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sabato 18 aprile 2009

# Finalmente a Rio de Janeiro

Ed eccomi arrivato a Rio de Janeiro.
15 marzo, San Paolo Rio de Janeiro, 6 ore e mezzo di autobus. Mi sistemo nel quartiere di Botafogo, una zona residenziale della classe media, relativamente sicura ed economica, uno dei quartieri più tradizionali ma non interessante come Ipanema o Copacabana. Dalla strada davanti all’ostello si ammira il Pan di Zucchero, dalla strada dietro si vede il Cristo Redentore.

Il 16 vado a visitare i dintorni e la spiaggia di Botafogo, nel mio girovagare finisco in un centro commerciale che all’ottavo piano ha un balcone da dove si ammira un bel paesaggio con di fronte proprio il Pan di zucchero che fa da sfondo alla spiaggia di Botafogo. Il 17, invece, raggiungo con la metro la stazione Cantagallo, a Copacabana, vado in spiaggia a prendere il sole, poi faccio una passeggiata fino ad Ipanema. Incontro un tipo di New York che ho conosciuto in ostello e con lui percorro le spiagge di Ipanema e Leblon poi torniamo indietro. Io vado a Copacabana, lui rimane a Ipanema. Poco dopo prendo la metro e ritorno a Botafogo.
Stamattina, dopo colazione, vado alla fermata degli autobus poco distante dall’ostello. Aspetto per quasi un ora il 583 per andare a Cosme velho, poi, quando stavo per abbandonare, lo vedo passare all’incrocio, lo fermo al volo e salgo senza chiedere la direzione. Infatti, dopo un po’ scopro che sta andando verso Leblon, scendo e dall’altro lato della strada prendo il 570, indicatomi dal bigliettaio del 583. dopo questo avanti e indietro e sali scendi sali, finalmente raggiungo la stazione del treno a cremagliera per andare sul Corcovado.
C’è tanta gente, troppa, e il primo trenino disponibile è alle 12:20; cazzeggio un po’ per la stazione che ha tante foto e didascalie sulla statua del Cristo e del picco Corcovado, poi mi metto in fila (per la seconda volta, la prima per comprare il biglietto) e salgo in carrozza, che in una ventina di minuti si arrampica fino alla cima, passando tra un groviglio di alberi e vegetazione tropicale. Dalla stazione alla cima ci sono ancora 220 gradini, poi la statua emerge maestosa, sembra quasi che si voglia tuffare nella baia. Il panorama della baia e della città, che sembra non avere un senso logico per quanto è frastagliata ed irregolare, è fantastico. Si vedono le favelas, i grattacieli, le spiagge di ipanema e copacabana, la laguna, le montagne ricoperte di verde, elicotteri che sorvolano la cima del Corcovado, parapendii, deltaplani, in lontananza lo stadio Maracanà, il ponte Niteròi, vari piccoli arcipelaghi, l’oceano.
C’è troppa gente, tantissima, e come sempre questo mi da un po’ fastidio.
Il Corcovado è in pieno territorio cittadino ma fa parte del parque nacional de Tijuca. Il Corcovado è alto 710 metri, la statua sta su un podio alto 8 metri con all’interno una cappella, è alta 30 metri e la lunghezza da mano a mano è di 28 metri. Pesa 1145 tonnellate. La statua del Cristo Redentore è stata inaugurata il 12 ottobre 1931 e nel 2007 è stata eletta una delle nuove sette meraviglie del mondo.

Verso le 2:45 mi metto in fila per prendere il treno per scendere e alle 3.30 raggiungo la stazione di Cosme Velho. Aspetto un po’ sulla strada (rua Cosme Velho) e poi, quando passa, salgo sul 583, questa volta però prima di salire chiedo se passa a Botafogo. Alle 4:30 sono già in ostello.

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