circostanti.
Sono andato a visitare la casa natale di Simon Bolivar, il centro storico con la piazza Bolivar e la cattedrale, il consejo municipal, il boulevar di Sabana Grande (tra l' altro alloggio vicinissimo), il giardino zoologico, il mercato della hoyada, la zona di bellas artes e il parque central.
Tutto molto insipido.
Ho visitato città moooooolto più interessanti, almeno dal mio punto di vista.
Praticamente questi giorni stavo solo aspettando il giorno della partenza, e passerò sicuramente tutto il pomeriggio in aeroporto, visto che il check-out dell' hotel è alle 12 e l' aereo dovrebbe partire alle 20.

domenica 12 agosto 2007

* Santa Marta-Caracas

La mattina del 10 agosto, il mio trentatreesimo compleanno, telefono al terminal degli autobus di Sant Marta per chiedere se ci sono posti disponibili negli autobus che vanno diretti a Caracas, ma mi dicono che per il giorno e il giorno dopo non ci sono posti. Il padrone del Miramar mi consiglia di prendere un bus fino a Maicao, e da lì un taxi collettivo per Maracaibo che si ferma e mi aspetta alla frontiera per timbrare il passaporto. Gli dò retta, alle 9-30 sono al terminal e alle 10 sono su un bus diretto a Maicao, passando la regione della Guayra, con paesaggi semi deserti, con arbusti e cactus, indigene vestite con lunghe tuniche di un solo colore e carretti trainati da asinelli. Arrivo a Maicao 4 ore dopo e trovo subito un taxi che va a Maracaibo, la strada è tranquilla, la musica dell' autoradio a tutto volume. Arriviamo alla frontiera e vado a timbrare il passaporto alla migrazione Colombiana, quando ritorno alla macchina il tipo ha tamponato un altra macchina in coda, niente di serio, però la polizia gli blocca l' auto, mi da indietro i soldi e lo zaino e mi dice che devo trovarmi un altro passaggio. Fa caldissimo, il sole è a picco e le strade sono piene di fango, lo zaino è pesante, il sudore mi brucia gli occhi, intorno ci sono solo militari, cambia soldi e baracche che vendono cibo e bibite. Dopo aver timbrato il passaporto anche al controllo Venezuelano, vado avanti e indietro per cercare un passaggio ma i taxi sono tutti pieni, un vecchietto che era in macchina con me, trova un posto ma non so per dove, io passo ore chiedendo ai tassisti se hanno un posto o come fare per raggiungere Maracaibo. Mi dicono che alle 5 (ora colombiana, 6 ora venezuelana) passa un autobus per Caracas, così mi metto ad aspettare, cambiandomi la maglietta completamente sudata, e alle 6-30 salgo sull' autobus, tranquillizzandomi e addormentandomi poco dopo, ma l' autobus viene fermato varie volte durante la notte dai militari e dalla polizia per controllare i documenti e i bagagli. Alle 10 del mattino seguente arrivo al terminal de La bandera, a Caracas. Con la metropolitana raggiungo la zona di "Sabana Grande", dove di solito mi sistemo, ma l'hostal backpakers è pieno, così passo un' oretta a cercare un altro hotel che poi per fortuna trovo, ma devo aspettare un' altra oretta prima che mi diano la stanza.

* Simon Bolivar

Volere la rivoluzione è come arare il mare
Bolivar nacque a Caracas da una famiglia aristocratica di origini spagnole (basche) nel luglio 1783. In seguito alla morte dei genitori, si trasferì in Spagna per completare gli studi. In Spagna sposò Maria Teresa ma, in occasione di un breve ritorno in Venezuela nel 1803, lei si ammalò di febbre gialla e morì. Così ritorna in Europa, viaggiò in Italia e in Francia e fu colpito dalle riforme politiche francesi napoleoniche e in un viaggio a Roma giura, sul monte sacro di liberare l' America Latina dalla Spagna. Rientrato in Venezuela aderì alla Giunta di Caracas nel 1810 che scatenò l' insurrezione contro la Spagna, ma nel luglio del 1812, il comandante della Giunta, Francisco de Miranda, si arrese e Bolivar dovette fuggire a Cartagena in Colombia. Nel 1813 guidò l'invasione del Venezuela. Entrò a Mérida il 23 maggio e fu proclamato El Libertador, "il liberatore". Caracas fu ripresa e venne proclamata la Seconda Repubblica Venezuelana. Bolivar allora prese il comando della "Armada Nacional de Colombia" e, nel 1814, conquistò Bogotà. Dopo un rovescio militare, nel 1815, scappò in Giamaica dove chiese aiuto ad Haiti. Nel 1816, con l'aiuto di Haiti, Bolivar ritornò a combattere, conquistando Angostura (adesso Ciudad Bolivar). La vittoria di Boyacá nel 1819 liberò la Colombia dal dominio spagnolo e, in dicembre, Bolivar creò la Gran Colombia (Venezuela, Colombia, Panama, ed Ecuador) e se ne proclamò il presidente. Nel 1822 arrivò in Perù, che era stato liberato dalla Spagna dal generale argentino José de San Martin nel 1821. Bolivar, con l'aiuto di Antonio José de Sucre sconfisse definitivamente gli spagnoli nel dicembre del 1824. Nel 1825, la Repubblica di Bolivia fu creata in onore di Bolivar. Ma nel 1827, le divisioni interne provocarono dei conflitti e la coalizione Sud Americana si ruppe. Bolivar si dimise dalla presidenza nel 1828 e morì di tubercolosi il 17 dicembre 1830, con pochi amici intorno a Santa Marta in Colombia, deluso dalle lotte intestine tra i vari aspiranti dittatori, dagli avvenimenti e dal comportamento degli uomini.

venerdì 10 agosto 2007

* Puerto Lopez-Santa Marta

Finito di pranzare torno in camera, mi rilasso un attimo, poi dopo la doccia un ultimo giretto per Puerto Lopez, soddisfatto di aver visto le balene, un buon frullato di melone e ananas, e alle 7 di sera parto con un autobus per Quito, dove arrivo alle 3-30 del mattino, fa freddo e trovo immediatamente un altro autobus che va a Tulcan, vicino alla frontiera con la Colombia, dove arrivo alle 10, dal terminal prendo un autobus urbano che mi lascia in una piazza da dove partono i taxi collettivi per la frontiera, arrivato in frontiera faccio un oretta di coda per timbrare il passaporto, poi passo il ponte e arrivo in Colombia, qui faccio solo 10 minuti di coda, poi con un taxi mi faccio accompagnare al centro di Ipiales dove faccio un prelievo di "pesos colombianos" col bancomat e poi al terminal dove pranzo e alle due parto per Bogotà. Arrivo 22 ore dopo, passando per le Ande e superbi, stupendi paesaggi. Non esco dal terminal, da dove poi prendo un altro autobus per Santa Marta, partendo alle tre del pomeriggio e arrivando il giorno dopo alle 9 del mattino, scendendo dalle montagne con un innumerevole quantità di curve, fino alla città di Honda, dove poi la strada si "addrizza" fino a destinazione. Con un "combi" arrivo alla spiaggia, e da lì al classico hotel miramar. Poco più tardi vado a fare un giro a "el rodadero", una località poco distante con una bella spiaggia bianca, il mare calmo e caldo, grandi e moderni edifici, hotel e mercati artigianali. A Santa Marta, poi, vado a chiedere informazioni per fare immersioni all' "Atlantics Diver", dove ho preso il brevetto "advanced" nel 2005 poi vado in un internet point a chattare con Gianina. Ritornato al miramar incontro un altro italiano, Luca, di Torino ma che gli ultimi anni ha lavorato in Spagna, anche lui viaggia da gennaio. Ci beviamo due birrette al miramar poi andiamo a fare un giro per le strade di Santa Marta a mangiare un Hamburger e bere un altra birra. In Colombia c'è una nuova legge, chiamata "zanaoria" (carota) che obbliga i locali a chiudere a mezzanotte, dopo vari fatti di sangue successi nei mesi scorsi.
La mattina del 9, il giorno dopo, vado alla "tienda de buceo" a confermare che faccio le immersioni, vado a fare colazione poi a preparare l'attrezzatura per il "buceo" e alle 10 saliamo, io e il dive master ( che non ricordo il nome) sulla piccola barchetta guidata dal tipo che c' era anche nel 2005 e che chiamano "mono", scimmia, e la prima immersione, dopo 2 lunghi anni la faccio nella parte esterna al morro, lo scoglio dove c'è il faro, proprio davanti alla spiaggia di Santa Marta. Tutto va benone, la visibilità è buona, e anche se sono un po' arrugginito mi godo a pieno questa avventura. Dopo 35 minuti sott' acqua, ammirando coralli, pesci tropicali, un' aragosta, gamberetti, conchiglie, anemoni etc. etc. risaliamo sulla barca e ci dirigiamo verso il parco Tayrona, il tempo di cambiare bombola e rivestirci, poi di nuovo dentro le calde acque del mar dei Caraibi. Qui la visibilità è ancora meglio e io comincio già a tornare in confidenza con l' attrezzatura e con il mare. All' 1-30 rimettiamo piede sulla spiaggia di Santa Marta, e con un gran sorriso ritorno al miramar, pienamente soddisfatto anche di quest' ultima attività.

martedì 7 agosto 2007

* Le balene ad agosto

Il 3 agosto, dopo una notte insonne perché oggi io e Gianina ci separiamo, alle 6 usciamo di casa per accompagnarla all’ aeroporto militare per cercare di procurargli il volo per Iquitos. Riesce a trovare posto nell aereo della Fuerza Aerea e alle 9 si imbarca, salutandoci con sorrisi che mascherano la tristezza, lasciandoci per chissà quanti mesi. Con la mamma, dopo aver pranzato in un ristorante economico a San Roque, ritorno a casa a prendere il mio zaino e vado a prendere il bus per Tumbes che parte alle 4 del pomeriggio. Arrivo alle 10 del mattino seguente, passo la frontiera ad aguas verdes- huanquillas e a mezzogiorno prendo il bus per Guayaquill, 5 ore, dal Terminal prendo immediatamente un bus per JipiJapa, 3 ore e mezza, e in un incrocio aspetto l’autobus per Puerto Lopez, dove arrivo verso le 10 di notte, faccio un po' fatica a trovare un hotel ma alla fine un motocarrista mi accompagna in uno dove organizzano anche un tour per vedere le balene il giorno dopo. Così domenica 5 alle 10 con un gruppo di turisti ci imbarchiamo in una piccola barca e andiamo al largo per cercare le balene. Ne incontriamo tre a circa 12 miglia dalla costa, sono enormi, bellissime, escono dall' acqua, saltano, giocano tra di loro e spruzzano. Un' altra grande, emozionante, esperienza Sud Americana. Qui le chiamano "ballenas jorobadas", in italiano si chiamano "megattere" e raggiungono i 12-15 metri, la loro caratteristica è che hanno le pinne laterali molto lunghe, a volte anche un terzo della lunghezza del corpo. Da giugno a settembre viaggiano dall' Antartide fino alle coste dell' Ecuador per accoppiarsi e dare alla luce i piccoli.
Dopo ci dirigiamo verso la costa e facciamo un po' di snorkelig, maschera e boccaglio e giù in mare vicino ad uno scoglio che chiamano "horno del pan" e prima di ritornare a Puerto Lopez ci mostrano anche una parete rocciosa dove annidano vari uccelli marini. Arrivati in spiaggia tutti in agenzia a mangiare il cevice.

martedì 24 luglio 2007

+ Islas Palomino el Callao

Una altra bella esperienza si presenta a Callao, città portuale attaccata a Lima ma indipendente, con l' escursione alle isole Palomino.
Partiamo alle 8.30 dal hotel Rodas, dove Gianina si è fermata a dormire, e alle 9 e qualcosa siamo a Callao, che è ed è stato il principale porto marittimo del Perù, di grande importanza storica e commerciale, ricca di immigranti italiani. Poco dopo arrivano i compagni d' avventura e la ragazza che sarà la nostra guida. Saliamo su una barca che in pochi minuti ci porta al "Yate", l' imbarcazione per il tour. La prima cosa che vediamo è la più grande isola del Perù: San Lorenzo, situata proprio di fronte al distretto de "La Punta" (Callao), dove hanno ritrovato resti di cimiteri preispanici delle epoche mochica e chimu', durante l' epoca della colonia era base di pirati e corsari, e anch' essi la utilizaron come cimitero, durante la guerra del Pacifico era base navale dei cileni, che qui interrarono i soldati morti, e' stata utilizzata anche come "lazareto" dove tenevano in quarantena i malati di colera , e poi, di tubercolosi, che alla fine vennero sepolti qui... in poche parole è un isola cimitero con chissà quanti fantasmi. Durante la dittatura di "Leguia" era centro di reclusione di oppositori politici. Attualmente è zona ristretta della marina militare. A sud si trova "el camotal", una parte di Callao sommersa con il terremoto del 1746, ancora più a sud spunta dall' acqua l' isola El Fronton, chiamata anche l' isla del muerto. Nel 1917 fu costruita la prima prigione dove si incarceravano pericolosi criminali e oppositori politici delle varie dittature di turno. È stata il simbolo dei Più' terribili castighi penitenziari, incluso campo di fucilazione di alcuni governi militari. Negli anni ottanta arrivarono i terroristi di "sendero luminoso", che occuparono il famoso padiglione azzurro. Nel giugno 1986 i "senderisti" si ammutinarono e scoppio una rivolta, alle tre del mattino del 19 giugno la marina di guerra inizio a bombardare il carcere, tre ore più tardi le pareti del padiglione azzurro non esistevano più. Morirono almeno 120 reclusi e si registrò un gran numero di "desaparesidos". Secondo testimoni, carcerati e della marina, i reclusi che si arresero furono torturati e fucilati. L' ordine della mattanza arrivò dal presidente della repubblica, Alan Garcia, lo stesso che l' anno scorso ha vinto le elezioni ed è nuovamente presidente del Perù. Questi fatti significarono la fine di una delle più terribili carceri del Perù. Continuiamo a navigare fino all' estremo sud dell' isola di San Lorenzo, per poi dirigerci a ovest ed entrare nella zona ecologica, fino ad arrivare vicino alle isole Cavinzas, isole "guaneras" tipiche, il guano è la cacca degli uccelli, usata come fertilizzante (il Perù' era uno dei maggiori esportatori). Qui vediamo, oltre ai tanti uccelli "guaneros" marini, anche due pinguini. Finalmente si arriva alle isole Palomino, dove vive una gran colonia di otarie (lobos marinos) e qui ci possiamo tuffare per nuotare insieme a questi bei bestioni che ci urlano in faccia nella freddissima acqua del oceano Pacifico. Ehehehe, un' esperienza unica. Nel prezzo del tour (30 dollari a testa) e' incluso, oltre alla muta e al salvavita, anche uno snack e tutto il caffè' americano o te' che uno vuole, bollente, per ritornare a scaldare le ossa. Finito di circumnavigare l' isola di San Lorenzo ritorniamo a "la Punta" del Callao dopo 4 ore in mare. La Punta è il distretto più pittoresco del Callao, ideale per una passeggiata sul suo bel lungomare. Andiamo a visitare la fortezza del real Felipe che fu costruita nel 1747 per difendere la città dalle minacce dei pirati come il caso di Drake, che saccheggiò il porto nel XVI secolo, e svolse un importante ruolo durante l’Indipendenza del Perù e che ora ospita il museo militare. Visitiamo anche il sottomarino ABTAO che ha prestato servizio per 48 anni nella Marina Peruviana e nel 1998 ha smesso di funzionare e si è convertito in un museo.

+ Lima Huacho

Da trujillo partiamo alla volta di Lima, sulla strada incontriamo di nuovo manifestanti che bloccano la panamericana all' altezza di Casma, due ore fermi praticamente in mezzo al deserto costiero. Lasciamo trujillo alle 8 del mattino e arriviamo a Lima alle 9 della notte, andiamo a salutare la famiglia di Gianina e il giorno dopo siamo di nuovo in bus per raggiungere in meno di 4 ore Huacho, per passare due giorni con il fratello di Gianina che compie gl' anni. In hotel ci danno una camera con un lettone rotondo, al 4 piano. Volevamo andar a visitare il sito archeologico di Caral, però arrivarci costava più di quello che avevamo previsto, così ci fermiamo in una spiaggia. Il 15 nuovamente in bus e nuovamente a Lima. Il 17 visitiamo lo zoo di huachipa, il 19 facciamo un tour alle isole Palomino e al Callao, il 21 Barranco, distretto coloniale e pieno di romanticismo, è il punto di ritrovo dei bohemien dalla capitale, e il 22 il sito archeologico di Pachacamac e la piazza di Surco. Si avvicina l' anniversario dell' indipendenza del Perù (28 luglio) e le piazze della città sono addobate a festa con i colori bianco e rosso, fiere gastonomiche, bancarelle, sfilate e preparativi.

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