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giovedì 15 marzo 2007

Il Golpe del 24 marzo

Argentina
Il 24 marzo 1976 una giunta militare composta dal generale Jorge Videla, comandante in capo dell'esercito, dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera, comandante della marina militare, e da Orlando Ramon Agosti, comandante dell'aeronautica, prese il potere, destituendo la "Presidenta" Maria Estela Martinez, vedova di Juan Domingo Peron e meglio conosciuta come Isabelita. La "Presidenta" sali' al potere alla morte del marito (1 luglio 1974) ma a guidarla fu in realta' l'ambiguo Jose' Lopez Rega, artefice dello squadrone della morte denominato "Triple A" (Alleanza Anticomunista Argentina): cominciarono qui i sequestri e le torture. Veniva fatto "sparire" ("desaparecer") non solo chiunque facesse attivita' sovversiva ma anche coloro i quali erano impegnati nel sociale o nell'attivita' sindacale. Il Golpe militare argentino fu subdolo e non ostentato, come fu invece quello di Augusto Pinochet in Cile, tre anni prima. A Buenos Aires tutto, o quasi, sembrava scorrere come prima. La gente continuava a fare la fila per entrare al cinema, ad esempio. A differenza di quanto avvenne a Santiago del Cile, nessuno vide immagini di prigionieri rinchiusi in uno stadio. Ma in Argentina si stava consumando uno sterminio silenzioso e a lungo taciuto: dal 1976 al 1983 circa 30 mila persone sono "desaparecidas" e circa 500 bambini sono stati sottratti alle madri, sequestrate e poi sistematicamente uccise dopo il parto, e affidati alle famiglie dei militari. Spesso questi figli sono cresciuti con gli assassini dei veri genitori, senza saperlo. Da anni in Argentina alcune associazioni hanno contribuito al riconoscimento di molti figli, nipoti e fratelli "rubati". Si tratta, ad esempio, delle "Abuelas de Plaza de Mayo" (le nonne di Plaza de Mayo, il luogo di Buenos Aires - davanti al palazzo presidenziale - dove ogni giovedi' pomeriggio, dal 1977, le Madri sfilano con il fazzoletto bianco in testa e chiedono giustizia) e "Hijos" ("Figli e Figlie per l’Identita’ e la Giustizia contro l’Oblio e il Silenzio"). Ma il processo che porta a sottoporsi, sospettando una storia familiare cosi' tragica, ad un esame del Dna non e' semplice. I rappresentanti di Hijos spiegano infatti che e' quasi sempre necessario il supporto di uno psicologo per accettare l’idea che quelli che si credevano i propri genitori siano in realta’ assassini o che, comunque, i veri genitori siano morti in modo cosi' atroce. In Argentina molti trentenni, sebbene abbiano dubbi sulla propria identita', preferiscono infatti non sapere.

ROMA
La Corte d'Assise di Roma ha condannato all'ergastolo cinque ex ufficiali della Marina argentina accusati di omicidio volontario plurimo premeditato in relazione alla morte di Angela Aieta, Giovanni e Susanna Pegoraro, tre cittadini di origine italiana scomparsi nel Paese sudamericano durante la dittatura (1976-1983). In quegli anni sparirono circa un migliaio di nostri connazionali. I cinque condannati sono Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Hector Antonio Febres e Antonio Vanek. Un fragoroso applauso del pubblico ha accolto il verdetto.
"la condanna anche di Vanek - dimostrato essere il coordinatore dei voli della morte - fa salva la memoria di tutte le vittime e fa salva la sofferenza di tutti i vivi".
( ANSA 14/03/07)

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