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venerdì 8 giugno 2007
* Rumbo a Tarapoto
Alle sette l'autobus che viene da Lima e va a Tarapoto non arriva, il ceffo che mi ha venduto il biglietto dice che é un pó in ritardo.
Arriva alle otto e per far prima non entra nel terminal, ma devo andare fino alla strada perché si ferma solo un minuto per farmi salire e caricare dei pacchetti che vanno a Tarapoto. In compenso si ferma per mezz ora nella stazione dall' altra parte della cittá, dove salgono una decina di venditori ambulanti che cercano di vendermi degli altri King-Kong.
Il viaggio é lungo e con parecchie fermate, alcune veramente lunghe. La strada é tranquilla, attraversa per un pó il deserto, poi comincia a salire, la vegetazione aumenta, il verde é ovunque, si supera il valico piú basso del Perú, "l'abra de porchula", 2140 metri s.l.m. poi si ridiscende nelle valli per attraversare, vicino alla cittá di Jaen, il Marañon, (che con l' Ucayali forma, poco dopo Nauta, il rio delle Amazzoni). La nebbia, le nuvole basse, i fiumi, piccoli ruscelli da guadare che attraversano la strada,
varie cascate, la vegetazione ecuatoriale, fanno sembrare i dintorni paesaggi di un mondo perduto, come nei film di Jurassik park o il nuovo King Kong, anche se le foto, rubate al volo dall' autobus in corsa, non rendono l'idea.
giovedì 7 giugno 2007
* Continua el regreso
Vado in un agenzia e compro il biglietto per Chiclayo, da dove poi prenderó il bus per Tarapoto. Sono le tre e il bus parte alle otto e mezzo, lascio lo zaino in agenzia e vado a girare per il centro della cittá, la plaza de armas con la sua cattedrale, il boulevar, alcune vie vicine e internet. Pranzo in un chifa, il classico ristorante cinese-peruano, le strade del perú sono piene di chifas. Ceno per strada con un hamburger, per la gioia del mio giá malandato stomaco, accompagnato da una coca cola e due pastiglie contro la diarrea.L' autobus é uno schifo, senza bagno, sporco, e ha molti sedili rotti e sfondati, per di piú é pieno ma per fortuna mi assicuro un posto decente. Neanche questa notte dormo, le fermate sono continue e rumorose. Arrivo a Chiclayo alle quattro del mattino. Compro il biglietto per Tarapoto che parte alle sette; fa freddo. Compro anche due "King-Kong" da un chilo e uno da mezzo; il KingKong é un dolce tipico e rinomato di Chiclayo e Lambayeque, praticamente un mattone di pastasfoglia grossa, manjar blanco e marmellata di ananas, uno ha anche marmellata d' arachidi.
* Empieza el regreso
Alle 12 prendo il mio zaino dall' hotel, vado un pó in internet, a pranzare, poi vado all' agenzia dal bus ad aspettare di partire.
lunedì 4 giugno 2007
* El Coca
28 MAGGIO
Dalla stazione degli autobus di "Cumandá",
nel centro storico di Quito, a pochi passi dalla plaza de Santo Domingo, alle 8-30 del mattino, parto con un autobus vecchio e sgangherato con destino Puerto Francisco de Orellana, meglio conosciuta come "El Coca", giú dalle ande, a est, nell´amazzonia ecuadoriana, sulle rive del rio Napo, con l'idea di prendere una barca fino a Nueva Roccaforte al confine con il Perú, passare il confine con una barca, una canoa un peque-peque o chissa che mezzo, arrivare all'avamposto peruviano di Cabo Pantoja e lí trovare una barca per continuare a discendere il rio Napo fino a Mazan e poi raggiungere Iquitos con un "deslizador" o magari una diretta per Iquitos
.
La strada che da Quito va a El Coca non é delle migliori, e oltre alle curve per
scendere dalle montagne, per alcuni lunghi tratti é soltanto uno sterrato con molti piccoli ponti in ferro che permettono di attraversare gli innumerevoli piccoli fiumi che scendono in amazzonia.
Nel pomeriggio, prima di uno di questi dobbiamo fermarci, per parecchio tempo, sotto il sole, perché ci sono degli operai che lo stanno aggiustando, con tanto di saldatrice e chiavi a brugola gigantesche, probabilmente le piogge dei giorni scorsi hanno ingrossato il piccolo fiume e lo hanno danneggiato. Davanti a noi c'é solo un camion, dietro e dalla parte opposta del ponte si sono formate code, di automezzi, lunghissime. Quando il ponte, che é a senso unico alternato perché strettissimo, é sistemato, per fortuna fanno passare prima la nostra fila.
L'unica cittadina degna di nota che passiamo é Lago Acrio
che non presenta nessuna attrattiva. Per tutto il tragitto, di fianco alla strada, ci accompagnano i grossi tubi di un oleodotto, a volte nascondendosi per brevi tratti sotto terra, a volte volando appesi di fianco ai ponti, dove il loro color ruggine o zincato stona nello scenario di abbondante vegetazione tropicale naturale.
Arrivo a El Coca che é giá buio, all'agenzia dell' autobus chiedo dov'é il molo e per fortuna é solo a 4 "cuadras", mi avvio per chiedere informazioni. Qualcuno c'é, le barche che trasportano passeggeri a Nueva Roccaforte salpano il lunedí e il giovedí mattina, alle sette. Oggi é lunedí, ma é giá notte. Mi dicono che forse qualche lancha privata o che trasporta merci puó portarmi, peró devo chiedere al capitano prima che salpi, magari la mattina presto... peró sono solo forse e puó darsi. Chiedo anche se da Nueva Roccaforte ci sono trasporti per Cabo Pantoja. Mi dicono che é probabile, che qualcosa posso trovare ma che son cari e non regolari, in piú non só quando ci son barche tra Cabo Pantoja e Iquitos. Tutto questo mi deprime, sono arrivato fin qui ma stó pensando di prendere un autobus per Guayaquil e tornare in Perú via terra e poi raggiungere Iquitos con una barca da Yurimaguas.
Mi sistemo in un hotel vicino al molo, che poi é vicinissimo al malecon e a poche "cuadras" dalle agenzie degli autobus e a una dalla via principale. Telefono a Gianina e anche lei pensa che é meglio se rientro in Perú via terra, tra l'altro tra pochi giorni iniziano sli scioperi generali e rischio di rimanere bloccato chissá dove. Cosí, rammaricato, vado a chiedere informazioni per l' autobus per Guayaquil, che parte il giorno dopo alle 4-30 del pomeriggio.
Il mio stomaco stá ancora male ma decido ugualmente di mettere qualcosa sotto i denti e poi passo in farmacia a comprare delle pastiglie.
Tornato in hotel, mentre guardo la televisione ma non la vedo, decido che é meglio prendere l' autobus per Guayaquil e magari navigare sul Rio Napo in un altra occasione, risalendolo da Iquitos con piú sicurezza e certezze. Con piú tempo, con piú soldi e piú spirito d' avventura. In realtá non mi manca niente di questo, solo che ho voglia di tornare il prima possibile da Gianina, tra due mesi e mezzo torno in Italia a lavorare, e staró tantisimo tempo senza vederla. Penso che é meglio stare insieme il piú possibile adesso che si puó.
Dalla stazione degli autobus di "Cumandá",
La strada che da Quito va a El Coca non é delle migliori, e oltre alle curve per
L'unica cittadina degna di nota che passiamo é Lago Acrio
Arrivo a El Coca che é giá buio, all'agenzia dell' autobus chiedo dov'é il molo e per fortuna é solo a 4 "cuadras", mi avvio per chiedere informazioni. Qualcuno c'é, le barche che trasportano passeggeri a Nueva Roccaforte salpano il lunedí e il giovedí mattina, alle sette. Oggi é lunedí, ma é giá notte. Mi dicono che forse qualche lancha privata o che trasporta merci puó portarmi, peró devo chiedere al capitano prima che salpi, magari la mattina presto... peró sono solo forse e puó darsi. Chiedo anche se da Nueva Roccaforte ci sono trasporti per Cabo Pantoja. Mi dicono che é probabile, che qualcosa posso trovare ma che son cari e non regolari, in piú non só quando ci son barche tra Cabo Pantoja e Iquitos. Tutto questo mi deprime, sono arrivato fin qui ma stó pensando di prendere un autobus per Guayaquil e tornare in Perú via terra e poi raggiungere Iquitos con una barca da Yurimaguas.
Mi sistemo in un hotel vicino al molo, che poi é vicinissimo al malecon e a poche "cuadras" dalle agenzie degli autobus e a una dalla via principale. Telefono a Gianina e anche lei pensa che é meglio se rientro in Perú via terra, tra l'altro tra pochi giorni iniziano sli scioperi generali e rischio di rimanere bloccato chissá dove. Cosí, rammaricato, vado a chiedere informazioni per l' autobus per Guayaquil, che parte il giorno dopo alle 4-30 del pomeriggio.
Il mio stomaco stá ancora male ma decido ugualmente di mettere qualcosa sotto i denti e poi passo in farmacia a comprare delle pastiglie.
Tornato in hotel, mentre guardo la televisione ma non la vedo, decido che é meglio prendere l' autobus per Guayaquil e magari navigare sul Rio Napo in un altra occasione, risalendolo da Iquitos con piú sicurezza e certezze. Con piú tempo, con piú soldi e piú spirito d' avventura. In realtá non mi manca niente di questo, solo che ho voglia di tornare il prima possibile da Gianina, tra due mesi e mezzo torno in Italia a lavorare, e staró tantisimo tempo senza vederla. Penso che é meglio stare insieme il piú possibile adesso che si puó.
martedì 29 maggio 2007
*Quito
E anche da PuertoLopez me ne vado dopo 2 notti, con un autobus che parte alle 8,30, attraversando cittadine e facendo varie fermate, salendo le ande quasi come se le stesse scalando, tanto è vecchio e malconcio, per arrivare a 2850 metri s.l.m., alle 8 di sera, al terminal "el cumandà" di Quito, la capitale dell' Ecuador.
Il bello di viaggiare di giorno in autobus è che si possono ammirare i paesaggi, anche se può essere una perdita di tempo e di soldi, potendo viaggiare la notte e risparmiando i soldi di un hotel e il tempo per visitare qualcosa.
Dichiarata "Patrimonio
dell'Umanità" dall'Unesco, Quito è considerata, per le splendide testimonianze del suo passato coloniale, una delle più belle e suggestive città del Sud America. Il centro antico è pieno di case intonacate di bianco, di tetti in tegole rosse e di chiese coloniali, però io vado a stare in un hotel nella zona nuova, in avenida amazonas, che mi consiglia la ragazza delle informazioni turistiche, perchè, dice, è più sicuro e il centro storico è pericoloso, pieno di tragattini, prostitute, ladroni e ubriachi.
In genere non mi preoccupo tanto di queste cose, son stato parecchie volte in posti cosi, e raccontano storie e avventure più affascinanti e meno noiose, però, visto che ha insistito tanto... gli do retta. La zona settentrionale della città è la parte nuova, dove si trovano gli uffici moderni, le ambasciate, i centri commerciali e gli uffici delle linee aeree. 
Passata la notte mi sveglio con un pò d'influenza e mal di stomaco, però non ho voglia di stare a riposo e con il "metrobus", (che è un autobus che segue una rotta particolare su una strada (quasi) esclusiva), fino al capolinea poi cambiando autobus vado a visitare
"la mitad del mundo", a una ventina di chilometri da quito, una cittadina stile "vero ecuador", con musei, casette, spettacoli nella piccola piazza centrale e un monumento innalzato esattamente sulla linea equatoriale, alla latitudine zero.
Qui, tra il 1736 e il 1744, Charles de la Contamine e un gruppo di suoi colleghi francesi misurarono la curvatura terrestre per conto della Reale Accademia di Francia e accertarono che la linea immaginaria che divide in due la terra passa qui.
Anche il giorno dopo non mi sento molto bene... e vado a visitare il centro storico, salendo a piedi, con non so quanti gradini... ma tanti, fino a "el panecillo" una collina con una vista favolosa sulla città vecchia, e anche la nuova, trovandosi praticamente al centro della città, e con una gigantesca Statua della Vergine di Quito
. bhe, per scendere però
aspetto un autobus, e nel fratempo faccio autostop e mi carica un signore fino a sotto la collina, da dove poi mi ridirigo verso il vicino centro storico a visitare altre chiese e strade acciotolate.
il terzo giorno a quito lo passo riposandomi un pò, e vado a vedere solo un parco che c'è vicino al mio hotel dove c'è un mercatino di artigiani.
Dichiarata "Patrimonio
Passata la notte mi sveglio con un pò d'influenza e mal di stomaco, però non ho voglia di stare a riposo e con il "metrobus", (che è un autobus che segue una rotta particolare su una strada (quasi) esclusiva), fino al capolinea poi cambiando autobus vado a visitare
Anche il giorno dopo non mi sento molto bene... e vado a visitare il centro storico, salendo a piedi, con non so quanti gradini... ma tanti, fino a "el panecillo" una collina con una vista favolosa sulla città vecchia, e anche la nuova, trovandosi praticamente al centro della città, e con una gigantesca Statua della Vergine di Quito
domenica 27 maggio 2007
*Puerto Lopèz-Isla Salango
alle dieci sono davanti all' agenzia,
*Salinas
A poche ore da Guayaquil, sull' oceano pacifico nella penisola di Santa Elena,
percorrendo una strada in buono stato, c'è la cittadina-balneario più importante dell' Ecuador: Salinas, con le sue belle spiagge di sabbia, acque cristalline e calme, hotel gratacieli che danno alla spiaggia, club, bar, discoteche, ristoranti e chi più ne ha più ne metta. Il nome, come si può intuire deriva dal fatto che in passato dalle sue spiagge si estraeva il sale. Dal caotico terminal di Guayaquil, con un autobus abbastanza vecchiotto e maltenuto, ma non abbastanza per renderlo antico o stravavagante, arrivo a salinas verso mezzogiorno.
Gli hotel moderni in edifici giganteschi che danno sulla spiaggia di sicuro non me li posso permettere, cosi mi trovo una pensioncina un pò più all' interno, a due "cuadras" e mezzo dalla spiaggia, per 10 dollari, con bagno privato e televisione.
Pranzo con un menù fisso, 1,5 $, che comprende una zuppa, un succo di frutta, un pesce fritto con riso e un pochetto d'insalata. tutto il pomeriggio lo passo in spiaggia, e ne aprofitto per prendere un pò di sole e farmi una nuotatina. La sera ceno con un bel piatto di gamberi impannati e fritti, faccio una passeggiata lungo il malecon, ma siamo in bassa stagione e non c'è un gran chè di gente.
Gli hotel moderni in edifici giganteschi che danno sulla spiaggia di sicuro non me li posso permettere, cosi mi trovo una pensioncina un pò più all' interno, a due "cuadras" e mezzo dalla spiaggia, per 10 dollari, con bagno privato e televisione.
venerdì 25 maggio 2007
* Guayaquil
Il 22 luglio 1822 si riunirono a Guayaquil i "liberatori" Simon Bolivar e Jose De San Martìn. La riunione aveva come meta il definire il futuro geopolitico della regione liberata e della città.Simòn Bolìvar scendeva dalla Colombia, José de San Martìn saliva dal Perù, insieme avevano "liberato" la maggior parte del continente sud americano. Si incontrarono a Guayaquil, Equador, nel luglio 1822 per discutere il futuro degli stati neo-indipendenti. Ma il loro incontro sfocio in disaccordo, avviando una tendenza alla disunione politica dell' america latina indipendente, ed entrambi restarono delusi dai paesi che avevano creato.
L' indipendenza fece poca differenza, perchè non cambiò la struttura di base della società coloniale. Non fu una vera rivoluzione.
Spagna che ormai non era niente più che un intermediario nel trasferimento delle ricchezze dalle miniere e dalle encomiendas dell' america latina ai banchieri del nord europa. Con la Spagna fuori gioco, l' Inghilterra dominò il commercio con l' america latina del XIX secolo, propio come oggi dominano gli Stati Uniti.
Ma per gli indios, ancora costretti ai lavori forzati nelle miniere e alla schiavitù nei campi, non vi fu alcun cambiamento.
mercoledì 23 maggio 2007
*Ingapirca
venerdì 18 maggio 2007
*Da Tarapoto a Cuenca (Ecuador)
Alle 5-30 (del 14 maggio), dopo aver fatto un giro per Tarapoto
, ricordando i vari posti che ho conosciuto la volta scorsa e visitando il museo regionale, che non sapevo esistesse e che sembra piú un magazzino di fossili, foto, animali imbalsamati, pezzi di artigianato e qualche ossa, parte l' autobus per Ciclayo. Il giorno seguente, dopo una notte disastrosa per via della strada, delle curve, e delle varie fermate per far salire la gente, alle sei del mattino arrivo a Chiclayo, cambio terminal, a pochi passi, e alle 8 sono di nuovo in un autobus per arrivare a Piura, tre ore piú tardi. Cambio nuovamente terminal, stavolta con un taxi, e vado a chiedere informazioni per attraversare il confine e arrivare a Loja, in Ecuador. L'autobus parte alle 9-30 della notte, faccio il biglietto e poi vado a fare un giro per visitare la cittá, che non conosco. Un giro per la plaza de armas, la cattedrale, le vie limitrofe, il mercato.... Piura non ha nulla di interessante e per andare al mare, che dista un ora di autobus, c'é una coda di varie ore, cosí che lascio perdere e vado in un centro commerciale dove c'é un moderno cinema e ne aprofitto per guardarmi apocalypto. La notte si parte, e verso l'una, mentre dormivo, arriviamo alla frontiera, sbigo tutte le formalitá completamente intontito dal sonno, tanto che il giorno dopo mi sembrava un sogno, e poco prima delle 6 arrivo a Loja, dove prendo l'autobus che parte alle sei per Cuenca.
Appena arrivo, 4 ore dopo, mi abborda un tipo e mi consiglia il suo hotel, in centro, a 6 dollari che con un taxi da 2 dollari raggiungo in pochi minuti. Il pomeriggio, dopo una doccia e "el almuerzo" vado a fare un giro per il centro storico e chiedere info all' ufficio del turismo, che mi riempie di volantini e mappe della cittá.
Cuenca é stata fondata dagli spagnoli nel 1557, ed è la terza città dell'Ecuador e una delle più graziose. Il centro antico è ricco di chiese e case del XVI e XVII secolo che fiancheggiano le strade rivestite di un acciottolato da slogature. Cuenca sembra un posto ideale per trascorrere qualche giorno di relax in un'atmosfera coloniale.
lunedì 14 maggio 2007
*Aereo a Tarapoto
Alle 5 del mattino
sono davanti all' agenzia della NAFPS, North American Float Plane Service, che ogni lunedì effetua un volo a Yurimagua, Tarapoto e Contamana. Gli orari son variabili e imprecisi, però alla 5 in punto arriva il personale e aprono l'ufficio, ci sono altri 6 passeggeri, ci danno i biglietti e con un vecchio furgone volkswagen
ci accompagnano all' aeroporto, aspettiamo altri 2 passeggeri e pagate le tasse aeroportuali (12soles) e passati i controlli, piuttosto sommari, ho il tempo di telefonare a Gianina, che rimane a casa perchè deve andare all'università e non può assentarsi tanto tempo, poi finalmente ci fanno salire sull' aereo, un Cesna Caravan 14 posti, 12 passeggeri, pilota e copilota. La prima mezz'ora la passiamo avvolti da un bianco candore,
intorno a noi ci sono solo nuvole, però, per fortuna, il cielo si schiarisce e il paesaggio è superbo, fiumi di diverso colore che si uniscono, il verde della foresta, lagune che sembrano
buchi nel mare di alberi, e dopo un ora di volo atterriamo a Yurimagua,
l' aeroporto è piccolissimo e di una semplicità disarmante. Quasi tutti i passeggeri sbarcano qui, io scendo 10 minuti a sgranchirmi le gambe e poi si riparte. La foresta inizia a diradarsi e lasciare spazio a pascoli e allevamenti, fino a incontrare una bassa catena di monti
coperti di verdissima vegetazione e altissimi alberi, subito dopo cominciamo la discesa e dopo venti minuti di volo atterriamo a Tarapoto. Dall'aeroporto vado al terminal dei bus e compro un biglietto per Ciclayo, però sono le 9 del mattino e il pulman parte alle 5 del pomeriggio, lascio lo zaino in custodia e vado in centro. Mi viene da sorridere vedendo la plaza de armas e ricordando che nel 2005, qui a Tarapoto ho conosciuto Gianina.
sabato 12 maggio 2007
*Foto Iquitos
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