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sabato 24 marzo 2007

Moronacocha








A pochi passi dalla casa della nonna di Gianina c'é il lago Moronacocha, uno specchio d' acqua che proviene dal fiume nanay. A prima vista é un bel lago. In passato, quando Iquitos non aveva la popolazione attuale, era rifugio di una grande biodiversitá di uccelli e di pesci e anche i cittadini andavano a bagnarsi. Con l'aumento della popolazione, negli anni settanta, viene costruita la nuova rete fognaria, e un ramo di questa scarica direttamente, senza nessun trattamento depurativo, nel lago.


Come é uso comune da queste parti, i piú poveri, costruiscono le loro baracche sulle rive, scaricando i loro rifiuti nella laguna.
Adesso si possono vedere solo avvoltoi, sporcizia e nella stagione di acqua bassa, l' odore é fetido e nauseabondo.
Passeggiamo tranquillamente, mentre "ammiriamo" il paesaggio e il quartiere sul lago. Ad un certo punto arriviamo a una segheria... tanti tronchi di alberi galleggiano sull' acqua aspettando che una ruspa li porti, uno dopo l' altro, a finire come tavoloni e segatura.
Secondo il rapporto Fao sullo stato delle foreste del mondo, la deforestazione rallenta. Ma c'è un errore: si confondono le foreste con le piantagioni. Cresce, infatti, il numero di alberi piantati in Paesi che hanno, però, già perso le proprie foreste naturali. Intanto le grandi foreste primarie - soprattutto quelle tropicali - continuano a essere rosicchiate dall'industria del legno. Senza tregua.
In America Latina, l'Amazzonia perde 25.276 chilometri quadrati di foresta, un'area grande quanto la Sicilia. Non si tratta solo di proteggere la biodiversità sempre più minacciata. Secondo la Banca Mondiale 1,2 miliardi di persone hanno bisogno delle foreste per sopravvivere. La perdita delle foreste naturali causerà un incremento della povertà, dell'insicurezza sociale e dell'instabilità.

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